HASHISH, SETTA DEGLI ASSASSINI E PREGIUDIZI ANTI-ARABI

Un articolo del prof Paolo Nencini per il blog di Società Italiana Tossicodipendenze ricostruisce alcuni passaggi storici utili per comprendere come si sia maturato, a partire dal XIX secolo, una serie di false rappresentazioni sull’hashish. Tali rappresentazioni hanno avuto una funzione non trascurabile, sul piano della propaganda politica, per legittimare la proibizione dell’uso della sostanza in Occidente e per screditare le popolazioni e i gruppi in cui l’uso dell’hashish era radicato, anche ricorrendo a stereotipi e a pregiudizi di tipo razzista e, in ultima analisi, del tutto ascientifici. Ad esempio, citando due recenti pubblicazioni Nencini decostruisce una delle più fortunate e longeve credenze sull’hashish che a lungo hanno contribuito ad associare la sostanza alla crudeltà, all’indolenza, a indoli violente. Si tratta in particolare della storia (o meglio leggenda) del Vecchio della Montagna o della Setta degli Assassini, secondo la quale “tra gli Ismailiti, chiamati Hachichins or Haschasch, v’erano giovani specificamente allevati per uccidere e destinati, attraverso l’uso dell’hashish, alla totale sottomissione al volere del loro capo”. Questa leggenda è stata usata nel corso dell”800 e del primo ‘900, con grande fortuna, per legittimare – anche fra autorevoli medici e scienziati occidentali – una visione del tutto negativa dell’uso di hashish, e nel veicolare immaginari razzisti degli arabi.

Scrive Nancini: “Così, ad esempio, si era espresso lo psichiatra francese Antoine Porot nell’ambito della Sottocommissione per la cannabis della Società delle Nazioni: “il modo di vivere del tutto istintivo dell’orientale, il fatto che il suo comportamento è dettato solo dalle reazioni immediate, e la sua natura fondamentalmente impulsiva, danno immediatamente un carattere tragico e violento alle sue crisi d’intossicazione”. E nello stesso ambito il suo connazionale Jules Bouquet sosteneva che l’intossicazione da cannabis era una questione di suscettibilità razziale. Queste affermazioni così perentorie erano il frutto dello spirito del tempo e, per inciso, così infatti si esprimeva l’Enciclopedia Italiana al lemma Hashish: “Il nome della droga ha dato origine anche alla parola assassini, per l’uso della droga inebbriante [sic] fatto dai seguaci del Vecchio della Montagna […]. L’uso prolungato di questa, come quello di ogni altra droga voluttuaria, produce gravi fenomeni di intossicazione (cannabismo), e questo certamente non è l’ultima causa della decadenza fisica e morale delle popolazioni orientali.”

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