ALCOL: IL NEMICO DELLE DONNE – UNA RICERCA DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’

data di pubblicazione:

13 Aprile 2012

Le donne sono biologicamente più vulnerabili degli uomini ai danni provocati dall’alcol. E’ quanto compare nello studio “Women, alcohol and the environment: an update and perspectives in neuroscience”, realizzato da Rosanna Mancinelli dell’Istituto Superiore della Sanità e presentato sulla rivista Functional Neurobiology.
Nella pubblicazione, viene messo in luce che nelle donne l’abuso di alcol ha un effetto più pesante sulla salute, l’intossicazione acuta si raggiunge con quantità più basse di alcol
, le patologie hanno un decorso più rapido verso forme più gravi, e il tasso di mortalità per problemi alcol-correlati risulta significativamente più alto nella donna che nell’uomo.

Quello che rimane da capire, e sui quali la ricerca ha trovato essere, sono gli elementi che caratterizzano la debolezza fisiologica femminile, nei confronti delle bevande alcoliche.
Gli effetti nocivi della molecola, sono direttamente correlati alla sua concentrazione ematica, definita BAC (blood alchohol concetration) . I livelli di BAC dipendono, sia dalla quantità di alcol ingerita, sia dai conseguenti meccanismi di assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione.
L’assorbimento avviene in piccola parte già nello stomaco e poi in larga misura nell’intestino. In seguito, la molecola si distribuisce in tutta l’acqua corporea. Il metabolismo ha luogo inizialmente a livello gastrico, ad opera dell’enzima, deputato all’ossidazione dell’etanolo, alcol deidrogenasi (ADH). E’ nel fegato, però, che avviene la maggior parte della conversione della molecola nei suoi metaboliti, alcuni dei quali fortemente epatotossici.
L’evidenza sperimentale mostra che assumendo la stessa quantità di alcol in eguali condizioni, la donna raggiunge un BAC più elevato, rispetto al genere maschile.
Oltre alla struttura fisica, il differente assetto ormonale e il peculiare corredo enzimatico, rendono meno efficace il metabolismo dell’etanolo, favorendo l’aumento della sostanza, nei livelli ematici femminili.
La presenza di un minor quantitativo di acqua e una maggiore massa adiposa, fanno si, che a parità di bevande alcoliche consumate, il corpo della donna sia meno efficiente nello smaltimento della sostanza e presenti quindi un tasso alcolemico più elevato.
Questo effetto è dovuto alla presenza di un volume minore di distribuzione dell’etanolo.

L’ attività enzimatica gastrica dell’ ADH femminile è più bassa, e ciò contribuisce ulteriormente ad un aumento dei livelli di alcolemia. La dotazione dell’ enzima alcol deidrogenasi, oltre ad essere quasi la metà rispetto all’uomo, nel “gentil sesso” diminuisce con l’avanzare dell’età. Questa carenza promuove, inoltre, il transito diretto della sostanza al fegato, aumentando le probabilità di danni epatici.
La blood alchohol concetration è influenzata anche dai cambiamenti ormonali che la donna attraversa durante le varie fasi del ciclo mestruale. Si ipotizza che le fluttuazioni dei livelli di estrogeni e progesterone possano influenzare l’attività dell’ADH, rendendo la donna più suscettibile agli effetti dell’alcol in differenti momenti del ciclo.
Le conseguenze dannose nella donna, dovute al consumo di alcol risultano essere caratteristiche del genere e sono differenti, in relazione alla fascia di età.
Durante l’adolescenza sono state osservate modificazioni morfologiche cerebrali e alterazioni del ciclo mestruale. I danni sono soprattutto a carico del comportamento, dell’apprendimento e della memoria.
Nel periodo che va dai 25 e i 44 anni, la sostanza può indurre disfunzioni nella sfera ormonale e riproduttiva femminile. Oltre a ciò l’uso di contraccettivi, il cui consumo è consueto per le donne di questa età, stimolando i meccanismi infiammatori, è in grado di rallentare ulteriormente il metabolismo dell’alcol e causare un peggioramento del danno epatico.
Durante la menopausa, i cambiamenti fisici cui la donna è soggetta, aumentano la già presente difficoltà nel metabolizzare le bevande alcoliche. In questo delicato periodo diminuisce infatti la quantità di acqua corporea e aumentano le possibilità di interazione tra farmaci alcol. Ciò è dovuto ad una maggiore probabilità di essere sottoposte a terapie atte proprio a migliorare i disturbi causati dal climaterio stesso.
La differenza di genere, in conclusione, risulta essere un fattore di rischio importante per la donna che assume bevande alcoliche. Raggiungendo concentrazioni ematiche più elevate, anche le sue prestazioni possono diminuire sensibilmente, a causa dell’insorgenza di deficit cognitivi e motori indotti dai livelli di BAC.
Il problema dell’abuso di alcol riguarda sempre più da vicino il mondo giovanile e in particolare le ragazzine. Appare necessario, quindi, promuovere iniziative di informazione, prevenzione e promozione della salute da rivolgere al sesso femminile che risulta essere fisiologicamente più predisposto agli effetti nocivi prodotti dal consumo di bevande alcoliche.

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