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	<title>POLITICHE SOCIALI E SANITARIE Archivi - CESDA</title>
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	<description>centro studi e documentazione su dipendenze e aids</description>
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	<title>POLITICHE SOCIALI E SANITARIE Archivi - CESDA</title>
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	<item>
		<title>Quando il cammino diventa educazione</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/05/03/quando-il-cammino-diventa-educazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 07:28:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[messa alla prova]]></category>
		<category><![CDATA[ritiro sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un'ipotesi di innovazione educativa attraverso il cammino in natura</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999"><strong>Il cammino come spinta al cambiamento.</strong> È questa l’idea alla base del progetto promosso dall’associazione <em><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Lunghi Cammini</span></span></em>, realtà italiana nata nel 2016 che propone percorsi educativi intensivi per adolescenti in difficoltà. Si tratta di un&#8217;esperienza ben precisa: 30 giorni di cammino, circa 600 chilometri, senza smartphone, in un rapporto uno a uno con un accompagnatore, con il supporto a distanza di un’équipe educativa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999">Nata nel 2016 su ispirazione di esperienze già diffuse in Belgio e Francia, l’iniziativa ha l’obiettivo di <strong>offrire ai giovani un’occasione di “rottura” con il proprio contesto, favorendo riflessione, autonomia e crescita personale attraverso la fatica fisica e l’immersione nella natura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999">Il progetto si rivolge a giovani sia in situazioni di disagio sociale come il ritiro sociale, sia ai giovani coinvolti nel circuito penale minorile. In questo contesto, il cammino può diventare parte della <strong data-start="2184" data-end="2204">messa alla prova</strong>, uno strumento che permette ai minori autori di reato di intraprendere un percorso educativo alternativo al processo penale. Se il percorso ha esito positivo, il giudice può dichiarare estinto il reato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2952" data-end="3303">L’obiettivo non è solo “allontanare” i ragazzi da contesti problematici, ma <strong>offrire loro uno spazio per riflettere su sé stessi e sulle proprie possibilità.</strong> Come sottolinea la presidente Isabella Zuliani, il cammino “apre finestre”: permette ai giovani di scoprire risorse personali spesso inesplorate, rafforzando autostima e senso di responsabilità. <strong>Al ritorno, è fondamentale il reinserimento nel contesto educativo e sociale, per valorizzare i cambiamenti avvenuti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="3305" data-end="3609" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Nonostante i risultati positivi, il progetto resta <strong>complesso da sostenere economicamente e si regge su finanziamenti privati e bandi</strong>. Si tratta però di un esempio concreto di innovazione educativa e di giustizia riparativa, capace di trasformare un percorso di difficoltà in un’occasione di ripartenza.</p>
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		<item>
		<title>Alcohol Prevention Day 2026</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/28/alcohol-prevention-day-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 06:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALCOL]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[alcol day]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Alcohol Prevention Day, sostenuto dal Ministero della Salute, svolto e promosso in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), garantisce le evidenze e i materiali atti a favorire e supportare una adeguata cultura di prevenzione basata su livelli più elevati di tutela della salute, di consapevolezza e di responsabilità individuale e sociale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/28/alcohol-prevention-day-2026/">Alcohol Prevention Day 2026</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha messo a disposizione sul proprio sito il <a href="https://www.epicentro.iss.it/alcol/apd26-convegno">materiale</a> presentato al convegno <strong>Alcohol Prevention Day 2026 </strong>che si è tenuto il 16 aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’edizione 2026 ha assunto un particolare valore simbolico perché coincide con il 25° anniversario dell’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) e con i 25 anni della legge quadro n. 125/2001 in materia di alcol e problemi alcol-correlati, una delle principali normative italiane in materia di prevenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Alcohol Prevention Day, sostenuto dal Ministero della Salute, svolto e promosso in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), garantisce le evidenze e i materiali atti a favorire e supportare una adeguata <strong>cultura di prevenzione basata su livelli più elevati di tutela della salute, di consapevolezza e di responsabilità individuale e sociale</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Santo Spirito Living Room</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/20/santo-spirito-living-room/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 06:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[chill out]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce un locale, un open space di circa 40 metri quadrati, che sarà trasformato in un luogo di incontro e socializzazione, spazio eventi e chill out zone</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sul sito ufficiale del Comune di Firenze si può leggere del nuovo <strong>progetto dedicato ai giovani</strong> che verrà realizzato in piazza Santo Spirito, da cui il nome.</p>
<p style="text-align: justify;">ll progetto riguarda la creazione di uno spazio situato in Piazza Santo Spirito, una delle piazze più vive e frequentate del centro storico<strong>, </strong>caratterizzata da una forte identità e da un contesto sociale in evoluzione, animata di giorno dai mercatini e dai bistrot che si affacciano sulla piazza e di sera luogo di ritrovo prediletto della movida fiorentina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il locale, un open space di circa 40 metri quadrati, sarà trasformato in un luogo di incontro e socializzazione, spazio eventi e chill out zone</strong>, affidato in gestione,<strong> tramite Avviso pubblico</strong>, a giovani under 35.</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione del progetto prevede due percorsi di formazione rivolti a questi giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo percorso, a cura della Cooperativa MARE – Laboratorio di Innovazione Sociale, è dedicato al <strong>rafforzamento delle competenze organizzative, giuridico-amministrative e comunicative</strong>, e si svolgerà dal 13 gennaio al 3 marzo 2026. Il secondo, a cura della Cooperativa Sociale CAT, è focalizzato su <strong>strumenti e strategie per la tutela della salute durante eventi culturali e nel contesto del divertimento notturno</strong>, che si svolgerà dal 4 febbraio al 29 aprile 2026.</p>
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		<item>
		<title>Eliminare l&#8217;HCV entro il 2030</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/17/eliminare-lhcv-entro-il-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 06:56:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infezioni sessualmente trasmissibili]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[HCV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, dati aggiornati al dicembre 2025, oltre 3,1 milioni di persone sono state sottoposte allo screening HCV e più di 19.000 infezioni attive sono state identificate negli ultimi 5 anni. Oltre a questo sono state fatte 4mila diagnosi avviate al trattamento in persone senza fattori di rischio noti. Un lavoro che pone il nostro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/17/eliminare-lhcv-entro-il-2030/">Eliminare l&#8217;HCV entro il 2030</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Italia, dati aggiornati al dicembre 2025, <strong>oltre 3,1 milioni di persone sono state sottoposte allo</strong> <strong>screening HCV</strong> e più di 19.000 infezioni attive sono state identificate negli ultimi 5 anni. Oltre a questo sono state fatte 4mila diagnosi avviate al trattamento in persone senza fattori di rischio noti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lavoro che pone il nostro paese tra i primi a poter <strong>eliminare l’HCV entro il 2030</strong>. E&#8217; quanto si legge su un articolo del sito <em>uniticontrol&#8217;aids.it </em>che riporta le conclusioni del convegno dedicato alle alleanze per la lotta alle epatiti virali e alle malattie epatiche, promosso dal Centro Nazionale per la Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Loreta Kondili, responsabile del monitoraggio nazionale dello screening HCV, spiega che &#8221; L’Italia ha già dimostrato una leadership a livello europeo, con oltre 280.000 pazienti trattati, il numero più elevato in Europa, confermando l’<strong>efficacia delle strategie adottate</strong> e la necessità di proseguire con determinazione verso l’eliminazione dell’HCV entro il 203&#8243;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le strategie adottate c&#8217;è quella della &#8220;(&#8230;)<strong> micro-eliminazione attraverso lo screening intraospedaliero, ovvero l</strong>’<strong>integrazione del test HCV nei percorsi clinici mediante esami del sangue già previsti.</strong> Una modalità semplice, efficace e sostenibile che consente di intercettare infezioni non diagnosticate e garantire un rapido linkage to care, permettendo l’eliminazione del virus e la prevenzione di complicanze gravi, tra cui cirrosi e tumore del fegato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel convegno è stato &#8220;(&#8230;) inoltre evidenziato come il rischio di infezione da <strong>HCV sia ancora presente anche in persone senza apparenti fattori di rischio</strong>, a causa di esposizioni avvenute in passato, quali procedure odontoiatriche, trattamenti invasivi o microinvasivi, tatuaggi o utilizzo di strumenti non adeguatamente sterilizzati&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/17/eliminare-lhcv-entro-il-2030/">Eliminare l&#8217;HCV entro il 2030</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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		<item>
		<title>Social media e mondo sanitario</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/15/social-media-e-mondo-sanitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:20:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le  istituzioni sanitarie hanno una responsabilità specifica. Devono promuovere alfabetizzazione digitale e interrogarsi criticamente sul proprio utilizzo delle piattaforme. Molte aziende sanitarie utilizzano i social media per la promozione della salute o la comunicazione istituzionale, ma ogni tecnologia incorpora una logica economica e operativa: non è neutra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/15/social-media-e-mondo-sanitario/">Social media e mondo sanitario</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La nostra vita quotidiana è sempre più immersa nell&#8217;<strong>utilizzo di piattaforme digitali. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Facebook, Instagram, X, TikTok, solo per citarne alcune, non sono più semplici strumenti di comunicazione, ma infrastrutture sociali attraverso cui si informano, si relazionano e si orientano milioni di persone. Sul sito di <em>Salute internazionale</em> si analizzano alcune conseguenze di questa immersione e sulla possibilità di orientare queste piattaforme verso un utilizzo più democratico e meno dannoso per la salute.</p>
<p style="text-align: justify;">Le grandi piattaforme digitali sono basate su un &#8220;(&#8230;) <strong> modello economico dell’attenzione che premia l’ingaggio continuo</strong>: le piattaforme sono progettate per massimizzare il tempo di permanenza tramite notifiche, feed personalizzati e contenuti emotivamente salienti. Le implicazioni di questa &#8220;costruzione&#8221; sono anche sanitarie. Diversi studi hanno evidenziato correlazioni tra utilizzo intensivo dei social media e disturbi della salute mentale (ansia, depressione, ideazione suicidaria),<strong> diffusione di disinformazione sanitaria</strong>, promozione di stili di vita non salutari e polarizzazione politica; alcuni autori hanno inoltre ipotizzato una <strong>progressiva erosione dell’autonomia personale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per contrastare queste conseguenze sulla salute &#8220;(&#8230;) alcuni Paesi hanno proposto limiti di età per l’accesso ai social, non senza critiche; negli Stati Uniti sono stati avviati procedimenti giudiziari per valutare la responsabilità delle piattaforme nei meccanismi di dipendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo queste piattaforme si stanno trasformando sempre di più in strumenti che, attraverso l&#8217;estrazioni di dati messi a disposizione dagli utenti, cercano di prevedere e modificare il comportamento umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una teoria questa proposta da Shoshana Zuboff, sociologa statunitense e autrice del libro <em>The Age of Surveillance Capitalism. </em></p>
<p><strong>Secondo Zuboff questo sistema di monitoraggio dati si è affermato anche per l’assenza di un’effettiva funzione di controllo democratico.</strong> In mancanza di un’adeguata risposta politica,  le infrastrutture dell’informazione e della comunicazione sono diventate spazi privatizzati con vincoli normativi deboli rispetto alla loro portata sistemica.</p>
<p>Per questo motivo l&#8217;articolo conclude che: &#8220;<strong>le istituzioni sanitarie hanno una responsabilità specifica. Devono promuovere alfabetizzazione digitale e interrogarsi criticamente sul proprio utilizzo delle piattaforme.</strong> Molte aziende sanitarie utilizzano i social media per la promozione della salute o la comunicazione istituzionale, ma ogni tecnologia incorpora una logica economica e operativa: non è neutra. In particolare i social media costituiscono un ambiente strutturalmente problematico per il mondo sanitario. È necessario quindi chiedersi se lo strumento sia coerente con gli obiettivi dichiarati&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/15/social-media-e-mondo-sanitario/">Social media e mondo sanitario</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I professionisti in difficoltà: dipendenze in aumento</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/13/i-professionisti-in-difficolta-dipendenze-in-aumento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[GAMING]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripartire dall'educazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arriva un<strong> campanello di allarme da una recente indagine dell&#8217;Istituto Europeo delle Dipendenze (IEuD) in merito ad una richiesta forte di supporto per la cura delle dipendenze da parte dei professionisti della materia.</strong><br />
La problematica emerge infatti da piscologi, psicoterapeuti e medici di base che si trovano ad affrontare la presa in carico di persone che soffrono di una o più dipendenze.<br />
Le dipendenze ad oggi spaziano da quelle da sostanza o comportamentali, ma anche gioco d&#8217;azzardo, gaming, sesso, dipendenze affettive etc.<br />
Le risorse e gli strumenti messi in campo non sono più sufficienti e chi lavora in questo ambito necessita un supporto reale. L&#8217;indagine in merito ha provato a identificare le difficoltà dei professionisti attraverso un questionario,<strong> sottoposto a 1.000 psicologi e psicoterapeuti di tutta Italia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo di Vita riporta i risultati: <em><strong>il 61% dei professionisti dichiara di incontrare pazienti con dipendenza molto spesso; il 25% occasionalmente; il 14% raramente</strong>. Nessuno dichiara di non averli mai incontrati. Eppure <strong>solo il 35% si sente completamente preparato per trattare questi casi</strong>.</em> Non solo per gli psicoterapeuti ma anche per i medici di base sta diventando complesso fronteggiare questa realtà: &#8221; <em>i medici di medicina generale sono i primi a venire in contatto con i pazienti, ma la mancanza di formazione sul tema delle dipendenze e di chiari riferimenti specialistici a cui inviare eventualmente il paziente ne condizionano le possibilità di intervento.&#8221; </em></p>
<p style="text-align: justify;">Diventa urgente infatti investire sulla formazione e costruire reti di appoggio tra i diversi servizi e professionisti: medico di base, servizi specialistici, terapeuti anche privati, comunità terapeutiche.<br />
Emanuele Bignamini, psichiatra e psicoterapeuta, referente scientifico dello IEuD, propone di ripartire dall&#8217;educazione. &#8220;<em>Le dipendenze si strutturano nella parte sottocorticale del cervello, dove emergono le spinte emotive&#8221; spiega. &#8220;Queste vengono poi modulate dalla corteccia prefrontale – la parte più razionale – che però non genera motivazioni: le regola soltanto. Questo significa che, senza una educazione che rinforzi le capacità critiche e di autocontrollo, restiamo dipendenti dalle nostre emozioni. Perciò, <strong>tanto più una persona impara a riflettere criticamente e a non dare seguito alle spinte impulsive, tanto più sarà in grado di contenere anche le spinte che possono portare a dipendenza</strong>&#8220;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/13/i-professionisti-in-difficolta-dipendenze-in-aumento/">I professionisti in difficoltà: dipendenze in aumento</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carcere e salute mentale</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/12/carcere-e-salute-mentale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 08:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[carcere e salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gestire l’emergenza costa molto di più del fare prevenzione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La casa circondariale di Sollicciano nel 2025 contava una popolazione di 581 detenuti per una capienza di 366 posti letto. I dati forniti dalla polizia penitenziaria segnalano 640 episodi di autolesionismo, 50 tentativi di suicidio, tre suicidi, 368 deferimenti all&#8217;autorità giudiziaria, 49 episodi di aggressioni agli agenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Andrea Piazzoli, consigliere dell&#8217;Ordine degli Psicologi della Toscana, parla del <strong>sovraffollamento non solo come un problema logistico ma &#8220;un fattore che alimenta la violenza e il disagio mentale all’interno degli istituti penitenziari&#8221;.</strong> Ambienti sovraffollati, continua Piazzoli, aumentano i livelli di stress, la creazione di conflitti e determinano un impatto importante sulla salute mentale sia delle persone detenute sia di chi all&#8217;interno delle carceri lavora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema rimane quello di lavorare sulle emergenze e non provare a creare un sistema che miri alla prevenzione e alla creazione di un ambiente non solo punitivo ma anche riabilitativo.<br />
Il consigliere dell&#8217;Ordine toscano pone l&#8217;accento sul fatto che <strong>il benessere psicologico rappresenti una condizione necessaria per la sicurezza, la convivenza sana e la riduzione della recidiva, mentre troppo spesso lo si considera un elemento accessorio, superfluo</strong>. Piazzoli fa emergere la necessità di <strong>&#8220;ripensare il carcere e iniziare a considerarlo come un ecosistema umano</strong>, dove c’è uno spazio delle relazioni, dei significati che si intrecciano. L’idea di avere delle strutture più organizzate per comunità, che siano ambienti meno deprivati, non è un’utopia.&#8221;<br />
Ci sono già alcuni esempi in paesi del nord Europa dove sono stati portate avanti modelli di piccole comunità che hanno avuto risultati in termini di riduzioni della recidiva impressionanti, nonostante una spesa iniziale maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo passo riguarda<strong> le figure degli educatori,</strong> troppo spesso sotto organico e costretti a lavorare isolati, senza la strategia di creare una visione a livello nazionale. A Sollicciano, infatti, si contano nove educatori effettivi, a fronte degli undici previsti. Si tratta di un paradigma che è necessario cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/12/carcere-e-salute-mentale/">Carcere e salute mentale</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I fumatori a bassa intensità non sono esenti da rischi: una ricerca</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/10/i-fumatori-a-bassa-intensita-non-sono-esenti-da-rischi-una-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:44:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[TABACCO]]></category>
		<category><![CDATA[fumo da tabacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fumatori a bassa intensità, a differenza dei fumatori pesanti, subiscono anche meno pressioni sociali o familiari per cambiare abitudine. E in molti casi il loro fumo è legato più a fattori emotivi e psicosociali che a una vera dipendenza fisiologica dalla nicotina — il che lo rende paradossalmente più difficile da trattare con gli approcci clinici convenzionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/10/i-fumatori-a-bassa-intensita-non-sono-esenti-da-rischi-una-ricerca/">I fumatori a bassa intensità non sono esenti da rischi: una ricerca</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I fumatori non quotidiani o a bassa intensità</strong> non sono esenti da rischi per la salute. E&#8217; quanto riporta un articolo sul sito di MOHRE (Mediterranean Observatory on Harm REduction) riprendendo i risultati di una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine che si è concentrata sull&#8217;America Latina.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio prende in esame quella&#8221;(&#8230;) <strong>fascia silenziosa di consumatori</strong> che si sente esentata dai rischi: chi fuma cinque sigarette al giorno, chi accende una sigaretta solo al weekend, chi giura di poter smettere quando vuole&#8221;. Bassi consumi che portano le persone a sottovalutare i rischi che corrono, mostrando nei fatti una minore motivazione a smettere in quanto <strong>convinti che il loro consumo sia sostanzialmente innocuo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una fascia presa poco in considerazioni anche dalle campagne di salute pubblica, che si concentrano prevalentemente sui consumatori pesanti.</p>
<p style="text-align: justify;">I fumatori a bassa intensità, &#8221; (&#8230;) a differenza dei <strong>fumatori pesanti</strong>, subiscono anche meno pressioni sociali o familiari per cambiare abitudine. E in molti casi il loro fumo è legato più a fattori emotivi e psicosociali che a una vera dipendenza fisiologica dalla nicotina — il che lo rende paradossalmente più difficile da trattare con gli approcci clinici convenzionali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In America Latina nonostante i tassi complessivi di fumo siano in calo, per quello non quotidiano e a bassa intensità si registrano aumenti. Questo non per mancanza di volontà, ma perché risulta carente la formazione nelle tecniche di consulenza breve, e gli interventi di cessazione rimangono inadeguati. Difficilmente questi fumatori vengono indirizzati ad uno specialista, quando invece beneficerebbero moltissimo di un breve intervento mirato già a livello di medicina di base.</p>
<p>Per quanto riguarda le terapie di cura attuali, esse risultano efficaci? Se per i forti fumatori, l’efficacia della farmacoterapia è consolidata, mancano studi sulla fascia dei fumatori a bassa intensità. Per colmare questa lacuna è nato il progetto pilota <strong>IMPACT</strong>, che ha dimostrato che sia la <strong>terapia sostitutiva della nicotina sia la vareniclina</strong> possono essere utili anche in questa popolazione di fumatori.</p>
<p>Uno degli elementi che emerge dallo studio riguarda in particolare le <strong>motivazioni personali</strong>.</p>
<p>&#8220;<strong>Tradizionalmente, gli interventi di cessazione sono stati progettati per chi vuole già smettere</strong>. Ma le prove più recenti indicano che gli interventi rivolti a fumatori che non sono ancora pronti a farlo possono essere efficaci quanto quelli destinati a chi è già motivato. Questo cambia radicalmente la prospettiva: i medici non dovrebbero aspettare che il paziente chieda aiuto, ma proporlo attivamente, anche al <span class="il">fumatore</span> <span class="il">leggero</span> che si sente «fuori dai radar».</p>
<p>Nelle conclusioni la ricerca sostiene che &#8221; <strong>la sfida</strong>, in definitiva, non è solo scientifica ma anche sistemica: molti paesi hanno sviluppato linee guida nazionali che considerano i fumatori a bassa intensità, ma la loro adozione è spesso incompleta e incoerente. Le ragioni sono strutturali — formazione limitata dei medici, mancanza di integrazione nei flussi di lavoro della medicina di base, accesso insufficiente alle terapie farmacologiche — e <strong>richiedono investimenti e volontà politica, non solo buone intenzioni&#8221;</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un farmaco per smettere di fumare rimborsato dallo Stato</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/07/un-farmaco-per-smettere-di-fumare-rimborsato-dallo-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 06:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[TABACCO]]></category>
		<category><![CDATA[politiche sanitarie]]></category>
		<category><![CDATA[tabacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia dal 30 Marzo 2026 la citisina sarà un farmaco rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La citisina è uno dei principi attivi più efficaci per contrastare la dipendenza da nicotin</strong>a. Sebbene venga prodotta da molto tempo è ancora una sostanza poco conosciuta in Italia. Il principio attivo viene estratto dal Cytisus laburnum, una pianta nota con il nome di maggiociondolo, e la sua efficacia è nota da tempo. Nonostante la prima pillola a base di citisina fu prodotta nel 1964 in Bulgaria, solo<strong> nel 2024 l&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità l&#8217;ha inserita nella lista dei farmaci essenziali per combattere la dipendenza da fumo di sigarett</strong>e.</p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo del Post rende noto che <strong>dal 30 Marzo 2026 in Italia la citisina sarà un farmaco rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale</strong>, rendendo la terapia a costo zero per il paziente. L&#8217;unico requisito per accedere al farmaco è essersi rivolti ad un centro antifumo, e portare avanti oltre alla terapia farmacologica, un percorso psicologico e comportamentale. Il farmaco veniva venduto in precedenza come prodotto galenico in farmacia, mentre da ora in avanti sarà disponibile gratuitamente in una confezione da 100 pillole (che senza rimborso ha un costo di 90 euro). Come si legge nell&#8217;articolo l’idea è che il paziente smetta di fumare dopo cinque giorni dall’inizio della terapia e poi continui a prendere le pillole diminuendone l’assunzione gradualmente.</p>
<p style="text-align: justify;">La citisina agisce sugli stessi recettori nervosi attivati dalla nicotina, e per questo, ha un&#8217;<strong>efficacia doppia: si annullano gli effetti piacevoli legati all&#8217;uso della sigaretta e limita invece quelli negativi dell&#8217;astinenza. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli ultimi dati in Italia i fumatori stanno diminuendo ma gli adulti fumatori rappresentano comunque un quarto della popolazione, con un carico economico sullo Stato di spese dirette e indirette di circa 26 miliardi di euro all&#8217;anno.</p>
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		<title>Dis-armati: un&#8217;indagine sulla violenza giovanile</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/03/dis-armati-unindagine-sulla-violenza-giovanile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli allarmismi, il clamore mediatico e trovare la risposta solo nella punizione non servono ad affrontare i recenti episodi di violenza minorile e giovanile.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Save the Children invita a mettere in luce la problematica del disagio diffuso tra gli adolescenti con il report <strong><em>“(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” </em></strong>e ad analizzarne le cause e le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca si focalizza innanzitutto sulla <strong>&#8220;geografia della violenza&#8221;</strong>: negli ultimi anni si nota<strong> un cambiamento a livello di intensità e di modalità negli atti di violenza agiti dagli adolescenti</strong>, complice anche l&#8217;eco mediatica prodotta dai social media. Le azioni sono più visibili, amplificate, aumentano le rapine, risse e lesioni personali con un&#8217;efferatezza apparentemente insensata. Dall&#8217;altro lato possiamo notare un <strong>aumento delle fragilità emotive diffuse tra i giovani e un senso di svuotamento affettivo sempre più impattante. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo adulto, di fronte a questa panoramica, sembra analizzare gli episodi di violenza con una lente puntata sulla sicurezza e ordine pubblico. La risposta si costruisce sulle punizioni e misure repressive ma il fenomeno continua a crescere. C&#8217;è la necessità di comprendere le motivazioni alla base dei comportamenti violenti e costruire una rete di supporto stabile e continuativa tra famiglie, scuole e istituzioni.<br />
Giorgia D&#8217;Errico, direttrice relazioni Istituzionali di Save the Children, afferma: <em>&#8220;è <strong>fondamentale investire stabilmente nell’educativa di strada e di comunità</strong>, e garantire spazi pubblici dove i giovani possano incontrarsi, esprimersi e partecipare in modo positivo. La via educativa è cruciale anche per accompagnare i giovani in percorsi di responsabilizzazione rispetto alle proprie azioni perché comprendano le conseguenze dei loro comportamenti.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si nota infatti come <strong>la violenza di strada non è più legata eslcusivamente alle aree di marginalità estrema ma coinvolge anche giovani di famiglie e ambienti socialmente integrati</strong>, senza distinzione di provenienza, classi sociali diverse, italiani e stranieri.</p>
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