EMERGENZA SANITARIA E SALUTE MENTALE: APPELLO DI PSICHIATRIA DEMOCRATICA

Psichiatria Democratica, l’associazione che porta avanti il lavoro di Franco Basaglia, con un appello lancia l’allarme sulle conseguenze negative dell’emergenza sanitaria Covid-19 sulla salute mentale. Punto centrale dell’appello è il riconoscimento che le attuali misure di distanziamento sociale e isolamento domiciliare, pur necessarie in questa fase, impattano in modo significativo sul modello di presa in carico dei pazienti previsto dalla l. 180/78 (legge Basaglia). Il modello di presa in carico della persona con problemi di salute mentale, improntato alla capillarità e alla territorialità e, soprattutto, alla relazione terapeutica medico-paziente, è infatti fortemente messo in discussione dalle misure assunte per arginare la diffusione di Covid-19. “Cosa fare nell’immediato, dunque? «Stiamo spingendo – continua il Segretario Salvatore Di Fedeaffinché le istituzioni assicurino in primo luogo il sostegno alle risorse impiegate in quest’ambito sanitario, già vessate dall’atavica scelta di puntare tutto sull’ospedalizzazione e poco sulla territorialità. Sicuramente la riapertura dei centri diurni e il potenziamento dell’assistenza domiciliare, certo tenendo ben presenti le misure di sicurezza e fornendo il personale di adeguati DPI, ma anche l’assistenza agli operatori delle cooperative sociali, un baluardo nel nostro sistema di presa in carico, attualmente in attesa di cassa integrazione ma che avranno bisogno di ben altre misure di supporto per ripartire col piede giusto una volta che l’emergenza sarà acqua passata». Al momento, si cerca di far fronte con strumenti alternativi, non sempre sufficienti. «In questa fase – osserva Di Fede – non si più pensare di sopperire a tutte le lacune assistenziali per i pazienti psichiatrici con la digitalizzazione o i colloqui telefonici. I pazienti cronici più gravi continuano ad essere assistiti nelle strutture residenziali, il problema si pone principalmente per i pazienti domiciliari, il cui percorso è strettamente legato al rapporto umano e alla vicinanza fisica. Spero che sia obiettivo condiviso il cercare di mantenere in vita questo modello vincente, seppur nella tutela e nel rispetto delle attuali norme per la sicurezza degli operatori e dei pazienti. È fondamentale – conclude – più che mai in questo frangente, che gli utenti, le loro famiglie e gli operatori della salute mentale continuino a costruire insieme processi di inclusione sociale così come la legge 180/78 ha affermato in tutti questi anni in Italia».

LINK ALL’ARTICOLO

Questa voce è stata pubblicata in COVID-19, NORMATIVA, POLITICHE SOCIALI E SANITARIE. Contrassegna il permalink.