Pubblichiamo di seguito l’articolo “Giovani e sostanze. Che fare?” a firma di Leopoldo Grosso – Gruppo Abele.
Come a tutti, anche a noi del Gruppo Abele, i ragazzi piacciono lucidi e non alterati dalle sostanze psicoattive. Proprio per questo le iniziative educative che aiutano a demistificare alcune “culture” giovanili, che abbinano la festa e il divertimento con l’abuso di alcol e altre sostanze allo scopo di “andare al massimo”, non possono che trovarci d’accordo.
Il problema è: come fare per mutare i comportamenti a rischio, soprattutto quando tra molti giovani prevale, ancor più inossidabile, il conformismo rispetto all’anticonformismo?
Da parte del mondo “adulto” lo sdegno (come quello che si legge in molti editoriali sui quotidiani all’indomani di un fatto di cronaca che ha per protagonisti i ragazzi e l’abuso di sostanze stupefacenti) può costituire la motivazione iniziale ad assumersi la problematica. Ma poi bisogna essere capaci di lasciare da parte l’atteggiamento moralistico e la tentazione della “predica” – abito pedagogico meno faticoso del confronto.
Un atteggiamento “bloccato” sul paternalismo autoritario, infatti, non conduce da nessuna parte, impedisce il contatto coi giovani che si vorrebbero convincere a cambiare e diventa il pretesto per un improduttivo scontro “muro contro muro”. Imporre ulteriori divieti, come la chiusura dei locali alle due del mattino, l’impedimento di qualsiasi spontanea aggregazione notturna in luoghi che possono essere considerati di qualche disturbo per gli altri, la repressione di ogni festa non autorizzata, la trasformazione di qualsiasi trasgressione giovanile in un reato: sono tutte strade intraprese, senza successo, da alcuni Sindaci in diversi Comuni, che hanno lanciato “editti” nella speranza di arginare alcuni fenomeni e comportamenti, dai rave parties alla guida in stato di ebrezza o sotto effetto di stupefacenti. Il risultato è stato quello di rendere più nascoste e mimetizzate le modalità trasgressive collettive, di accentuare un’atmosfera relazionale ridotta ad un unico grande gioco di “guardia e ladri”, di incentivare in molti ragazzi il pregiudizio anti-istituzionale, senza peraltro riuscire a “far mettere la testa a posto” a nessuno, né ridurre i danni e i rischi di tali comportamenti, di cui i ragazzi – è bene ricordarlo – restano le principali vittime.
Che fare, allora? Le strade alternative ci sono, anche se forse sono più impegnative per il mondo degli adulti. Si strutturano in quattro direzioni, con l’obiettivo comune di accompagnare e sostenere i ragazzi in quella fase delicata della vita che è l’adolescenza.
Innanzitutto è necessaria un’azione di “negoziazione” con i giovani, che può passare solo attraverso un dialogo franco e aperto. Incontrare i gestori dei locali, i dj e i protagonisti dell’intrattenimento: questo è un modo per contrastare dall’interno tutte le pericolose tendenze all’eccesso, il consumo di sostanze psicoatttive e gli altri comportamenti a rischio. Attraverso l’azione dei “leader” dei gruppi giovanili può passare, più agevolmente e credibilmente, il messaggio di una cultura del divertimento più sobria e responsabile. Certamente servono regole, ma pattuite e condivise, in un riconoscimento reciproco dei diritti e delle esigenze di tutti.
È necessaria poi la messa in sicurezza dei luoghi del divertimento attraverso una facile accessibilità alle cure sanitarie, attraverso la formazione del personale (dal proprietario al “buttafuori”) e la dotazione di “misure preventive” come ad esempio la disponibilità di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata e la presenza di apposite unità di strada costituite da educatori che forniscano ai giovani informazioni sui rischi che alcuni comportamenti hanno per la salute propria e degli altri e che siano in grado di fungere da fattore protettivo per le situazioni individuate come “a rischio”. Inoltre, non deve mancare un controllo rigoroso (e rispettoso), da parte delle Forze dell’Ordine, per quanto riguarda la guida in stato di ebbrezza o in stato di alterazione per consumo e abuso di sostanze psicoattive. Il controllo preventivo all’uscita dei locali, quando ci si indirizza verso l’uso dell’auto, si è rivelato di particolare efficacia, così come l’utilizzo dell’etilometro all’interno dei luoghi del divertimento. Tra le azioni necessarie per la messa in sicurezza dei luoghi del divertimento giovanile, sarebbe auspicabile la legalizzazione del “pill testing” cioè la possibilità di conoscere la composizione chimica delle sostanze che sono in circolazione nei locali e che vengono consumate nei contesti specifici, in modo da operare un rapido sistema di allarme: questo eviterebbe molte morti assurde, come quella pochi mesi fa di un ragazzo di nemmeno vent’anni, nel bergamasco.
Da ultimo, non per importanza, c’è il lavoro educativo, che dev’essere capillare, metodico, costante e decontestualizzato dai momenti e dai luoghi del tempo libero. Un’azione educativa che offra ai giovani opportunità diverse di stare insieme, di riflettere e di “trasgredire” avendo il coraggio di stare “fuori dal coro”, come portatori e promotori di stili di vita più sani. Si tratta di una strada molto pragmatica, che non si mette in lizza nell’arena delle analisi teoriche sull’oggi, ma che può rivelarsi più efficace di certe illusioni repressive.
Leopoldo Grosso
Vice-presidente Associazione Gruppo Abele Onlus