RINASCIMENTO PSICHEDELICO: RESOCONTO DEL CONVEGNO DI TORINO

Torino ha ospitato, il 6 e 7 dicembre scorsi, la prima edizione degli “Stati Generali della Psichedelia” in Italia, evento dedicato, in prospettiva trans-disciplinare, alla ricerca e alla conoscenza sugli stati alterati di coscienza. Mentre negli ultimi anni in alcuni paesi vi sono state significative aperture, nel campo della ricerca clinica, all’uso terapeutico, conoscitivo e spirituale di psilocibina, LSD e ayahuasca/DMT, in Italia la discussione e la ricerca sono sempre rimasti confinati ad ambiti molto ristretti. L’iniziativa torinese è stata organizzata dal gruppo di Psy*Co*Re, nato nel 2019, composto da realtà eterogenee che si occupano degli “stati altri di coscienza” dell’essere umano, e che “si riconoscono in una visione aperta e inclusiva, sussidiaria e votata alla parresìa, con un’attenzione particolare alle finalità di promozione della salute e degli aspetti etici che ne conseguono”.

Fra gli interventi dell’evento torinese, si segnalano i seguenti, tratti da un articolo di Federico De Vita: “Il chimico Gianluca Toro è intervenuto parlando di un’ipotesi di ricerca ispirata all’utilizzo del muscimolo, il principio attivo dell’Amanita muscaria. L’utilizzo di quello che forse è il fungo per antonomasia, gode di una documentazione che risale fino alla preistoria. Secondo Toro “Sulla base della documentazione disponibile in letteratura e dei più recenti contributi scientifici, dall’aumento dei livelli di serotonina e dopamina indotti dal muscimolo è possibile ipotizzare una sua azione antidepressiva, da valutare eventualmente anche per gli analoghi. Un primo passo potrebbe essere la raccolta di dati aneddotici circa un effetto di questo tipo tra i consumatori ricreazionali di A. muscaria”.
Il ricercatore dell’Università di Pisa Andrea Zaccaro ha parlato degli “stati di coscienza terapeutici”, in cui convergono la ricerca psicofisiologica sugli psichedelici e sulla meditazione, concentrandosi sulla neurofisiologia di alcuni stati di coscienza osservati dopo l’assunzione di sostanze psichedeliche e dopo l’applicazione di pratiche contemplative, come la meditazione e le tecniche di controllo del respiro.
Circa i potenziali usi terapeutici delle sostanze psichedeliche è intervenuta anche la psicologa e ricercatrice Tania Re, che nel suo intervento ha fornito una carrellata dello stato dell’arte delle ricerche sull’impiego di psichedelici nell’ambito del trattamento del Post Traumatic Stress Disorder e delle dipendenze, concentrandosi sui risultati conseguiti al riguardo dalle terapie con MDMA e cannabis (…) Lo psicologo e psicoterapeuta Gianfilippo Guidi ha affrontato il tema dell’ayahuasca come potenziale coadiuvante per il trattamento terapeutico, la sua relazione – basata sull’analisi delle più recenti ricerche in materia – ha inteso indagare l’efficacia degli enteogeni dal punto di vista salutogenico e socio-ecologico, portando la discussione sul fertile (sin dagli anni ’60) campo della psicoterapia combinata con l’uso di psichedelici.
Di ayahuasca si è occupata anche la psicologa Annalisa Valeri, che ha parlato del decotto amazzonico come di “oggetto attivo”, un concetto di recente formulazione che si riferisce a quegli oggetti – sia materiali che immateriali – che in una determinata cultura di riferimento sono capaci di produrre degli effetti concreti e reali sugli individui (esemplificando efficacemente il concetto tramite l’esempio dello smartphone)”.

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