LA DIPENDENZA DA VIDEOGIOCHI E' UNA MALATTIA

data di pubblicazione:

20 Luglio 2018

Che fosse diventato qualcosa di più di una mania per tanti giovani sparsi nel mondo, era chiaro. Ma che la «gaming addiction», cioè la dipendenza dai videogiochi, fosse una malattia, ancora non era stato certificato. A inizio gennaio invece è arrivata l’ultima parola dell’organizzazione mondiale della sanità: sul suo sito ufficiale ha rivelato le novità che saranno inserite nella versione 2018 del 11th International classification of diseases, la lista internazionale delle patologie e dei problemi correlati che non veniva aggiornata dal 1992. Tra queste c’è proprio il cosiddetto «gaming disorder», l’uso compulsivo di videogiochi, parte della famiglia di malattie dovute ai comportamenti che causano dipendenza, insieme a quella per il gioco d’azzardo. Un comportamento che, per essere diagnosticato, deve essere costante e protratto per un periodo più lungo di 12 mesi. Ma, aggiungono, «può essere anche più breve se i sintomi sono seri».

I sintomi da riconoscere
Come fare a capire se una persona è affetta da questa dipendenza? Secondo l’Oms ci sono tre elementi fondamentali: la mancanza di controllo sul gioco, soprattutto riguardo alla frequenza con cui si fa uso dei videogiochi, all’intensità e alla durata del passatempo.
Un altro campanello d’allarme è la priorità che viene data ai videogiochi rispetto alle altre attività da svolgere durante la giornata. Infine la prosecuzione del gioco nonostante le sue conseguenze negative. «Lo schema di comportamento risulta così grave da danneggiare altre aree come quella personale, familiare, sociale, educativa e occupazionale», si legge sul sito dell’Oms.

I primi provvedimenti
Se per l’Organizzazione mondiale della sanità la gaming addiction è una novità del 2018, alcuni Paesi stanno affrontando il problema da diversi anni. Si tratta soprattutto di quelli asiatici, come Corea del Sud, Giappone e Cina. In Corea già nel 2011 è stata introdotta una legge per impedire l’uso dei videogiochi tra mezzanotte e le 6 del mattino. In Cina Tencent, colosso di internet, ha bloccato l’accesso ai giochi per i minori in alcune fasce orarie. In Giappone gli utenti che superano un certo periodo di tempo trascorso a giocare vengono avvisati da un avviso pop-up che li invita a smettere.

Le reazioni
Subito dopo la notizia diffusa dall’Oms, su Twitter si è diffuso l’hashtag #gamingdisorder. Tanti utenti sono stati felici di sapere che questo disturbo sarà inserito nella classificazioni, ma altrettanti hanno espresso delle perplessità.

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