EROINA UNA STORIA TRA PASSATO E PRESENTE: UN LIBRO

Eroina. Dieci storie di ieri e di oggi, è il titolo del nuovo libro scritto dalla storica Vanessa Roghi e recensito sul sito de Il Post.
Un libro che, attraverso il racconto di storie legate al consumo – personale e collettivo –  dell’eroina, vuole raccontare non solo il ruolo e la funzione che questa sostanza “pesante” ha ricoperto dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri, ma anche i modi in cui questo fenomeno è stato affrontato dalle istituzioni.

Il libro, che si apre con un capitolo riguardante una ragazza consumatrice di eroina fin dall’età di tredici anni, e che oggi a 33 anni si ritrova in carcere dopo dodici anni di comunità terapeutiche, vuole cercare di aprire una riflessione su come il problema del consumo di eroina è stato affrontato nella nostra società.
Nei capitoli successivi si analizza, dal punto di vista storico, come nel nostro paese da un consumo più individuale e ristretto si sia arrivati ad un consumo di massa, e di come a questo punto si cominci a parlare del concetto di abuso, cosa che non era avvenuta neppure con l’alcol, sostanza ben più abusata anche nel 1800.
Importante risulta anche la parte del libro riguardante l’escursus sui vari approcci adottati dai governi che si sono succeduti nel tempo per affrontare la diffusione e lo sviluppo delle droghe e dell’eroina in particolare. Approcci che sono stati prevalentemente punitivi (nel libro si ricorda che il 18% della popolazione carceraria europea è recluso per consumo o possesso di droghe) e successivamente riabilitativi – grazie alla legge n° 685 del 1975 – delegando questa funzione in parte alla cura presso le comunità terapeutiche e in parte ai servizi pubblici dedicati alle dipendenze, senza prendere in considerazione una “terza via”, che l’autrice identifica nella pratica della Riduzione del danno (RdD).
Pratica, che dal 2017 è stata fatta rientrare nei LEA, considerata come “(…)  l’ammissione che, per alcuni, smettere di assumere stupefacenti non è un’opzione praticabile. È un’alternativa che deve declinarsi sul singolo e soprattutto rinunciare alla stigmatizzazione del soggetto, che serve solo a emarginarlo e condannarlo a una morte «civile».
Un libro che, oltre ad affrontare la storia dell’eroina attraverso una ricostruzione sociale e politica, vuole raccontarci quello che succede alle persone che consumano questa sostanze e i suoi derivati, sottolineando la loro lenta marginalizzazione da parte di una società che spesso non vuole vedere le cause vere di questo fenomeno.

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