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	<title>PREVENZIONE Archivi - CESDA</title>
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	<description>centro studi e documentazione su dipendenze e aids</description>
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	<title>PREVENZIONE Archivi - CESDA</title>
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	<item>
		<title>Videogiochi e criteri di valutazione dei rischi</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/29/videogiochi-e-criteri-di-valutazione-dei-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:59:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GAMING]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[gaming]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La classificazione valuterà un insieme più ampio di criteri che terrà conto sia dei contenuti sia delle funzionalità come gli acquisti di contenuti in-game, gli oggetti casuali a pagamento, le funzioni di comunicazione e le meccaniche che incentivano i videogiocatori a continuare a giocare.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Saranno introdotti, a livello europeo, nuovi criteri per <strong>classificare il livello di rischio dei videogiochi immessi sul mercato</strong>. E&#8217; quanto si legge sul sito dell&#8217;associazione del settore  IDEA. Di questa itroduzione se ne occuperà il PEGI, il sistema paneuropeo di classificazione dei videogiochi, in collaborazione con l’autorità tedesca di classificazione USK – Unterhaltungssoftware Selbstkontrolle –, che nel 2023 ha introdotto modifiche simili a seguito dell’aggiornamento della legge tedesca sulla <strong>tutela dei minori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La classificazione valuterà &#8220;(&#8230;) un insieme più ampio di criteri che terrà conto sia dei contenuti sia delle funzionalità come <strong>gli acquisti di contenuti in-game</strong>, gli <strong>oggetti casuali a pagamento</strong>, le funzioni di comunicazione e le <strong>meccaniche che incentivano i videogiocatori a continuare a giocare. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a questo nuovo insieme di criteri, PEGI potrà valutare in che misura la presenza di tali elementi in un videogioco richieda una classificazione PEGI per età più elevata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito come le <strong>funzionalità, </strong>di cui sopra, saranno collegate all&#8217;età dei giocatori:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Acquisti di contenuti in-game:</strong> i giochi con offerte limitate nel tempo o nella quantità saranno classificati <strong>PEGI 12</strong>, mentre i giochi con <strong>NFT o meccanismi legati alla blockchain</strong> saranno classificati <strong>PEGI 18</strong>.</li>
<li><strong>Oggetti casuali a pagamento:</strong> la classificazione predefinita sarà <strong>PEGI 16</strong> se il gioco contiene oggetti casuali a pagamento (in alcuni casi può arrivare a <strong>PEGI 18</strong>).</li>
<li><strong>Play-by-appointment:</strong> i meccanismi che premiano il ritorno al gioco (ad esempio missioni giornaliere) riceveranno <strong>PEGI 7</strong>. Se invece puniscono il giocatore per non essere tornato (ad esempio perdita di contenuti o riduzione dei progressi), la classificazione diventerà <strong>PEGI 12</strong>.</li>
<li><strong>Gioco online sicuro:</strong> se i giochi includono funzioni di comunicazione completamente senza restrizioni (ad esempio senza strumenti di blocco o segnalazione), riceveranno una classificazione <strong>PEGI 18</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Questi strumenti sono disponibili su tutte le <strong>piattaforme di gioco che utilizzano le classificazioni PEGI</strong> e consentono ai genitori di limitare o bloccare funzionalità come gli acquisti in-game, le interazioni online e il tempo di gioco. Alcuni editori mettono inoltre a disposizione dei genitori funzionalità simili all’interno dei singoli videogiochi, ampliando le tipologie di strumenti disponibili per garantire un’esperienza di gioco sicura.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alcohol Prevention Day 2026</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/28/alcohol-prevention-day-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 06:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALCOL]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[alcol day]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Alcohol Prevention Day, sostenuto dal Ministero della Salute, svolto e promosso in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), garantisce le evidenze e i materiali atti a favorire e supportare una adeguata cultura di prevenzione basata su livelli più elevati di tutela della salute, di consapevolezza e di responsabilità individuale e sociale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha messo a disposizione sul proprio sito il <a href="https://www.epicentro.iss.it/alcol/apd26-convegno">materiale</a> presentato al convegno <strong>Alcohol Prevention Day 2026 </strong>che si è tenuto il 16 aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’edizione 2026 ha assunto un particolare valore simbolico perché coincide con il 25° anniversario dell’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) e con i 25 anni della legge quadro n. 125/2001 in materia di alcol e problemi alcol-correlati, una delle principali normative italiane in materia di prevenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Alcohol Prevention Day, sostenuto dal Ministero della Salute, svolto e promosso in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), garantisce le evidenze e i materiali atti a favorire e supportare una adeguata <strong>cultura di prevenzione basata su livelli più elevati di tutela della salute, di consapevolezza e di responsabilità individuale e sociale</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Raccolta e utilizzo dei dati nel gioco d&#8217;azzardo</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/26/raccolta-e-utilizzo-dei-dati-nel-gioco-dazzardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azardo e raccolta dati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=31564</guid>

					<description><![CDATA[<p>La data science applicata al gioco d’azzardo può infatti avere una duplice direzione: da un lato, rappresenta un potente alleato per il monitoraggio e la prevenzione; dall’altro, rischia di essere impiegata per affinare strategie di marketing personalizzato, capaci di aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma e, di conseguenza, la spesa del giocatore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/26/raccolta-e-utilizzo-dei-dati-nel-gioco-dazzardo/">Raccolta e utilizzo dei dati nel gioco d&#8217;azzardo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il ruolo della <em>data science</em> nella prevenzione del gioco d’azzardo patologico</strong>. E questo l&#8217;argomento di un articolo leggibile sul numero 1 del 2025 di BULLETTIN.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passaggio dai contesti fisici di gioco d&#8217;azzardo tradizionali alle piattaforme digitali, accessibili ovunque e in qualunque momento, negli ultimi anni ha comportato un’esplosione dei dati generati dai comportamenti dei giocatori: ogni clic, puntata, sessione, tempo di permanenza o reazione a una perdita può essere tracciato, archiviato e analizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti dati materia della<strong> data science</strong> che, &#8220;(&#8230;) attraverso tecniche di <strong>machine learning e modellazione predittiva</strong>, <strong>è in grado di rilevare pattern ricorrenti, anomalie e segnali di rischio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’utilizzo di modelli predittivi nel gioco d’azzardo</strong> non si limita alla semplice <strong>profilazione dei giocatori</strong>, ma si inserisce in un contesto più ampio di <strong>sorveglianza algoritmica</strong>, in cui ogni interazione dell’utente viene tracciata e analizzata con l’obiettivo di<strong> prevederne il comportamento</strong>. La capacità di raccogliere dati granulari in tempo reale consente alle piattaforme di gioco di segmentare i giocatori, individuare i cosiddetti high-risk gamblers e personalizzare le offerte in modo dinamico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La data science applicata al gioco d’azzardo</strong> può infatti avere una duplice direzione: da un lato, <strong>rappresenta un potente alleato per il monitoraggio e la prevenzione </strong>(Auer &amp; Griffiths, 2015, 339); dall’altro, rischia di essere impiegata per affinare strategie di marketing personalizzato, capaci di aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma e, di conseguenza, la spesa del giocatore (Zuboff, 2019).</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda che si pone il contributo riguarda il fatto se &#8220;È lecito raccogliere e analizzare dati comportamentali nel nome della prevenzione? È possibile conciliare la<strong> libertà individuale</strong> con una protezione algoritmica, senza scivolare in una forma di<strong> paternalismo digitale</strong>? E qual è la responsabilità degli operatori nel bilanciare gli interessi economici con la tutela delle persone vulnerabili?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L’applicazione della data science al settore del gioco d’azzardo evidenzia con forza la <strong>duplice natura della tecnologia</strong>: essa può essere usata per generare profitto, sfruttando la vulnerabilità dei giocatori, oppure può diventare uno <strong>strumento di prevenzione e responsabilità sociale. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La differenza non risiede negli algoritmi in sé, ma nel sistema di valori che ne guida l’uso. In un panorama dominato dal capitalismo della sorveglianza, l’enorme quantità di dati generata dai comportamenti dei giocatori online viene raccolta e analizzata principalmente per ottimizzare strategie di marketing e massimizzare i profitti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione per gli autori &#8220;la sfida, dunque, è quella di costruire un equilibrio tra prevenzione algoritmica e rispetto dell’autonomia individuale, tra innovazione e trasparenza, tra efficienza e giustizia. Il rischio è che la tecnologia diventi uno strumento di controllo sociale mascherato da tutela, amplificando disuguaglianze e riducendo la libertà personale.<br />
<strong>Il futuro della prevenzione nel gioco d’azzardo potrebbe quindi passare attraverso un uso etico e consapevole dei dati</strong>, in cui la protezione dell’individuo non sia subordinata al profitto aziendale, ma rappresenti un obiettivo centrale e non negoziabile. Una data science etica, orientata al benessere dell’utente, può diventare un alleato prezioso nella lotta contro la dipendenza patologica, tracciando la strada per un modello di gioco più sostenibile e umano&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Santo Spirito Living Room</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/20/santo-spirito-living-room/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 06:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[chill out]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce un locale, un open space di circa 40 metri quadrati, che sarà trasformato in un luogo di incontro e socializzazione, spazio eventi e chill out zone</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sul sito ufficiale del Comune di Firenze si può leggere del nuovo <strong>progetto dedicato ai giovani</strong> che verrà realizzato in piazza Santo Spirito, da cui il nome.</p>
<p style="text-align: justify;">ll progetto riguarda la creazione di uno spazio situato in Piazza Santo Spirito, una delle piazze più vive e frequentate del centro storico<strong>, </strong>caratterizzata da una forte identità e da un contesto sociale in evoluzione, animata di giorno dai mercatini e dai bistrot che si affacciano sulla piazza e di sera luogo di ritrovo prediletto della movida fiorentina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il locale, un open space di circa 40 metri quadrati, sarà trasformato in un luogo di incontro e socializzazione, spazio eventi e chill out zone</strong>, affidato in gestione,<strong> tramite Avviso pubblico</strong>, a giovani under 35.</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione del progetto prevede due percorsi di formazione rivolti a questi giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo percorso, a cura della Cooperativa MARE – Laboratorio di Innovazione Sociale, è dedicato al <strong>rafforzamento delle competenze organizzative, giuridico-amministrative e comunicative</strong>, e si svolgerà dal 13 gennaio al 3 marzo 2026. Il secondo, a cura della Cooperativa Sociale CAT, è focalizzato su <strong>strumenti e strategie per la tutela della salute durante eventi culturali e nel contesto del divertimento notturno</strong>, che si svolgerà dal 4 febbraio al 29 aprile 2026.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>PrEP Long Active gratuita anche in Italia</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/19/prep-long-active-gratuita-anche-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 08:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[HIV/AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[Infezioni sessualmente trasmissibili]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[HIV]]></category>
		<category><![CDATA[PrEP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Importante passo in avanti per le strategie di prevenzione dell’HIV nel nostro paese: l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, ha, finalmente, dato il suo via libera alla rimborsabilità della PrEP Long Acting, ossia la Profilassi pre-Esposizione a lunga durata, da parte del Servizio Sanitario Nazionale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, ha finalmente dato il via libera alla rimborsabilità della Profilassi pre-esposizione di lunga durata da parte del Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la notizia che si legge in un articolo di LILA: si tratta di una conquista molto importante a livello nazionale, ma dobbiamo attendere la fattibilità dell&#8217;accesso.<br />
Il farmaco della PrEP, denominato Apretude, è funzionale a ridurre il rischio di trasmissione dell&#8217;HIV per via sessuale negli adulti e negli adolescenti a partire dal sedicesimo anno di età. Il medicinale potrà essere prescritto solo dai centri ospedalieri o dagli specialisti infettivologi tramite la compilazione di una scheda predisposta da AIFA.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande novità si trova nella modalità di somministrazione: se precedentemente la via più accessibile e gratuita era quella orale adesso si può fare tramite via iniettiva. &#8220;<em>Dopo una prima iniezione</em>&#8220;, si legge nell&#8217;articolo, &#8220;<em>dovrà seguirne una seconda a distanza di un mese mentre le successive singole iniezioni di mantenimento sono previste ogni due mesi. <strong>Una iniezione ogni due mesi, dunque, per una copertura, altissima, dall’HIV</strong>.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impatto di questa notizia è molto importante in quanto la Prep Long Active può favorire l&#8217;aderenza alla terapia ad un numero maggiore di persone ed ampliare il target di riferimento. Si pensi alle persone che hanno difficoltà a rispettare un regime di assunzione su più giorni, o ancora chi ha difficoltà ad assumere pillole. <em><br />
</em>Ai punti forti si affiancano anche alcuni dubbi e motivi di preoccupazione: primo fra tutti il rispetto dell&#8217;obiettivo di ampliare l&#8217;accesso alla popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Tale implementazione deve prevedere <strong>una rete di centri PrEP capillare e distribuita su tutto il territorio nazionale, al contrario di quanto accaduto finora</strong> con la profilassi Preventiva orale. I criteri per l’erogazione della PrEP devono essere <strong>inclusivi, non stigmatizzanti e disponibili</strong>, il più possibile, per tutta la popolazione sessualmente attiva. Inoltre, l&#8217;erogazione della Prep dovrebbe essere accompagnata dalla <strong>gratuità di tutti gli esami diagnostici connessi alla Profilassi e alla salute sessuale delle persone</strong>, in stretta integrazione anche con centri IST&#8221;.<br />
</em>Il problema è, infatti, che in Italia al momento la diffusione della profilassi resta molto al di sotto degli standard previsti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I fumatori a bassa intensità non sono esenti da rischi: una ricerca</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/10/i-fumatori-a-bassa-intensita-non-sono-esenti-da-rischi-una-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:44:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[TABACCO]]></category>
		<category><![CDATA[fumo da tabacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fumatori a bassa intensità, a differenza dei fumatori pesanti, subiscono anche meno pressioni sociali o familiari per cambiare abitudine. E in molti casi il loro fumo è legato più a fattori emotivi e psicosociali che a una vera dipendenza fisiologica dalla nicotina — il che lo rende paradossalmente più difficile da trattare con gli approcci clinici convenzionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/10/i-fumatori-a-bassa-intensita-non-sono-esenti-da-rischi-una-ricerca/">I fumatori a bassa intensità non sono esenti da rischi: una ricerca</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I fumatori non quotidiani o a bassa intensità</strong> non sono esenti da rischi per la salute. E&#8217; quanto riporta un articolo sul sito di MOHRE (Mediterranean Observatory on Harm REduction) riprendendo i risultati di una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine che si è concentrata sull&#8217;America Latina.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio prende in esame quella&#8221;(&#8230;) <strong>fascia silenziosa di consumatori</strong> che si sente esentata dai rischi: chi fuma cinque sigarette al giorno, chi accende una sigaretta solo al weekend, chi giura di poter smettere quando vuole&#8221;. Bassi consumi che portano le persone a sottovalutare i rischi che corrono, mostrando nei fatti una minore motivazione a smettere in quanto <strong>convinti che il loro consumo sia sostanzialmente innocuo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una fascia presa poco in considerazioni anche dalle campagne di salute pubblica, che si concentrano prevalentemente sui consumatori pesanti.</p>
<p style="text-align: justify;">I fumatori a bassa intensità, &#8221; (&#8230;) a differenza dei <strong>fumatori pesanti</strong>, subiscono anche meno pressioni sociali o familiari per cambiare abitudine. E in molti casi il loro fumo è legato più a fattori emotivi e psicosociali che a una vera dipendenza fisiologica dalla nicotina — il che lo rende paradossalmente più difficile da trattare con gli approcci clinici convenzionali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In America Latina nonostante i tassi complessivi di fumo siano in calo, per quello non quotidiano e a bassa intensità si registrano aumenti. Questo non per mancanza di volontà, ma perché risulta carente la formazione nelle tecniche di consulenza breve, e gli interventi di cessazione rimangono inadeguati. Difficilmente questi fumatori vengono indirizzati ad uno specialista, quando invece beneficerebbero moltissimo di un breve intervento mirato già a livello di medicina di base.</p>
<p>Per quanto riguarda le terapie di cura attuali, esse risultano efficaci? Se per i forti fumatori, l’efficacia della farmacoterapia è consolidata, mancano studi sulla fascia dei fumatori a bassa intensità. Per colmare questa lacuna è nato il progetto pilota <strong>IMPACT</strong>, che ha dimostrato che sia la <strong>terapia sostitutiva della nicotina sia la vareniclina</strong> possono essere utili anche in questa popolazione di fumatori.</p>
<p>Uno degli elementi che emerge dallo studio riguarda in particolare le <strong>motivazioni personali</strong>.</p>
<p>&#8220;<strong>Tradizionalmente, gli interventi di cessazione sono stati progettati per chi vuole già smettere</strong>. Ma le prove più recenti indicano che gli interventi rivolti a fumatori che non sono ancora pronti a farlo possono essere efficaci quanto quelli destinati a chi è già motivato. Questo cambia radicalmente la prospettiva: i medici non dovrebbero aspettare che il paziente chieda aiuto, ma proporlo attivamente, anche al <span class="il">fumatore</span> <span class="il">leggero</span> che si sente «fuori dai radar».</p>
<p>Nelle conclusioni la ricerca sostiene che &#8221; <strong>la sfida</strong>, in definitiva, non è solo scientifica ma anche sistemica: molti paesi hanno sviluppato linee guida nazionali che considerano i fumatori a bassa intensità, ma la loro adozione è spesso incompleta e incoerente. Le ragioni sono strutturali — formazione limitata dei medici, mancanza di integrazione nei flussi di lavoro della medicina di base, accesso insufficiente alle terapie farmacologiche — e <strong>richiedono investimenti e volontà politica, non solo buone intenzioni&#8221;</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/10/i-fumatori-a-bassa-intensita-non-sono-esenti-da-rischi-una-ricerca/">I fumatori a bassa intensità non sono esenti da rischi: una ricerca</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dis-armati: un&#8217;indagine sulla violenza giovanile</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/03/dis-armati-unindagine-sulla-violenza-giovanile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=31366</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli allarmismi, il clamore mediatico e trovare la risposta solo nella punizione non servono ad affrontare i recenti episodi di violenza minorile e giovanile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/03/dis-armati-unindagine-sulla-violenza-giovanile/">Dis-armati: un&#8217;indagine sulla violenza giovanile</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Save the Children invita a mettere in luce la problematica del disagio diffuso tra gli adolescenti con il report <strong><em>“(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” </em></strong>e ad analizzarne le cause e le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca si focalizza innanzitutto sulla <strong>&#8220;geografia della violenza&#8221;</strong>: negli ultimi anni si nota<strong> un cambiamento a livello di intensità e di modalità negli atti di violenza agiti dagli adolescenti</strong>, complice anche l&#8217;eco mediatica prodotta dai social media. Le azioni sono più visibili, amplificate, aumentano le rapine, risse e lesioni personali con un&#8217;efferatezza apparentemente insensata. Dall&#8217;altro lato possiamo notare un <strong>aumento delle fragilità emotive diffuse tra i giovani e un senso di svuotamento affettivo sempre più impattante. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo adulto, di fronte a questa panoramica, sembra analizzare gli episodi di violenza con una lente puntata sulla sicurezza e ordine pubblico. La risposta si costruisce sulle punizioni e misure repressive ma il fenomeno continua a crescere. C&#8217;è la necessità di comprendere le motivazioni alla base dei comportamenti violenti e costruire una rete di supporto stabile e continuativa tra famiglie, scuole e istituzioni.<br />
Giorgia D&#8217;Errico, direttrice relazioni Istituzionali di Save the Children, afferma: <em>&#8220;è <strong>fondamentale investire stabilmente nell’educativa di strada e di comunità</strong>, e garantire spazi pubblici dove i giovani possano incontrarsi, esprimersi e partecipare in modo positivo. La via educativa è cruciale anche per accompagnare i giovani in percorsi di responsabilizzazione rispetto alle proprie azioni perché comprendano le conseguenze dei loro comportamenti.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si nota infatti come <strong>la violenza di strada non è più legata eslcusivamente alle aree di marginalità estrema ma coinvolge anche giovani di famiglie e ambienti socialmente integrati</strong>, senza distinzione di provenienza, classi sociali diverse, italiani e stranieri.</p>
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		<title>Dipendenze nei minori: le responsabilità delle piattaforme digitali</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/02/dipendenze-nei-minori-le-responsabilita-delle-piattaforme-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze da social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il problema è come queste piattaforme vengono progettate, ossia per farti restare sempre attaccato al device. Sotto accusa "(...) non sono  i contenuti, ma il design. Non scelte editoriali, ma scelte ingegneristiche. Lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche calibrate per generare ansia. Un prodotto difettoso, come potrebbe essere un’automobile con i freni rotti o come una sigaretta costruita per creare dipendenza".</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Instagram e YouTube paragonate a un “casinò digitale</strong>&#8220;. E&#8217; quanto affermano gli avvocati di una giovane donna americana che ha vinto una causa contro le piattaforme Google e Meta, già ribattezzata &#8220;il caso zero&#8221;, responsabili di avergli creato una dipendenza da Youtube e Instragram. Una dipendenza che ha avuto effetti negativi sulla sua salute, sviluppando sintomi depressivi e pensieri suicidari.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli avvocati il problema è <strong>come queste piattaforme vengono progettate</strong>, ossia per farti restare sempre attaccato al device. Sotto accusa &#8220;(&#8230;) non sono i contenuti, ma il design. Non scelte editoriali, ma scelte ingegneristiche. <strong>Lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche calibrate per generare ansia.</strong> Un prodotto difettoso, come potrebbe essere un’automobile con i freni rotti o come una sigaretta costruita per creare dipendenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I social seguono un preciso <strong>modello di business: catturare l’attenzione, tenerla il più a lungo possibile, monetizzarla.</strong> Per farlo hanno affinato strumenti che funzionano sui meccanismi neurologici della ricompensa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per<strong> Mario Moroni,</strong> podcaster e autore del volume <em>La fine dei social </em>ormai non si può più parlare di neutralità della tecnologia. &#8221; <strong>La tecnologia non è neutrale</strong>: è stata realizzata per ottimizzare, per guadagnare dai gap umani. E con l’intelligenza artificiale il problema si aggrava: non è solo “non neutrale”, ma comincia ad alimentarsi da sola&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questo scenario cosa si può fare? Sicuramente questa sentenza afferma che questi maccanismi di funzionamento possono avere effetti negativi per la salute, ma non si può fare di tutta l&#8217;erba un fascio. Per <strong>Mario Esposito, </strong>presidente di CoMeta, un’associazione di promozione sociale,&#8221;(&#8230;) non bisogna demonizzare la tecnologia, ma dobbiamo cambiare approccio. Non basta un filtro famiglia. Bisogna sedersi accanto ai propri figli e capire cosa guardano e perché. <strong>I figli poi ci osservano: se siamo i primi a non staccarci dallo smartphone a tavola, perdiamo ogni credibilità&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Altre possibilità di azione possono essere i <strong>Patti Digitali,</strong> ossia accordi tra gruppi di genitori per ritardare insieme l’accesso ai social dei propri figli. Un&#8217;azione collettiva che può avere un impatto maggiore delle singole azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa sentenza ha comunque segnato una svolta nel rapporto contro le grandi aziende Hi-tech, dimostrando anche che non dipende solo da come noi usiamo questa tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Giovani e dipendenza da sostanze: uno studio</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/26/giovani-e-dipendenza-da-sostanze-uno-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 07:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CANNABIS]]></category>
		<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze da sostanze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio ha l'obiettivo di esaminare la relazione tra variabili cliniche e demografiche in un campioni di giovani under 26 in carico al servizio, consumatori di sostanze psicoattive ad esclusione degli oppiacei.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella sezione Saggi, studi e ricerche della rivista online MISSION &#8211; Italian Quarterly Journal of Addiction, è disponibile un articolo che indaga il tema della <strong>dipendenza da sostanze tra i giovani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, realizzato dal S.S.D. Nuove Dipendenze ONDA1 &#8211; Dipartimernto Integrato Dipendenze &#8211; ASL città di Torino, ha l&#8217;obiettivo di <strong>esaminare la relazione tra variabili cliniche e demografiche</strong> in un campioni di giovani under 26 in carico al servizio, consumatori di sostanze psicoattive ad esclusione degli oppiacei.</p>
<p style="text-align: justify;">Studio che si inserisce in un contesto sociale in cui i <strong>primi consumi di sostanze sono sempre più precoci </strong>(come evidenziato dalla Relazione al Parlamento sul fenomeno della tossicodipendenza 2025) e che quindi necessitano di prese in carico altrettanto precoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli strumenti utilizzati nello studio sono stati il test ABQ( Adolescent Behaviour Questionnaire) e il 7 DAS (Seven Domains Addicition Scale). Il primo utilizzato per una valutazione multidimensionale del Disturbo da Uso di Sostanze, mentre il secondo per esplorare i sette domini psicopatologici individuati in letteratura come fattori prodromici per lo sviluppo e il mantenimento di una dipendenza patologica.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati emersi dallo studio evidenziano alcuni pattern ricorrenti che riguardano:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>la centralità della cannabis, usata come sostanza primaria in tutte le fasce di età prese in esame dallo studio, ma che diminuisce con l&#8217;aumentare dell&#8217;età in favore di altre sostanze più additive, come crack e cocaina inalata;</li>
<li>con l&#8217;aumentare dell&#8217;età si passa dal consumo di una sola sostanza al poliabuso (20% nella fascia 23-25 anni);</li>
<li>la gravità dei DUS aumenta con l&#8217;aumentare dell&#8217;età;</li>
<li>la gravità dei DUS aumenta con il consumo di più sostanze.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I risultati sono in linea con quanto emerge da recenti studi epidemiologici e clinici. <strong>La cannabis è la sostanza prevalente nei primi anni</strong>, ma poi lascia spazio ad un consumo maggiormente diversificato, che in età più adulta si associa a prognosi più severe.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda<strong> il genere</strong>, anche se non statisticamente significativo, rispetto alla gravità del DUS le donne mostrano una tendenza a quadri clinici più gravi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio presenta anche alcuni <strong>punti critici</strong>, che non rendono i risultati generalizzabili. Il primo è il campione, che si limita ad un solo servizio cittadino, il secondo la ridotta rappresentanza femminile e per ultimo il disegno trasversale che non permette di stabilire relazioni causali tra età, sostanze e gravità, né di seguire l&#8217;evoluzione dei percorsi individuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire ulteriormente queste relazioni servono studi con campioni più ampi e multicentrici, con disegni longitudinali in grado di chiarire meglio le dinamiche di transizione dal consumo di cannabis ad altre sostanze, e di approfondire le vulnerabilità specifiche tra i sessi.</p>
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		<title>Kit Antistupro: tra sensibilizzazione e prevenzione</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/24/kit-antistupro-tra-sensibilizzazione-e-prevenzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 08:17:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALCOL]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Sostanze psicoattive]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=31243</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le iniziative per distribuire gratuitamente i kit che rilevano sostanze pericolose nei drink</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per il mese di Marzo le province di Roma e Venezia hanno aderito ad una sperimentazione che consiste nella<strong> distribuzione gratuita di dispositivi che rilevano la presenza di sostanze stupefacenti nei drink</strong>. Si fa riferimento alle sostanze che riducono il sistema nervoso centrale come il <strong>flunitrazepam, il GHB e la ketamina</strong>, note anche come &#8220;droghe dello stupro&#8221;. Si tratta infatti di sostanze inodori e insapori che facilmente possono essere mescolate nelle bevande a insaputa della persona che le consuma.</p>
<p style="text-align: justify;">A Venezia sono stati forniti 2.500 kit in cento diverse farmacie, che li distribuiranno gratuitamente. <strong>Il dispositivo è un braccialetto imbevuto con alcuni reagenti chimici che cambia colore a contatto con le sostanze in questione.</strong> Può essere utilizzato facilmente versando una goccia del drink sul bracciale e attendere la colorazione. Per Roma invece è la seconda sperimentazione che verrà replicata con la distribuzione di 1500 kit.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale iniziativa mira alla prevenzione dei casi di <strong>sottomissione chimica, ovvero la pratica di somministrare sostanze a una persona a sua insaputa per abusarne, impedendole di opporsi.</strong> è importante sottolineare come questa dinamica non avviene solamente nei luoghi pubblici, ma è frequente anche in contesti familiari o privati, come ricorda il caso di Gisèle Pelicot. La sottomissione chimica può avvenire anche con l&#8217;utilizzo di farmaci da banco e di uso comune, come sonniferi o tranquillanti, non rilevabili da analisi.</p>
<p style="text-align: justify;">
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