KETAMINA – L'OMS: "SE MESSA AL BANDO, CATASTROFE SANITARIA PER I PAESI POVERI"

data di pubblicazione:

11 Aprile 2015

KETAMINALargamente conosciuta come stupefacente, la Ketamina è l’unico anestetico disponibile nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo. In queste ore, la Commissione stupefacenti dell’Onu decide se limitarne l’uso. Ma l’Oms avverte: “Sarà un disastro umanitario”.
In Italia e in gran parte dei paesi sviluppati è conosciuta soprattutto come sostanza d’abuso, consumata tra rave parties e happening psichedelici in virtù dei suoi effetti allucinogeni. Ma nei teatri di guerra e nelle zone a basso reddito, la ketamina rappresenta ancora una preziosa risorsa sanitaria: è il caso, ad esempio, dei paesi dell’Africa subsahariana, dove è praticamente l’unico anestetico disponibile in chirurgia. Per questo, fa discutere la proposta che la Commissione Onu sugli stupefacenti, riunita in questi giorni a Vienna, si troverà a esaminare nelle prossime ore; quando la Cina, paese che più di tutti risente del traffico e dell’abuso della sostanza, chiederà formalmente che venga inserita nella prima delle quattro tabelle previste dalla Convenzione Onu sugli stupefacenti, quella che regola molecole come l’Lsd o la mescalina, poste sotto un rigido controllo internazionale in quanto considerate scarsamente rilevanti ai fini medici.

Ma quella che ai dipartimenti antidroga degli stati più ricchi potrà apparire come una buona notizia finirebbe per rivelarsi un disastro per regioni come l’Africa subsahariana: “Un’eventuale messa al bando della ketamina – spiega Marilena Bertini, presidente della Ong “Comitato collaborazione medica” – avrebbe ripercussioni molto gravi su tutti quei paesi che non possono permettersi le attrezzature e i costi di trasporto relativi all’utilizzo di anestetici gassosi. Trattandosi di un farmaco liquido – continua – ad azione dissociativa più che sedativa, la ketamina può essere facilmente trasportata, permettendo inoltre di operare un paziente da sveglio; e questo la rende indispensabile anche in zone di conflitto. Di fatto, la decisione dell’Onu potrebbe costare la vita a migliaia di pazienti”.

A tal proposito, l’Organizzazione mondiale della sanità parla apertamente di “catastrofe sanitaria”, qualora il farmaco dovesse rientrare nel regime restrittivo previsto dalla tabella I. Per ben quattro volte negli ultimi dieci anni l’Oms ha espresso parere negativo rispetto a una simile ipotesi, ribadendo che i benefici dell’anestetico superano di gran lunga i danni conseguenti all’abuso, e inserendolo nell’elenco dei farmaci essenziali, “in grado di soddisfare le necessità di cura della maggioranza della popolazione”. Ed è la stessa Convenzione Onu sugli stupefacenti a stabilire che l’Oms debba fornire un parere vincolante prima dell’inclusione di qualsiasi sostanza in prima tabella, oltre a lasciarle potere di veto qualora l’Ufficio per il controllo dei narcotici volesse procedere in tal senso. Eppure – nonostante il parere contrario emesso nel giugno scorso, proprio in risposta a una prima richiesta della Cina – tra qualche ora la Commissione si riunirà per decidere sul futuro della Ketamina.

Nelle scorse settimane, peraltro, proprio l’Italia sarebbe stata, assieme all’Ungheria, l’unico paese Ue a istruire i suoi delegati perché si allineassero alle richieste cinesi: a denunciarlo è l’associazione radicale Luca Coscioni, che ai primi del mese è stata tra i promotori dell’interrogazione parlamentare che la capogruppo in commissione Sanità, Nerina Dirindin, ha indirizzato ai ministri italiani degli Esteri, della Cooperazione internazionale e della Salute. Una mozione che qualche effetto deve averlo sortito, dal momento che lunedì, all’apertura dei lavori a Vienna, l’Italia non figurava tra quei pochi paesi che si sono schierati a sostegno della proposta cinese. “Paradossalmente – spiega l’ex senatore radicale Marco Perduca, a Vienna come rappresentante Onu del Partito radicale transnazionale – tra i sostenitori della Cina c’erano proprio i delegati della Regione africana. Ma questo deve stupire fino a un certo punto: in primo luogo, la Cina ha da tempo un forte ascendente sull’Africa, per una serie di contingenze economiche e diplomatiche; ma soprattutto bisogna considerare che gran parte dei rappresentanti che siedono in Commissione arriva da ambienti giuridici o polizieschi”.

La controparte sanitaria, per l’appunto, dovrebbe essere costituita dall’Oms; il cui parere, comunque, non sembra caduto nel vuoto, dal momento che lunedì gran parte dei 53 stati membri ha chiesto ai delegati cinesi di rivedere la loro proposta. “Con la Cina – continua Perduca – oltre al gruppo regionale africano, ci sono i paesi del cosiddetto g77, che comprende stati come la Turchia, l’Egitto e l’Iran. Ma è comunque significativo che la stessa Nigeria, il paese più ricco e influente del gruppo africano, si sia sottratta alle pressioni dei delegati cinesi, convincendoli in questo modo a considerare la presentazione di una nuova proposta”. Secondo Perduca, stando a quanto emerso dalle consultazioni informali con gli altri stati membri, i delegati cinesi potrebbero ora convincersi a chiedere l’inserimento della Ketamina in seconda o in terza tabella, e dunque in un regime meno restrittivo rispetto alla prima: ma in realtà, per i paesi che ancora contano su questo anestetico, la situazione non sarebbe poi molto migliore. “La Ketamina – continua l’ex senatore – oggi è liberamente acquistabile dagli ospedali, senza i vincoli derivanti da una regolamentazione internazionale. La sua introduzione tra le sostanze regolate dall’Onu, oltre a renderla meno reperibile e più cara, costringerebbe gli stati che volessero continuare usarla ad adeguare leggi e sistema sanitario; il che richiede già molto tempo nei paesi sviluppati, ma può diventare un percorso infinitamente più lungo e complesso in quelli più poveri”.

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