NEL MONDO SI VIVE PIÙ A LUNGO. ORA L’OBIETTIVO È INVECCHIARE MEGLIO

data di pubblicazione:

5 Febbraio 2013

Uno studio disegna la mappa della situazione sanitaria della popolazione del Pianeta: guadagnati 10 anni dal 1970.
Cinque anni di lavoro, quasi 500 ricercatori coinvolti, 187 Paesi analizzati e 291 condizioni considerate: malattie, violenze, incidenti e disturbi grandi e piccoli che minacciano il corpo e la mente. Sono le cifre del più grande studio sulla salute del mondo mai condotto e che ha occupato un numero intero della rivista inglese The Lancet.

Obiettivo: capire come sono cambiate le malattie negli ultimi decenni, individuare quelle che uccidono di più, o che compromettono maggiormente il nostro benessere, e fornire dati a chi dovrà programmare le politiche sanitarie del futuro. Tirando le somme il bilancio è positivo: si vive di più (dal 1970 al 2010 si sono guadagnati oltre 10 anni di vita media) e flagelli come fame e malattie legate alla miseria colpiscono oggi meno di un tempo.

CATTIVA ALIMENTAZIONE – Il rovescio della medaglia è che condizioni come obesità e ipertensione sono diffuse ormai anche nei Paesi in via di sviluppo e, nel bilancio globale della salute le malattie legate alla cattiva alimentazione e alla sedentarietà hanno superato per la prima volta quelle dovute alla malnutrizione. «Il mutamento è frutto dell’aumentato benessere socioeconomico» riflette Giuseppe Remuzzi, ricercatore dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, che ha collaborato alla ricerca. «Una dieta povera di frutta e verdura è ormai un fattore di rischio importante anche nelle economie emergenti perché, anche nei Paesi che escono dalla povertà, il cibo “spazzatura” è il meno caro. E non ci sono né i mezzi né la cultura per contrastarne la diffusione». Peraltro, la cattiva alimentazione è comune anche in Occidente e, se a ciò si aggiunge la diffusione globale del fumo, la conseguenza è che, nella classifica delle malattie che più compromettono la salute dell’umanità, al primo posto c’è l’infarto, che era 4° nel 1990, mentre l’ictus guadagna 2 gradini ed è al 3° posto, avendo sorpassato la diarrea. Il diabete balza in avanti di 7 posti e, oggi 14°, è ormai a un passo dalla tubercolosi.

LOMBALGIA E DEPRESSIONE – Ma nella top ten entrano anche altri mali che fino a poco tempo fa erano tipici dello stile di vita occidentale, come la lombalgia, che supera la malaria, e gli incidenti stradali, mentre la depressione sale in 11° posizione, guadagnandone 4. Non solo:1 adulto su 6 è ucciso dal cancro (a mietere più vittime è quello delle vie respiratorie) e, nelle fasce più anziane, il morbo di Alzheimer ha triplicato la mortalità e quello di Parkinson l’ha raddoppiata. «Dobbiamo fissare un nuovo obiettivo» dice Remuzzi. «L’importante non è arrivare a 120 anni, ma invecchiare con un livello di benessere accettabile». Per contro, con l’eccezione dell’Aids, le malattie infettive sono in netto calo: la diarrea, che nel 1990 uccideva 2,5 milioni di persone – soprattutto bambini – ha dimezzato la sua letalità. Le campagne di vaccinazione hanno ridotto da 630mila a 130mila il numero di morti per morbillo, e anche il tetano va scomparendo. «Restano pesanti malaria e tubercolosi» sottolinea Remuzzi. «Per la prima, è urgente un vaccino efficace; per la seconda preoccupa la comparsa di forme che non rispondono più agli antibiotici».

TENDENZE LOCALI – Ma la ricerca fotografa anche tendenze specifiche di alcune regioni del mondo. La situazione più drammatica è quella dell’Africa a sud del Sahara, dove l’Aids e la malaria colpiscono più che altrove, e i decessi dovuti a complicazioni della gravidanza e del parto, o a infezioni nei primi anni di vita, sono ancora in vetta alla classifica delle cause di morte. Un caso a sé è anche l’America Latina, dove violenze e omicidi rappresentano la prima causa di morte, mentre l’importanza delle malattie che derivano dall’abuso di alcol nell’Est europeo testimonia il fallimento delle politiche fin qui attuate per ridurre il problema: in alcuni Paesi, la cirrosi epatica è la 4° causa di morte. Infine, infarti, ictus e tumori delle vie respiratorie, sono ai primi 3 posti nella classifica delle cause di morte in Usa ed Europa occidentale, a dimostrare quanto il fumo sia un fattore di rischio rilevantissimo.
Tracciata la mappa della salute mondiale, i ricercatori stanno elaborando i dati relativi ai singoli Paesi, con l’obiettivo di dare indicazioni più puntuali a chi dovrà decidere delle politiche sanitarie nazionali.

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