HIV – FONDAMENTALE INIZIARE PRESTO IL TRATTAMENTO

Prima è meglio è, the sooner the better.
Il tempo gioca un ruolo chiave nel successo di molte terapie, ma nel caso dell’infezione da Hiv l’intervento immediato può fare davvero la differenza.
Lo conferma una ricerca internazionale pubblicata su Science Translational Medicine che mostra che la strategia “test and treat”, che consiste nell’ iniziare la terapia antiretrovirale (Art) poche ore dopo aver ottenuto un risultato positivo al test per l’Hiv, consente di preservare un sistema immunitario più funzionale e in grado di combattere l’infezione.

Inoltre, lo studio suggerisce che studiando gli effetti protettivi del trattamento tempestivo si potrebbe arrivare a sviluppare un vaccino per l’Hiv, traguardo perseguito a lungo e non ancora raggiunto.

La ricerca ha coinvolto 46 donne giovani residenti nel KwaZulu-Natal, una delle province del Sudafrica con il più elevato tasso di infezioni da Hiv del mondo. Tutte le partecipanti erano risultate positive al test dell’Hiv, 26 tra queste avevano iniziato la terapia antiretrovirale combinata entro 24 – 48 ore dal risultato del test, 8 a uno stadio più avanzato dell’infezione e 12 quando le condizioni immunitarie erano ancora più compromesse.

Dalle analisi del sangue è emerso che le donne immediatamente avviate alla terapia potevano contare su efficaci armi di difesa immunitarie, grazie a una risposta misurata ma costante delle cellule “killer” linfociti T CD8 e al mantenimento in attività dei linfociti T CD4 helper che sono l’obiettivo principale del virus.

I ricercatori hanno osservato che nelle donne che hanno iniziato subito la terapia antiretrovirale la prima risposta dei linfociti T CD8 era meno intensa rispetto a quella registrata nelle donne che avevano ritardato l’assunzione dei farmaci per il controllo dell’infezione, ma, a differenza di quest’ultima, veniva mantenuta nel tempo a livelli funzionali, come dimostrato la continua espressione di alcuni geni associati alle citochine antivirali.

Iniziando la terapia precocemente si ottiene un risultato importante: le cellule CD8 sviluppano una memoria antivirale efficace, simile a quella procurata dai vaccini.

«In un certo senso questo studio dimostra che limitando la carica virale contro cui cui le cellule immunitarie si scontrano, si ottiene la stimolazione di una risposta più potente delle cellule CD8 arrivando allo sviluppo di una memoria immunitaria a lungo termine.
Questi risultati possono avere implicazioni nello sviluppo di un vaccino, dato che questo tipo di immunità funzionale all’Hiv è proprio quello che vorremmo da un vaccino » ha dichiarato Bruce Walker, del Ragon Institute direttore e autore dello studio.

Generalmente l’infezione da Hiv induce una massiccia risposta dei linfociti CD8 che inizialmente sopprimono i livelli virali. Ma questa risposta si esaurisce in fretta e perde di efficacia lasciando campo libero al virus che prolifera indisturbato.

«Conoscere cosa rende efficace una risposta immunitaria all’Hiv, ci dà importanti informazioni per lo sviluppo di un vaccino e fornisce informazioni preziose per mettere a punto interventi capaci di ottenee questo tipo di risposte nelle infezioni croniche. Ora abbiamo bisogno di scoprire se queste risposte immunitarie sono in grado di controllare l’Hiv anche in assenza della terapia antiretrovirale o se possiamo aumentare in qualche modo questa risposta», ha dichiarato Walker in conclusione.

Questa voce è stata pubblicata in HIV/AIDS, POLITICHE SANITARIE. Contrassegna il permalink.