COME AGGIORNARE IL SISTEMA DI INTERVENTO SULLE DIPENDENZE?

Nell’editoriale del n. 55 di Mission, al bilancio sul sistema di intervento sulle dipendenze si accompagna una serie di proposte e di idee per un aggiornamento e un rilancio del sistema stesso. Oltre alla richiesta di maggiori risorse a livello di organico, si ravvisa il bisogno di un adeguamento del funzionamento dei servizi, sempre più orientato in un’ottica multidisciplinare e integrata. Altri punti salienti sottolineati dall’editoriale sono il carattere volontario, gratuito, ad accesso diretto delle cure e la necessità di una presa in carico precoce e ampia, per soddisfare bisogni molteplici. “Il sistema di intervento sulle dipendenze in Italia è in grave crisi da circa quindici anni per la contrazione delle risorse. Il personale che lavora nei Ser.D. ha in carico un numero di pazienti, circa 300.000, troppo numeroso rispetto alle risorse disponibili.

La priorità assoluta è ripristinare le risorse per le attività fondamentali, quelle correnti, già a lungo sperimentate e validate nella loro efficacia, evolutesi negli anni, considerate la parte fondamentale di un sistema di intervento in assoluto tra i migliori e i più efficaci in termini di costi/risultati del mondo.
Ripristinare gli organici dei Ser.D. e adeguarli ai bisogni e alle richieste di salute della popolazione. Una misura strutturale che a partire dal decreto “Cura Italia” punti ad una dotazione dei Ser.D. nelle Aziende Sanitarie incrementata del 35%.
Adeguare le strutture dove svolgere le attività dei Ser.D., per renderle funzionali agli interventi multidisciplinari e al contributo dei pazienti, dei famigliari e delle organizzazioni sociali.
Garantire normativamente che in tutte le Regioni italiane il sistema pubblico dei Servizi per le Dipendenze sia organizzato in Dipartimenti, strutturali e autonomi, modello di gestione per un migliore governo clinico in sanità e un coordinamento delle azioni del sistema di intervento nel territorio di riferimento. (…)
Al contempo è ormai indifferibile ripensare ai fondamentali che hanno sostenuto il testo unico 309/90, per confermarli, ovvero aggiornarli, ove necessario cancellarli, e per introdurre nuove istanze maturate in questi 30 anni. La indicazione degli elementi fondamentali su cui costruire un più moderno sistema di intervento, anche usando le competenze e le risorse maturate nel tempo, non può che essere preliminare alla individuazione delle azioni necessarie per costruire un Nuovo Sistema di Intervento sulle dipendenze.

È all’interno della riflessione che si sta facendo sull’importanza della Sanità Territoriale che FeDerSerD intende dare il suo contributo, individuando i temi fondamentali su cui concentrare una revisione legislativa. I servizi sanitari e sociosanitari del Paese si devono occupare dei malati, con azioni di accoglienza, diagnosi, cura e reinserimento, contribuendo alla promozione della salute e alla prevenzione, con interventi basati sulle evidenze. La cura deve continuare ad essere volontaria, gratuita, ad accesso diretto.

Il Sistema di Intervento deve essere in grado di generare una offerta dei Servizi che miri ad una presa in carico precoce e che sia tanto ampia da soddisfare bisogni molteplici, tra i quali la necessaria continuità terapeutica. Gli interventi debbono differenziarsi per intensità e complessità di cura. In tal modo si realizza un intervento terapeutico personalizzato articolato in fasi, diverse per intensità, per attori del trattamento, per sedi operative, coerenti tra loro in relazione agli obiettivi di cura da raggiungere.

Un asse portante del nuovo Sistema di Intervento deve essere la capacità di realizzare efficacemente la integrazione socio-sanitaria, tenendo ben presente che a volte è necessario un accompagnamento continuativo per lunghi periodi. È necessario definire le procedure e gli spazi per i trattamenti multidisciplinari e integrati; rivedere il rapporto tra Enti Ausiliari, volontariato e sanità pubblica; attivare posti letto di medicina delle dipendenze; riconsiderare il lavoro delle Prefetture. I Ser.D. debbono integrare la loro azione col sistema delle altre cure territoriali, dai distretti socio sanitari ai MMG; alle strutture specialistiche aziendali a cominciare dalla psichiatria e dalle malattie infettive. Bisogna attivare centri a bassa soglia di accesso e organizzati in base alla fase evolutiva del paziente.

Per una sanità moderna che risponda ai bisogni dei cittadini proponiamo una Road Map che parta dagli investimenti preliminari necessari e giunga poi, con gli strumenti democratici e partecipativi previsti, ai cambiamenti normativi. Si arrivi ad una Conferenza nazionale, negata da 12 anni, per produrre, partendo dalla realtà del sistema di intervento, gli elementi utili al legislatore, come recita la legge 309. Si attivi la Consulta degli esperti e degli operatori sociali, prevista dalla legge 309 ed ignorata da 11 anni.

Le recenti disposizioni del Governo con ben due deleghe per il settore, una al Sottosegretario alla Salute Costa per le competenze sociosanitarie e un’altra alla Ministra Dadone per le politiche antidroga, possono essere interpretate come una ripresa di interesse della politica al tema. Chiameremo tutti gli operatori a sottoscrivere un Manifesto Programmatico su questi principi.”

RIVISTA DISPONIBILE C/O CESDA

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