DROGHE E CAMBIAMENTI DEI MERCATI: CHE FARE?

data di pubblicazione:

8 Febbraio 2019

Roberto Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, affronta in modo diretto e stimolante i problemi socio-sanitari e culturali posti dai cambiamenti nei mercati delle droghe. La riflessione di Gatti muove da due constatazioni. In primo luogo, siamo di fronte a una fase in parte nuova rispetto ai mercati delle droghe, con l’abbassamento dei prezzi di vendita e la “promozione” mirata di eroina e oppiacei ad alta potenza, ma anche con la sempre maggiore presenza della rete nei canali di spaccio. In secondo luogo, l’attuale generazione di giovani appare poco preparata, dal punto di vista culturale, ad affrontare la questione, anche per la perdita di credibilità e di autorevolezza dei genitori e in generale degli adulti. Eppure, di fronte a una situazione in parte mutata, occorre non drammatizzare le difficoltà, agendo come se tutto fosse nuovo. Appare fondamentale recuperare il patrimonio di esperienze e di pratiche che, a più livelli, è stato costruito in Italia, ridando risorse adeguate ai servizi e restituendo centralità agli operatori e alle professionalità coinvolte.

Sostiene Gatti: “Che fare? Prima di tutto imparare dagli errori. I mercati della droga sono sempre attivi, cambiano nel tempo. Trascurare il problema, come abbiamo fatto in questi, anni è uno sbaglio. In questo anche la classe politica, fin troppo consapevole che parlare di droga al di fuori delle emergenze non porta voti, ha fatto non pochi errori. L’errore principale, comunque, è quello di considerare la questione droga un fenomeno statico. Dobbiamo monitorare continuamente l’evoluzione dei mercati e dei consumi (non solo il loro esito!) e prevederne l’andamento, per tarare le nostre strategie. Costruire strategie per raggiungere obiettivi chiari e misurabili. La situazione odierna era prevedibile; infatti, era stata prevista. Peccato che abbiamo preferito la scaramanzia alla prevenzione. Non dobbiamo, invece, semplificare la risposta agli eventi: pensare, ad esempio, che i genitori siano lasciati soli perché non esiste un meccanismo per obbligare i figli che si drogano a chiudersi in una comunità e che tutto il resto, Servizi Pubblici per le Dipendenze compresi, sia una inutile trafila burocratica è un errore che può essere fatale. Piuttosto dobbiamo dare maggior respiro alla pluralità di interventi possibili, dando ossigeno alle diverse forme accreditate di intervento, che sono in sofferenza di risorse, gestendo attentamente e potenziando la rete di offerta pubblica che è stata progressivamente ridimensionata.

Nella cura delle dipendenze non esistono magie. Chi le propone è un truffatore. Qualunque dipendenza ha bisogno di percorsi calibrati ad hoc sui singoli individui, per essere trattata, ma la conoscenza tecnico-scientifica su cosa fare è ricca e appropriata. Seguiamola, però, anche ricordando che una dipendenza richiede percorsi di trattamento lunghi, con possibili ricadute e che il percorso migliore non è quello che consideriamo ideale ma quello che la persona è in grado di accettare e di seguire. A differenza di altre situazioni, infatti, la dipendenza patologica non è curabile se l’individuo non partecipa alla cura. Non confondiamo le situazioni patologiche con quelle che non lo sono. La dipendenza patologica è curabile, la scelta di usare sostanze psicoattive a scopo non terapeutico, invece, deve essere approcciata in modo differente, con l’informazione e l’educazione prima che diventi una dipendenza. (…) Un mondo con meno droghe non è quello che dichiara guerra alle droghe ed alle persone e nemmeno quello che propone droghe di tutti i tipi per poi stigmatizzare chi ne diventa dipendente. Non è nemmeno quello che costruisce inutili e contradditori messaggi istituzionali per ribadire che la droga illecita fa male, mantenendo ambiguità e costruendo profitti degli Stati con le droghe lecite. È un mondo che costruisce ragioni per vivere a pieno, in quel piccolo spazio/tempo che a ciascuno di noi è dato per farlo, senza sprecarlo nella alterazione”.

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