NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE FRA REGOLAZIONE E PROIBIZIONE

data di pubblicazione:

9 Gennaio 2015

khatIl dibattito sulle Nsp (nuove sostanze psicoattive) è fra i temi scientifici, afferenti al mondo dei consumi e delle dipendenze, più importanti a livello internazionale. Le Nsp sono sempre più diffuse, in primo luogo per i cambiamenti intervenuti sul lato dell’offerta di sostanze psicoattive, che appare sempre più sommersa e variegata. Negli ultimi anni vi è stata la creazione di nuove nicchie di mercato e di consumatori ad opera della rete e delle tecnologie digitali. In rete è possibile reperire, con relativa facilità, un numero assai elevato -e di difficile monitoraggio- di sostanze tradizionali e nuove. Ma l’emergere delle Nps si lega anche ad altri cambiamenti sociali strutturali, come le migrazioni: è il caso di sostanze, come il khat (che in realtà non sarebbe affatto una Nps, se non per il mondo occidentale), che vengono introdotte in Occidente da comunità migranti dove l’uso è socialmente accettato, diffuso e ritualizzato.

Salvina Rissa, in un’indagine in tre puntate pubblicata recentemente dal quotidiano “Il manifesto”, affronta la questione delle Nsp esaminando la questione degli stimolanti. Rissa, portando ad esempio i casi del khat e dell’efedra, sottolinea i contrasti esistenti fra diverse agenzie nazionali e internazionali che si occupano di regolamentare -e di proibire- l’uso di sostanze psicoattive. Per khat ed efedra è prevalsa, nonostante autorevoli pareri contrari, la linea della proibizione sulla base della loro supposta pericolosità. Eppure, sostiene Rissa, ciò potrebbe condurre a risultati negativi per gli stessi consumatori, in quanto la proibizione delle sostanze è un formidabile impulso alla creazione e all’utilizzo di nuove molecole sintetiche. L’autrice conclude così il suo intervento: “In altre parole, la ritualizzazione della caffeina nell’uso del caffè e del tè è un buon esempio di regolazione sociale. Opposto il caso della coca. Il riduzionismo farmacocentrico ha fatto sì che il nuovo alcaloide passasse in pochi decenni da panacea a flagello, trascinando nel bando anche la foglia di coca: rimasta così confinata (e stigmatizzata) nei paesi d’origine, mentre in occidente si affermavano forme più concentrate e contaminate del principio attivo, come il crack”.

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