CANNABIS E ABUSO: NUOVE IPOTESI A CONFRONTO

data di pubblicazione:

13 Giugno 2014

mddL’articolo affronta in modo esaustivo le principali problematiche poste in rilevo dalla letteratura sul tema della cannabis come sostanza d’abuso. Dopo avere esaminato e commentato i risultati dei recenti studi di EMCDDA (2013) ed ESPAD (2011) sulla prevalenza dell’uso di cannabis nel corso della vita e sulla prevalenza dei soggetti ad alto rischio di abuso e di dipendenza da cannabis, gli autori affrontano la gateway hypothesis, uno dei punti maggiormente dibattuti dalla letteratura. Con il concetto di gateway hypothesis ci si riferisce all’ipotesi che l’uso precoce di cannabis si associ a una maggiore probabilità di fenomeni di abuso e dipendenza non solo per la cannabis, ma anche per altre sostanze psicoattive come cocaina ed eroina. Gli autori, pur riconoscendo problematica la dimostrazione che la relazione fra cannabis e altre sostanze sia di ordine causale, come è sostenuto da alcune ricerche, sembrano accreditare la tesi che l’uso e l’abuso di cannabis in età adolescenziale predispongano all’uso e all’abuso di altre sostanze. Ciò sarebbe dimostrato da alcuni studi, basati sul paradigma dell’autosomministrazione, compiuti su animali e da un nuovo studio italiano, che ha invece utilizzato sui ratti un paradigma definito a rapporto progressivo. “Questi risultati suggeriscono che, analogamente a quanto ipotizzato per gli effetti psicopatologici, la cannabis svolga un’azione di slatentizzazione di un fattore di rischio individuale, probabilmente di natura genetica, che porta ad utilizzare e abusare droghe illecite ad alto potenziale d’abuso.”

Altro importante aspetto analizzato riguarda la concentrazione di THC, il principale composto psicoattivo della cannabis, responsabile fra l’altro anche degli effetti acuti e cronici sul comportamento. Varie ricerche attestano che negli ultimi anni la concentrazione di THC sul mercato nero è aumentata in misura abbastanza considerevole, in primo luogo a causa delle nuove tecniche di coltivazione artificiale. Una questione da sempre controversa in letteratura è relativa all’esistenza o meno della sindrome da astinenza della cannabis, ritornata all’attenzione di recente per il fatto che l’astinenza da cannabis, non inserita nel DSM IV, è stata invece inclusa nella quinta edizione del manuale. Secondo gli autori, tale scelta è determinata dai risultati di nuovi studi clinici, preclinici ed epidemiologici, che appare utile citare: “La sindrome da astinenza si osserva in circa un terzo dei soggetti che consumano regolarmente cannabis e nel 50-95% dei soggetti che hanno consumato cannabis ad alte dosi in un contesto sperimentale (…) L’astinenza da cannabis è caratterizzata craving, irritabilità e aggressività, disforia, umore depresso, anoressia, disturbi del sonno e strani sogni, agitazione motoria. Nell’astinenza da cannabis i sintomi fisici sono meno intensi rispetto a quelli dell’astinenza da alcol e da eroina, ma non il craving, che è altrettanto intenso.” L’articolo si conclude con riflessioni di tipo medico-sanitarie e socio-economiche sull’impatto della legalizzazione della cannabis negli stati americani.

Di Chiara G., De Luca M. A., Cadoni C., 2014, Cannabis come sostanza d’abuso, Medicina delle Dipendenze, IV, n. 13, pp. 15-26

Articolo disponibile c/o CESDA

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