CANNABIS LIGHT: RITORNO ALL’ILLEGALITA’?

Nei giorni scorsi, alcune prese di posizione su un recente provvedimento normativo sulle piante officinali, hanno paventato il rischio di un ritorno della cosiddetta “cannabis light” a uno statuto di illegalità. La Conferenza Stato Regioni ha infatti adottato un Decreto interministeriale che, definendo «l’elenco delle specie di piante officinali coltivate nonché criteri di raccolta e prima trasformazione delle specie di piante officinali spontanee», sembra vietare la coltivazione della pianta della cannabis, a prescindere dalla percentuale di THC. In un articolo sul Fatto Quotidiano, Leonardo Fiorentini di Forum Droghe e Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni sostengono che la norma “rischia di cancellare, se non mandare in galera, l’intero settore della cannabis light in Italia. (…) Tutti i coltivatori e i rivenditori di infiorescenze di cannabis light sarebbero passibili (da un giorno all’altro) delle sanzioni derivanti dall’apparato penale del Dpr 309/90 che ne vieta la coltivazione senza un’autorizzazione da parte del ministero della Salute”. L’attuazione del decreto, secondo Perduca e Fiorentini, significherebbe lo smantellamento di un’industria da 3mila aziende e 10mila lavoratori, prevalentemente giovani. “Infilare con un decreto ministeriale questa sottomissione di produzione alle norme della 309/90 oltre che andar contro il buon senso, è giuridicamente molto discutibile”, continua la nota di denuncia.

“Sicuramente occorre una regolamentazione che chiarisca cosa può esser coltivato e come per garantire le quantità e qualità di cannabinoidi terapeutici necessari a garantire i piani terapeutici di decine di migliaia di persone”. Ad esempio, i prodotti con una determinata soglia di Cbd, secondo Perduca e Fiorentini, vanno trattati come farmaci e quelli al di sotto come integratori, “come già succede oggi per molte altre sostanze anche in altri Stati dell’Unione europea”, ricordano i due.

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