DIAGNOSI TARDIVE NEI SIEROPOSITIVI

data di pubblicazione:

5 Giugno 2013

VIRUS HIE’ uscito da poco sulla rivista BMC Public Health l’articolo Late presenters among persons with a new HIV diagnosis in Italy, 2010-2011 del gruppo di lavoro costituito dal Centro Operativo AIDS (COA) e dai delegati regionali del sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezioni da HIV, di cui l’Agenzia regionale di sanità è il rappresentante per la Toscana. I late presenter (LP) sono quei pazienti che al momento della prima diagnosi di sieropositività hanno un numero di linfociti CD4 minore di 350 cell/µL o hanno una patologia indicativa di AIDS indipendentemente dal numero di CD4.
Vengono definiti invece come presenter with advanced HIV disease (AHD) i pazienti che al momento della prima diagnosi di sieropositività hanno un numero di linfociti CD4 minore di 200 cell/µL o hanno una patologia indicativa di AIDS.

Secondo i dati del sistema di sorveglianza nazionale, su 7300 nuove diagnosi di HIV nel 2010-2011, il 55,2% sono LP e il 37,8% sono AHD. Il rischio di essere un late presenter cresce all’aumentare dell’età ed è più elevato per gli stranieri rispetto agli italiani e per i pazienti diagnosticati nel Centro e Sud Italia rispetto ai pazienti del Nord Italia. Inoltre il rischio è più elevato per coloro che si infettano attraverso l’uso iniettivo di droghe e tra gli eterosessuali rispetto ai MSM (Maschi che fanno Sesso con Maschi).

In Toscana i dati sono in linea con quelli nazionali: sono late presenter il 57,4 % delle nuove diagnosi (i presenter with advanced HIV disease sono il 42,6%) e sono concentrati in proporzioni più alte negli etereosessuali a conferma del fatto che gli MSM hanno una maggior percezione del rischio che comporta un minor ritardo alla diagnosi.

Interventi mirati alle fasce più a rischio e un maggior accesso al test sono necessari per ottimizzare l’accesso precoce alle cure e al trattamento.

Late presenters among persons with a new HIV diagnosis in Italy, 2010–2011
Laura Camoni, Mariangela Raimondo, Vincenza Regine, Maria Cristina Salfa, Barbara Suligoi and the regional representatives of the HIV Surveillance System

 

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