ADHD E DISTURBI DA USO DI SOSTANZE: NUMERO MONOGRAFICO DI MDD

data di pubblicazione:

23 Novembre 2022

Nel numero di settembre 2022 della rivista Medicina delle Dipendenze (Italian Journal of Addictions) si affronta con diversi contributi interessanti il tema dell’ADHD negli adulti e il disturbo da uso di sostanze. Nell’editoriale di apertura si individua nello studio dello sviluppo neurologico, e dei disturbi ad esso correlati, una prospettiva importante per comprendere meglio gli aspetti diagnostici e terapeutici di molte sindrome psichiatriche.

Prospettiva che dovrebbe essere usata non solo durante l’età evolutiva, ma anche durante l’età adulta, al fine di  comprendere meglio le traiettorie evolutive che prendono i disturbi che si manifestano in gioventù.
I disturbi da uso di sostanze (SUD) e più recentemente il concetto di disturbo duale (DD) “(…) rappresentano la comorbilità più comune nei pazienti adulti con disturbi da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD)”.
Ma quali sono i meccanismi neuropsicologici e neurofisiologici che stanno alla base della relazione ADHD e SUD/DD? “In primo luogo, alcuni fattori di rischio, come l’impulsività e la ricerca di forti sensazioni, sono caratteristiche temperamenti comuni nelle due condizioni.
Inoltre, le alterazioni delle funzioni esecutive e la presenza di disturbi della regolazione emotiva degli adolescenti con ADHD sembrano favorire sia la probabilità di un incontro più o meno casuale con le sostanze, sia la vulnerabilità allo sviluppo di comportamenti tossicomani, con una forte tendenza allo sviluppo di molteplici dipendenze non solo da sostanze, ma anche comportamentali”.
Va ricordato inoltre che avere un ADHD in età adulta, che si è manifestato già in età evolutiva, espone le persone a maggiori rischi psicosociali, quali difficoltà e fallimenti scolastici, lavorativi e relazionali, che “(…) favoriscono nelle condotte tossicomaniche una strategia di fuga da obblighi e responsabilità”.
Altra correlazione individuata da studi su ADHD e SUD/DD, è quella legata all’alterazione della trasmissione della dopamina. In base a questa ipotesi, di tipo neurochimico, “Diversi studi clinici prospettici indicano in maniera univoca che il trattamento dell’ADHD con farmaci stimolanti durante l’infanzia o l’adolescenza, riduce il rischio di sviluppare SUD/DD in età adulta”.
Dal punto di vista clinico questa relazione è sicuramente un problema che complica sia il piano diagnostico che quello terapeutico. Sul primo l‘uso di sostanze  – soprattutto non stimolanti –  può “(…) rendere difficile distinguere i sintomi legati al consumo continuo di sostanze da quelli attribuibili ad un ADHD sottostante”, mentre per quanto riguarda il piano terapeutico si complicano le scelte e la gestione.
Infine si sottolinea come la prospettiva del neurosviluppo potrebbe essere importante anche per gli interventi precoci e il concetto di finestra terapeutica: ” Intercettare un ADHD in età evolutiva e trattarlo adeguatamente non solo riduce i disagi connessi ai sintomi del disturbo, ma riesce a prevenire un numero di possibili complicanze, che saranno molto più difficili da trattare e gestire in età adulta”.

MDD Medicina delle Dipendenze (Italian Journal of the Addictions)
ADHD dell’adulto e disturbo da usi di sostanze, Anno XII – Numero 47 Settembre 2022.

Consultabile presso il CESDA

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