LOCKDOWN E HIKIKOMORI

Una breve riflessione di Laura Pigozzi, rappresentante italiana della Fondation Européenne pour la Psychanalyse e autrice di opere dedicate all’adolescenza  e all’infanzia, mette in luce come i giovani hikikomori, durante la reclusione causata dalla pandemia Covid-19, si siano trovati in una posizione di avanguardia in un certo senso paradossale. Paradossale perché l’hikikomori è tale solo in opposizione, in confronto a un mondo attivo. Ma cosa succede quando tutti sono in uno stato di clausura? Scrive la psicoanalista: “Un virus è morte senza pulsione, oggetto non morto e non vivo, parassita di cellule viventi per carpire loro la vita. Il paradigma del non morto – non vivo, poco prima della pandemia, era un oggetto cult tra i giovani seguaci delle avventure di vampiri e anime giapponesi, di cui è farcita una delle piattaforme preferite dai ragazzi. I loro eroi, vampiri e anime, segnavano già una traiettoria isolazionistica tra i nostri giovani, messa in pratica dai giovani hikikomori che restano chiusi in una stanza per anni e che oggi si trovano ad essere improvvisamente le avanguardie dell’umanità sul piano della tenuta all’isolamento sociale. Una paziente, una ragazza hikikomori, confrontata alla clausura universale, è stata presa da un grande sconforto. L’hikikomori (150mila in Italia e già parecchie migliaia anche in Francia, ma lo sviluppo è in crescita) è una figura tragica che, però, sembra poter esistere solo per opposizione a un mondo attivo: se il mondo intero è diventato un claustrum, il “discorso” soggettivo dell’hikikomori può restare muto, privato dello sfondo che in un certo senso lo sostiene, su cui si staglia e prende senso per contrasto. Ultima osservazione: la scuola a casa ha ridotto milioni di ragazzi alla condizione di figli-Rapunzel. Speriamo che non sperimentino, con troppo attaccamento, il godimento mortifero, senza lievito, della cuccia.”

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