SUICIDIO, STOP AI TABU' PER UNA PREVENZIONE EFFICACE

data di pubblicazione:

1 Ottobre 2013

SUICIDE PREVENTION DAYIl suicidio è fra le prime 20 cause di morte nel mondo per tutte le fasce di età: il numero di suicidi sfiora ogni anno il milione, 1 ogni 40 secondi. Un numero molto elevato, che negli ultimi 45 anni è aumentato del 60%. I dati dell’OMS confermano il suicidio come un problema molto serio di salute pubblica nei paesi ad alto reddito, che sta cominciando ad emergere anche nei paesi a basso-medio reddito. I suicidi sono in aumento soprattutto nella popolazione giovane, il gruppo più a rischio in 1 paese su 3 (sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo). I maggiori fattori di rischio includono le malattie mentali (legate soprattutto a depressione e a disordini mentali dovuti all’uso di alcol) ma anche abusi, violenza, gravi perdite, il background sociale e culturale.

Nella maggior parte dei paesi non si fa purtroppo una prevenzione adeguata. I motivi sono molteplici: mancata consapevolezza del suicidio come problema serio ed importante; i tabù e la stigmatizzazione del fenomeno in molte società, anche avanzate, che impediscono una discussione aperta. La prevenzione richiede un approccio multisettoriale, con interventi anche al di fuori del settore sanitario.
Una strategia di prevenzione efficace deve mirare a:
– limitare l’accesso della popolazione a strumenti come armi da fuoco e sostanze tossiche
– identificare e trattare adeguatamente le persone che soffrono di disordini mentali e legati all’uso di sostanze
– migliorare/implementare l’accesso ai servizi sociali e sanitari
esigere dai mezzi di informazione un atteggiamento responsabile nel documentare i casi di suicidio

La giornata mondiale: aumentare la consapevolezza, migliorare la prevenzione
Per aumentare la consapevolezza in tutto il mondo che il suicidio può essere prevenuto, l’International Association for Suicide Prevention (IASP) e l’Organizzazione mondiale di sanità hanno celebrato il 10 settembre la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio (World Suicide Prevention Day – WSPD).
Il tema di quest’anno pone l’accento proprio sulla stigmatizzazione delle malattie mentali come dei suicidi e tentati suicidi, purtroppo profondamente radicata in molte società: “Stigma: A Major Barrier for Suicide Prevention”.

Secondo la IASP, i programmi di prevenzione del suicidio, attivati a livello locale o nazionale nei vari paesi del mondo, non potranno mai funzionare bene se prima di tutto non si affrontano in modo efficace questi atteggiamenti mentali e culturali negativi: la Giornata mondiale è stato individuata come momento ideale per provare a trovare metodi nuovi, creativi per combatterli.

Crisi economica e suicidio in Toscana
Nell’ultimo anno, il tema del suicidio è stato oggetto di crescente interesse da parte dell’opinione pubblica ed è stato posto in relazione all’attuale crisi economica internazionale. L’ARS Toscana ha valutato l’andamento della mortalità per suicidio in Toscana e le possibili associazioni con la crisi economica. L’analisi è stata svolta utilizzando il Registro di mortalità regionale (RMR) e l’indagine ISTAT “Forza lavoro” (anni 1993-2011) riferita alla regione Toscana ed elaborata dal’Istituto regionale programmazione economica della Toscana (IRPET).

Rispetto all’andamento generale, nel 2010 in Toscana la mortalità per suicidio risulta in linea con il valore nazionale, con un tasso di 6,9 decessi su 100mila abitanti. Dagli anni ’90 ad oggi il trend si è fortemente ridotto, con un lieve incremento osservato nel 2009 ma che tende a ridimensionarsi nel 2010. Confrontando l’andamento negli anni del tasso di disoccupazione (che nella nostra regione nel 2010 era del 6,2%) con il fenomeno suicidario, assistiamo nel 2010 ad un incremento della morte per suicidio nella fascia di età 15-64 anni, che è passata da un tasso grezzo di 5,0 su 100mila residenti al 6,6 su 100mila. Al contrario, assistiamo ad una riduzione della mortalità per suicidio nella popolazione anziana, che passa dal valore di 16,8 su 100mila abitanti a 12,5 su 100mila abitanti. L’incremento osservato nella popolazione produttiva (15-64anni) sembra rispondere all’aumento della disoccupazione osservata, anche sul nostro territorio, a partire dall’anno 2010.

Trattandosi di un argomento che può incorrere in facili strumentalizzazioni, è opportuno considerare questi risultati come elementi preliminari oggetto di futuri approfondimenti.

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