DIPENDENZA DA CANNABIS: SCOPERTA DIFESA NATURALE DEL CERVELLO, ALLO STUDIO UN NUOVO TRATTAMENTO

data di pubblicazione:

15 Gennaio 2014

SCIENCEIn Francia, una ricerca condotta da due team INSERM guidati dal Dott. Pier Vincenzo Piazza e il Dott. Giovanni Marsicano e pubblicata sulla rivista Science, ha evidenziato l’importanza del ruolo del pregnenolone nella protezione dei effetti negativi del THC, il principio attivo della cannabis.

Precedentemente a questo studio si riteneva che il pregnenolone fosse unicamente coinvolto nella biosintesi di ormoni quali progesterone, mineralcorticoidi, glucocorticoidi, androgeni ed estrogeni; da questa sperimentazione, invece, viene sottolineato la sua funzione di “freno” nei confronti del THC e della sua influenza sul recettore CB1, che viene iperstimolato: il pregnenolone si attiva con l’assunzione di THC, i suoi livelli salgono oltre il 3000% e riduce effetti quali perdita di memoria, appetito e, in generale, deficenze cognitive. In poche parole, il cervello sfrutta il pregnenolone come sistema di difesa automatico in caso di assunzione di grosse quantità di THC.

Tale funzione, però, può essere scavalcata aumentando la dose di cannabis assunta, ma i ricercatori sono ugualmente entusiasti della scoperta, che potrebbe comportare un enorme passo in avanti nel combattere la dipendenza da marijuana, che coinvolge circa 20 milioni di persone in tutto il mondo.

In laboratorio, gli scienziati hanno misurato i livelli di ormoni del cervello di alcuni topi durante l’assunzione di varie droghe (nicotina, cocaina, morfina, alcol e cannabis, nello specifico); solo così è stato possibile notare come il livello di pregnenolone salga a livelli elevatissimi quando viene evidenziata una forte presenza di THC.

C’è un problema, però: il pregnenolone puro non sarebbe efficace come cura. Il motivo lo ha spiegato direttamente il Dott. Piazza: “Pregnenolone non può essere usato come trattamento poiché viene assorbito male se assunto oralmente e una volta nel flusso sanguigno viene rapidamente trasformato in altri steroidi”. Si può, comunque, aggirare l’ostacolo: “Abbiamo sviluppato derivati del pregnenolone che vengono assorbiti bene e risultano stabili”, ha aggiunto lo stesso Piazza. “Presentano le caratteristiche dei composti che possono essere usati come nuova classe di medicine terapeutiche. Dovremmo riuscire a iniziare presto i primi test clinici e verificare se abbiamo scoperto davvero il primo trattamento farmacologico per la dipendenza da cannabis”.

ABSTRACT ARTICOLO

 

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