PROIBIZIONISMO ANNI ’20 NEGLI USA E RAZZISMO

E’ abbastanza noto come la proibizione della cannabis negli USA sia stata utilizzata anche come strumento di controllo sociale, essendo in quell’epoca l’uso della sostanza associato alle minoranze razziali, specie latino-americani e neri. Un articolo del quotidiano Il Manifesto ricostruisce brevemente la genesi della proibizione della cannabis nel 1937 e il ruolo chiave assunto dal primo direttore del Bureau of Narcotics, Harry Anslinger. “Da notare che il titolo di primo zar anti-droga negli Usa appartiene a un uomo poco conosciuto, un funzionario del governo di nome Harry Anslinger, divenuto direttore del Bureau of Narcotics nel 1931. «Ci sono 100mila fumatori di marijuana in totale negli Stati Uniti, e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini e musicisti – affermò -. La loro musica è satanica, jazz e swing derivano dall’uso di marijuana. Questa marijuana fa sì che le donne bianche cerchino rapporti sessuali con negri, i musicisti e altri». In un’altra occasione affermò: «La marijuana fa credere ai negri di essere come i bianchi». Insieme all’editore Hearst mise in piedi una campagna stampa basata su disinformazione, sensazionalismo, falsità e terrorismo. I titoli cubitali dei giornali parlavano di «negri che violentano donne bianche sotto l’effetto della marijuana» e di numerosi incidenti automobilistici causati dall’«erba assassina». Nel ’37 fece approvare il Marijuana Tax Act che ne ne proibì l’uso e la coltivazione, anche a scopo medico, in tutti gli Stati Uniti (…) La marijuana era il biglietto d’oro di Anslinger. Utilizzò la sua posizione per creare un’associazione, una sorta di binomio tra erba e violenza, così da poter criminalizzare gli utilizzatori. «Fumi una canna e probabilmente ucciderai tuo fratello».
I proibizionisti erano ben consapevoli della parentela tra musica jazz e marijuana. Anslinger ha, infatti, spiato e schedato importanti musicisti jazz come Armstrong, Dizzy Gillespie, Thelonius Monk, Count Basie, Jimmy Dorsey, Duke Ellington, Lionel Hampton e Cab Calloway.
Negli anni successivi, Anslinger avrebbe avuto una mano decisiva in tutta la legislazione nazionale sulle droghe, incluso il Boggs Act del 1951 con cui si irrigidivano le pene per il possesso di marijuana. Rimase al timone del Federal Narcotics Bureau fino all’amministrazione Kennedy, e le sue idee furono rapidamente adottate dai suoi successori, sempre a scapito degli afroamericani”.

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