RIFIUTARE IL COLLASSO: HIKIKOMORI E SOCIETA' DELLA PRESTAZIONE

data di pubblicazione:

15 Novembre 2021

Marco Rovelli, scrittore e critico, propone una lettura del fenomeno degli hikikomori, i ritirati sociali, basata sulla critica della società della prestazione. Prendendo a pretesto la figura di eroe atipico, incarnato da hikikomori, in due nuove serie tv di produzione coreana, Rovelli sottolinea come sia proprio il corpo muto del ritirato sociale a poter incarnare in modo paradigmatico la ribellione in società fondate sul mito della prestazione, dell’efficienza.“Che Squid Game sia un precipitato della società della competizione e una sua critica feroce, appare chiaro. Ci sono altre due serie coreane, su Netflix, che appaiono ancora più radicalmente critiche nei confronti della società della prestazione. Una basata sui survivor games, meno fumettosa e più interessante, Alice in borderland, e adesso una apocalittica, Sweet home. La cosa interessante è che in ambedue è centrale la figura di un hikikomori, un ritirato sociale. Che prende in mano la situazione e si propone per la salvezza di tutti. Proprio perché estraneo alla logica di un mondo che ha rifiutato radicalmente, è in grado di tracciare una strada per la salvezza.

Il ritiro sociale infatti è legato a richieste prestazionali particolarmente marcate e a una forma di protezione dall’angoscia data dallo sguardo dell’altro puntato addosso. Il terrore dello sguardo incombe giudicante sull’adolescente, che prende rifugio nell’intimo della sua camera, la sua nicchia ecologica di sopravvivenza e, molto spesso, nell’ambiente virtuale della rete. Ci si chiude nella propria caverna – ma, attenzione, una caverna da dove si vede il mondo – per far fronte allo smisurato sentimento della vergogna che prende davanti allo spettro dello sguardo altrui. La vergogna – sentimento che nell’epoca di Narciso ha sostituito il senso di colpa – erompe con esiti distruttivi a fronte del senso di fallimento e di inadeguatezza per le richieste performative a cui si è sottoposti prima dai genitori e poi dalla scuola.

Se per la generazione precedente i sintomi ansiosi e depressivi erano sempre più sollecitati dall’affermazione della cultura prestazionale, per la generazione di adolescenti cresciuti in una società totalmente prestazionalizzata il senso della vergogna sociale e l’incubo del fallimento sono onnipresenti – e in alcuni si mostrano in questi esiti estremi, in un romitaggio parasuicidario nella propria camera. Se è vero che nel corpo dell’hikikomori precipitano le contraddizioni della società della prestazione, allora non può che essere lui a portare a compimento quella ribellione muta, implicita e fallimentare che aveva preso corpo nel suo ritiro. Chi aveva rinunciato volontariamente alla parola, decide di parlare, e parla per tutti. Chi aveva rinunciato all’azione, agisce per conto di tutti.”

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