FENTANYL, MERCATO E CANALI PRODUTTIVI

Ben Levenson, chairman della Levenson Foundation, in un’intervista all’agenzia di stampa Dire, commenta l’emergenza fentanyl negli USA. Secondo Levenson, fra i motivi di fortissimo allarme di questa sostanza, figura il fatto che la sua diffusione nel mercato interno viene propagata nelle stesse catene produttive e distributive che coinvolgono le principali sostanze psicoatttive.La catena di produzione delle droghe inizia “al di fuori delle farmacie, dove le forniture vengono contaminate con fentanyl prodotto illegalmente dalla Cina e importato– spiega Levenson- in quegli stessi canali che i cartelli utilizzano” per far entrare “in America, attraverso il Sud degli Stati Uniti, eroina, cocaina, ecstasy” e tutte le altre sostanze stupefacenti”.

Questo implica che il rischio di mortalità è alto anche in consumatori occasionali, in quanto la presenza di fentanyl in sostanze come cocaina e marijuana espone tali consumatori, con nessuna tolleranza per gli oppiodi, a elevati pericoli. “Per l’assunzione illegale di questa sostanza non muoiono soltanto i consumatori abituali. Il fentanyl illegale, difatti, “viene mescolato ovviamente all’eroina- continua l’esperto- ma anche allo Xanax, la marijuana e a diverse altre sostanze”.

Questo cosa comporta? Che a morire “non sono solo le persone dipendenti da questa droga ma anche tutti quelli che utilizzano sostanze, una o due volte all’anno”. E non avendo alcuna tolleranza al prodotto “è più facile che muoiano”.

Infine, una piccola nota di speranza. Secondo l’esperto, la disastrosa esperienza nordamericana, proprio per gli errori che hanno caratterizzato l’approccio delle autorita’ sanitarie al tema, puo’ insegnare molto al sistema sanitario italiano, evitando che la possibile diffusione di fentanyl provochi gli stessi enormi problemi che negli USA.

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