GIOCO D'AZZARDO: ITALIA PRIMA AL MONDO

data di pubblicazione:

24 Febbraio 2012

Quella del gioco d’azzardo e’ la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim. E, se si analizza la spesa pro-capite, l’Italia ha il primato mondiale con oltre 500 euro a persona.

Del resto, la spesa per il gioco d’azzardo degli italiani e’ aumentata ben del 19,7% nel 2007 rispetto al 2006, con una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro (2% del prodotto interno lordo). Sono stati, infatti, 14,3 i miliardi di euro incassati nel 2000, 18 del 2002, 23,1 nel 2004, 28 nel 2005, e 35,2 miliardi di euro nel 2006. Sono i dati sul gioco resi a Torino, nel corso della giornata di lavoro dal titolo “Direttrici di ricerca sul gioco d’azzardo”, nell’ambito del progetto “Creazione di una banca dati sul gioco d’azzardo” che il ministero della Solidarieta’ Sociale ha affidato al Gruppo Abele di Torino. “Le entrate derivanti dai giochi sono aumentate del 7,1 % (pari a 7,2 mld di euro)- spiega Zerbetto, presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio- www.gambling.it)-.
Un aumento complessivo imputabile soprattutto al raddoppio del fatturato del ‘Gratta e Vinci’ e all’aumento (del 22%) delle ‘macchinette’ (18,8 mld di euro la raccolta del 2007 con 2,2 mld di entrate erariali)! Ai giocatori va attualmente il 68% della raccolta, con un leggero incremento rispetto all’anno precedente, ovviamente per invogliarli a giocare di piu”. L’Italia, alla fine del 2004, si collocava al terzo posto fra i paesi che giocano di piu’ al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito. E il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale. Ma, per spesa pro-capitE, l’Italia ha il primato mondiale (oltre 500 euro a persona), e in Regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d’azzardo il 6,5% del proprio reddito. In conseguenza la maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia e’ da attribuire a questa ‘dipendenza’. Il gioco, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce piu’ deboli. Secondo i dati Eurispes 2005 investe di piu’ in questa direzione chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. “Ma gioco d’azzardo non significa per forza gioco patologico – sottolinea Zerbetto-. La stragrande maggioranza dei giocatori non ha nessun problema, ma le ricerche internazionali condotte per accertare il numero di giocatori patologici stimano dall’1 al 3% (a seconda che siano calcolati sull’arco della vita o sull’ultimo anno) la popolazione vittima del gioco patologico. In Italia cio’ equivale a 700.000 persone in ‘eta’ di gioco’”.

Fonte: Cufrad

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