DONNE, STIGMA E DEVIANZA

data di pubblicazione:

21 Febbraio 2014

Molteni nell’articolo affronta alcuni dei temi sviluppati nel libro da lei pubblicato per FrancoAngeli nel 2011, “Eroina al femminile”, che rappresenta una delle rare indagini realizzate in Italia sulla condizione delle donne tossicodipendenti. Unendo una ricca riflessione teorica e metodologica a una ricerca sul campo svolta con 54 utenti del SerD di Trento, l’autrice nel libro mette in luce i principali aspetti sociologici che definiscono e che caratterizzano la dipendenza da sostanze al femminile, intrecciandoli all’analisi dei percorsi biografici delle intervistate.
Nell’articolo qui presentato, Molteni riassume alcune delle questioni che hanno guidato il suo percorso di ricerca, sviluppando in particolare l’intreccio fra genere, rappresentazioni sociali, devianza e dipendenza. In particolare, viene argomentato come la tossicodipendenza, anche a causa dell’egemonia degli approcci medico-psichiatrici, venga perlopiù interpretata come una categoria neutra dal punto di vista del genere, e perciò di fatto schiacciata sulle rappresentazioni e sui vissuti maschili. Ciò accade per numerose ragioni, che hanno a che fare, direttamente o indirettamente, con le rappresentazioni sociali dominanti che regolano, nella nostra società, il femminile e il maschile. Si potrebbe dire che se la persona dipendente è considerata, a prescindere del genere, deviante, la donna dipendente da sostanze è doppiamente deviante, in quanto infrange anche le aspettative legate alla sua identità femminile. Come scrive Molteni: “Le donne che utilizzano sostanze non trasgrediscono solamente la legge e le convenzioni sociali che stabiliscono che il consumo di sostanze è illegale o moralmente sanzionabile, ma violano anche le aspettative sociali dell’essere donna, dunque sono doppiamente devianti. La dipendenza da sostanze negli uomini, al contrario, viene più o meno accettata come un “fatto sociale” in quanto la trasgressione e l’eccesso sono consonanti con il concetto di maschilità socialmente condiviso”.

In altre parole, i processi di stigmatizzazione e i dispositivi di controllo sociale che sanzionano il comportamento della donna dipendente da sostanze sono molto diversi da quelli che regolano l’uomo tossicodipendente. E’ come se la donna tossicodipendente sfidasse, nella propria esperienza di dipendenza, un duplice tabù sociale: la ricerca di un piacere ritenuto inappropriato al genere d’appartenenza, e la rottura dei ruoli e dei modelli socialmente accettati di femminilità, soprattutto –ma non solo- connessi alla maternità, alla cura e alla sessualità. Molteni infatti parla di doppia devianza e di doppia stigmatizzazione come categorie centrali per elaborare e per comprendere concretamente l’esperienza delle donne tossicodipendenti. Dato l’aumento di consumi di sostanze illegali e legali –soprattutto di psicofarmaci- registrati negli ultimi anni dalle donne, i cui modelli di consumo tendono per alcune sostanze ad avvicinarsi a quelli maschili, la riflessione sviluppata da Molteni appare di grande utilità per mettere in discussione una visione dominante che ha colpevolmente trascurato i nessi e le implicazioni esistenti tra genere, rappresentazioni sociali, dipendenze da sostanze e processi di stigmatizzazione.

Molteni Lorella, Donne, stigma e devianza,

qui l’articolo

 

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