REAZIONI ALLA SERIE “SanPa”, SULL’ESPERIENZA DELLA COMUNITA’ DI SAN PATRIGNANO

Da giorni imperversano feroci polemiche attorno a “SanPa”, serie tv in cinque puntate, disponibile sulla piattaforma Netflix, che ricostruisce la vicenda di una delle più famose – e controverse – esperienze comunitarie di recupero per persone con dipendenza da sostanze: la comunità di San Patrignano. Dalla sua fondazione a fine anni ’70, la comunità creata da Vincenzo Muccioli è sempre stata oggetto di analisi e di valutazioni molto diverse. Per rispettare i diversi punti di vista esistenti su questa esperienza, che persistono ancora oggi attorno alla serie tv, ospitiamo alcune recensioni che ci consentono di analizzare alcuni dei principali motivi di discussione che la lunga storia di San Patrignano offre a tutti coloro che sono interessati alla questione delle dipendenze da sostanze. Il primo contributo è quello espresso dalla stessa Comunità di San Patrignano, che in un comunicato stampa dà una lettura molto negativa della serie tv, accusata di avere fatto una ricostruzione falsata dell’esperienza della comunità: “La comunità San Patrignano si dissocia completamente dalla docu-serie messa in onda da Netflix. Il racconto che emerge è sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori, per di più, qualcuno con trascorsi di tipo giudiziario in cause civili e penali conclusesi con sentenze favorevoli alla Comunità stessa, senza che venga evidenziata allo spettatore in modo chiaro la natura di codeste fonti. Per trasparenza e correttezza abbiamo ospitato per diversi giorni la regista della serie la quale è stata libera di parlare con chiunque all’interno della comunità, e abbiamo inoltre fornito l’elenco di un ampio ventaglio di persone che hanno vissuto e o tuttora vivono a San Patrignano e della quale conoscono bene storia passata e presente, in modo da poterle dare gli strumenti necessari per una ricostruzione oggettiva e informata. Tale elenco è stato totalmente disatteso, ad eccezione del nostro responsabile terapeutico Antonio Boschini, preferendo lasciare spazio ad un resoconto unilaterale che paia voler soddisfare la forzata dimostrazione di tesi preconcette.

Avevamo espresso fin dall’inizio la preoccupazione per gli effetti che un prodotto televisivo di ricostruzione delle vicende trascorse all’interno della comunità, se non ricostruite e presentate in maniera equilibrata e adeguatamente contestualizzate, poteva avere sulla odierna realtà di San Patrignano, con i suoi oltre 1000 ospiti. Purtroppo, ci troviamo a constatare che i timori erano assolutamente fondati. Siamo molto preoccupati per gli effetti negativi e destabilizzanti che potrebbero ricadere sull’oneroso lavoro di recupero, reinserimento e prevenzione, ai quali la comunità San Patrignano è con dedizione da decenni impegnata. Le spettacolarizzazioni, drammatizzazioni e semplificazioni presenti in un prodotto chiaramente costruito per scopi di intrattenimento commerciale, più che di seria ricostruzione documentaria che rispetti i canoni di oggettività per essere chiamata tale, potrebbero altresì colpire le purtroppo numerosissime persone e le loro famiglie che affrontano il grave problema della tossicodipendenza, oggi ancora emergenza nazionale. Persone alle quali San Patrignano ha sempre aperto le proprie porte e accolto gratuitamente in un programma terapeutico basato su principi e metodi molto distanti da quelli descritti nella docu-serie, come dimostrato da diversi studi indipendenti di prestigiosi atenei sia nazionali che internazionali”.

LINK AL COMUNICATO STAMPA

Questa voce è stata pubblicata in NORMATIVA, POLITICHE SOCIALI E SANITARIE, SOSTANZE PSICOATTIVE. Contrassegna il permalink.