COME CAMBIA LA RAPPRESENTAZIONE DELLE DROGHE E DEI CONSUMATORI IN ITALIA (1960-1970)

Un articolo di Maria Elena Cantilena, dottoressa di ricerca in storia contemporanea all’Università di Trieste, affronta alcuni  temi del dibattito italiano sulle droghe, soffermandosi sulle diverse rappresentazioni del fenomeno fra la fine degli anni ’50 e gli anni ’70. Se fino alla metà degli anni ’60 mass media e politica vedono nella “droga” un vizio appannaggio di adulti benestanti o di personaggi legati allo spettacolo, causato dalla noia e dalla volontà di trasgredire, in seguito la rappresentazione cambia drasticamente. Il consumo di droghe illegali diventa, nell’arco di pochi anni, sinonimo di giovani devianti, di ribellione e di contestazione. Con l’affermarsi in Italia dei primi movimenti giovanili alternativi e l’apertura delle prime fanzine di contro-cultura (Re nudo), si afferma una visione allarmistica del fenomeno, da parte soprattutto della stampa e di esponenti politici conservatori. Le droghe cominciano a essere associate ai “capelloni”, alla liberazione sessuale, al rigetto dei valori tradizionali, assumendo una connotazione politica di sinistra.

Nell’ambito della contro-cultura italiana degli anni ’70, si registra un ampio dibattito sulle droghe: in prevalenza si condanna l’uso di alcune sostanze, specie eroina e metanfetamine, mentre si domanda la legalizzazione di altre (cannabis, allucinogeni). Nonostante, per motivi molto diversi, l’uso di eroina sia fortemente avversato sia dalla nuova sinistra che dagli ambienti conservatori, nel 1973 si registrano i primi decessi per overdose. Ciò accelera il dibattito sociale e politico sulle droghe, portando prima alla messa in discussione della vecchia legge sulle droghe del 1954, e poi all’approvazione della nuova legge nel 1975. La nuova legge propone pene e percorsi diversi per consumatori e spacciatori, stabilendo per i consumatori il diritto alla cura, ratificando il cambiamento dell’immagine del “drogato” da deviante a malato.

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