NON SOLO DROGA: L'ESPANSIONE CRIMINALE DEI CARTELLI MESSICANI

data di pubblicazione:

28 Dicembre 2020

Da più di un decennio, il Messico è al centro di una guerra senza quartiere fra organizzazioni criminali strutturate (i famosi “cartelli della droga”), bande criminali, forze di sicurezza e popolazione civile. Quest’ultima ha pagato e sta pagando un tributo immane, in termini di persone uccise, rapite e taglieggiate: sono circa 80.000 le persone scomparse in Messico dal 2005. Nonostante l’elezione di Obadror come Presidente della Repubblica, la spirale di sangue non si è affatto fermata negli ultimi due anni, e anzi alcuni indicatori sembrano provare un complessivo rafforzamento dei cartelli, che al traffico transnazionale di sostanze stanno affiancando nuovi business illegali. In un articolo del Post, si ricostruisce in particolare il business dei rapimenti. “Fino a qualche anno fa i cartelli messicani si occupavano per lo più del traffico internazionale di droga ed erano associazioni a delinquere molto solide e strutturate. La strategia adottata negli ultimi anni dal governo per indebolire i cartelli, cioè catturare i boss con l’idea che tolto di mezzo il capo il resto del gruppo si sarebbe sciolto, ha creato in realtà un’ulteriore frammentazione dei gruppi criminali: sono diventati più violenti e difficilmente controllabili rispetto a quelli originari, e in più si sono specializzati in attività illegali diverse dal traffico di droga: estorsioni, sequestri, prostituzione, furti di carburante e traffico di esseri umani. San Fernando è una città di circa 60mila abitanti che si trova un centinaio di chilometri a sud del confine con gli Stati Uniti. Accanto alle diverse autostrade che passano di fianco alla città e portano verso il confine con gli Stati Uniti, ha spiegato il New York Times, ci sono numerose strade sterrate che permettono ai componenti dei cartelli di far perdere le proprie tracce piuttosto facilmente. Anche qui, come in molte zone del paese, negli ultimi anni i rapimenti a scopo di estorsione e gli omicidi violenti sono stati frequenti. Nel 2010 i componenti del cartello Los Zetas massacrarono 72 migranti provenienti dal Sudamerica e diretti verso gli Stati Uniti, che si erano rifiutati di lavorare per loro o pagare un riscatto per essere liberati; l’anno successivo dirottarono diversi bus e uccisero quasi 200 persone, seppellendole in fosse comuni. Allo stesso tempo, i bar e i ristoranti dello stato di Tamaulipas – dove si trova San Fernando – erano spesso chiusi per timore delle sparatorie. Negli ultimi quindici anni in Messico risultano scomparse quasi 80mila persone, con numeri in crescita in particolare dal 2016, e negli ultimi cinque anni gli omicidi sono quasi raddoppiati. La maggior parte dei cittadini non parla del crimine organizzato: i poliziotti e i funzionari del sistema di giustizia sono spesso corrotti, e secondo alcuni chi sa qualcosa rimane in silenzio per timore di ritorsioni o perché a sua volta è coinvolto in attività criminali di qualche tipo. Una delle conseguenze è che omicidi e rapimenti rimangono spesso senza un colpevole, e la violenza resta impunita“.

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