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	<title>DISTURBO DA GIOCO D&#039;AZZARDO Archivi - CESDA</title>
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	<description>centro studi e documentazione su dipendenze e aids</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Apr 2026 12:53:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>DISTURBO DA GIOCO D&#039;AZZARDO Archivi - CESDA</title>
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	<item>
		<title>Raccolta e utilizzo dei dati nel gioco d&#8217;azzardo</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/26/raccolta-e-utilizzo-dei-dati-nel-gioco-dazzardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azardo e raccolta dati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La data science applicata al gioco d’azzardo può infatti avere una duplice direzione: da un lato, rappresenta un potente alleato per il monitoraggio e la prevenzione; dall’altro, rischia di essere impiegata per affinare strategie di marketing personalizzato, capaci di aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma e, di conseguenza, la spesa del giocatore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/26/raccolta-e-utilizzo-dei-dati-nel-gioco-dazzardo/">Raccolta e utilizzo dei dati nel gioco d&#8217;azzardo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il ruolo della <em>data science</em> nella prevenzione del gioco d’azzardo patologico</strong>. E questo l&#8217;argomento di un articolo leggibile sul numero 1 del 2025 di BULLETTIN.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passaggio dai contesti fisici di gioco d&#8217;azzardo tradizionali alle piattaforme digitali, accessibili ovunque e in qualunque momento, negli ultimi anni ha comportato un’esplosione dei dati generati dai comportamenti dei giocatori: ogni clic, puntata, sessione, tempo di permanenza o reazione a una perdita può essere tracciato, archiviato e analizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti dati materia della<strong> data science</strong> che, &#8220;(&#8230;) attraverso tecniche di <strong>machine learning e modellazione predittiva</strong>, <strong>è in grado di rilevare pattern ricorrenti, anomalie e segnali di rischio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’utilizzo di modelli predittivi nel gioco d’azzardo</strong> non si limita alla semplice <strong>profilazione dei giocatori</strong>, ma si inserisce in un contesto più ampio di <strong>sorveglianza algoritmica</strong>, in cui ogni interazione dell’utente viene tracciata e analizzata con l’obiettivo di<strong> prevederne il comportamento</strong>. La capacità di raccogliere dati granulari in tempo reale consente alle piattaforme di gioco di segmentare i giocatori, individuare i cosiddetti high-risk gamblers e personalizzare le offerte in modo dinamico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La data science applicata al gioco d’azzardo</strong> può infatti avere una duplice direzione: da un lato, <strong>rappresenta un potente alleato per il monitoraggio e la prevenzione </strong>(Auer &amp; Griffiths, 2015, 339); dall’altro, rischia di essere impiegata per affinare strategie di marketing personalizzato, capaci di aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma e, di conseguenza, la spesa del giocatore (Zuboff, 2019).</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda che si pone il contributo riguarda il fatto se &#8220;È lecito raccogliere e analizzare dati comportamentali nel nome della prevenzione? È possibile conciliare la<strong> libertà individuale</strong> con una protezione algoritmica, senza scivolare in una forma di<strong> paternalismo digitale</strong>? E qual è la responsabilità degli operatori nel bilanciare gli interessi economici con la tutela delle persone vulnerabili?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L’applicazione della data science al settore del gioco d’azzardo evidenzia con forza la <strong>duplice natura della tecnologia</strong>: essa può essere usata per generare profitto, sfruttando la vulnerabilità dei giocatori, oppure può diventare uno <strong>strumento di prevenzione e responsabilità sociale. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La differenza non risiede negli algoritmi in sé, ma nel sistema di valori che ne guida l’uso. In un panorama dominato dal capitalismo della sorveglianza, l’enorme quantità di dati generata dai comportamenti dei giocatori online viene raccolta e analizzata principalmente per ottimizzare strategie di marketing e massimizzare i profitti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione per gli autori &#8220;la sfida, dunque, è quella di costruire un equilibrio tra prevenzione algoritmica e rispetto dell’autonomia individuale, tra innovazione e trasparenza, tra efficienza e giustizia. Il rischio è che la tecnologia diventi uno strumento di controllo sociale mascherato da tutela, amplificando disuguaglianze e riducendo la libertà personale.<br />
<strong>Il futuro della prevenzione nel gioco d’azzardo potrebbe quindi passare attraverso un uso etico e consapevole dei dati</strong>, in cui la protezione dell’individuo non sia subordinata al profitto aziendale, ma rappresenti un obiettivo centrale e non negoziabile. Una data science etica, orientata al benessere dell’utente, può diventare un alleato prezioso nella lotta contro la dipendenza patologica, tracciando la strada per un modello di gioco più sostenibile e umano&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nel 2025 aumenta la raccolta del gioco d&#8217;azzardo</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/23/nel-2025-aumenta-la-raccolta-del-gioco-dazzardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 06:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le entrate erariali che vengono dal comparto sono state 11,4 miliardi di euro nel 2025</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2025 la raccolta per il Gioco d&#8217;Azzardo</strong> ha superato i <strong>164,6 miliardi di euro: sono oltre sette miliardi di euro in più rispetto al 2024 (più 4,55% in termini percentuali). </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un nuovo record per l’Italia. E&#8217; quanto si può leggere in un comunicato stampa sul sito del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti).</p>
<p style="text-align: justify;">Un settore quello del Gioco d&#8217;Azzardo che, oltre a produrre cifre enormi da anni, può produrre anche danni alle persone, alle famiglie e alla comunità nel suo insieme. In pratica si parla di difficoltà economiche, indebitamento, usura, separazioni e divorzi, infiltrazioni criminali, riciclaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno questo che, secondo il comunicato stampa, cresce e si espande grazie al <strong>disinteresse della politica</strong>, che &#8220;(&#8230;) si volta dall&#8217;altra parte&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto la politica  sembra &#8220;(&#8230;) interessata alle <strong>entrate erariali</strong> che vengono dal comparto: <strong>11,4 miliardi di euro</strong> nel 2025. Ma, anche limitandosi a questo – e dimenticando difficoltà e sofferenze dei cittadini – i conti non tornano. Lo stato ha incassato lo scorso anno lo <strong>0,74% in meno</strong> rispetto all’anno precedente: il volume d’affari aumenta in modo vertiginoso, ma lo stato incassa più o meno sempre la stessa cifra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comunicato si conclude con un appello: &#8220;chiediamo nuovamente a governo e parlamento, di fronte a questo ennesimo boom dell’azzardo, di recuperare la loro funzione di difesa dell’interesse pubblico e di tutela della salute dei cittadini e di varare al più presto una <strong>legge di regolamentazione del settore,</strong> <strong>che riduca l’offerta di gioco</strong>, unica via per porre fine a una situazione gravissima e fuori controllo&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/23/nel-2025-aumenta-la-raccolta-del-gioco-dazzardo/">Nel 2025 aumenta la raccolta del gioco d&#8217;azzardo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Disturbo da Gioco d&#8217;Azzardo e presa in carico di persone straniere</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/14/disturbo-da-gioco-dazzardo-e-presa-in-carico-di-persone-straniere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 06:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo da gioco d'azzardo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=31462</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il contributo intende analizzare in particolare gli ostacoli linguistici, simbolici e culturali che caratterizzano la relazione terapeutica con pazienti definiti “difficili”. Pazienti che frequentemente nella pratica clinica sono soggetti che sfidano le competenze dei professionisti, mettono in crisi i protocolli operativi e sembrano sottrarsi a una presa in carico lineare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/14/disturbo-da-gioco-dazzardo-e-presa-in-carico-di-persone-straniere/">Disturbo da Gioco d&#8217;Azzardo e presa in carico di persone straniere</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La relazione terapeutica con pazienti stranieri che hanno un disturbo da Gioco d&#8217;Azzardo</strong> è il tema di un contributo scientifico disponibile sulla rivista Mission &#8211; Italian Quarterly Journal of Addiction n° 71 di settembre 2025.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tema, quello dell&#8217;incontro terapeutico con pazienti stranieri, che sarà sempre più frequente da praticare e più urgente da analizzare. Una analisi che l&#8217;articolo si propone di fare partendo dalla storia complessa di migrazione e vulnerabilità di un uomo albanese di 53 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contributo intende analizzare in particolare <strong>gli ostacoli linguistici, simbolici e culturali che caratterizzano la relazione terapeutica con pazienti definiti “difficili”</strong>. Pazienti che frequentemente nella pratica clinica sono soggetti che sfidano le competenze dei professionisti, mettono in crisi i protocolli operativi e sembrano sottrarsi a una presa in carico lineare.</p>
<p style="text-align: justify;">In genere si tratta di pazienti che arrivano in ritardo, interrompono il trattamento, negano il problema, si mostrano disinvestiti o addirittura ostili</p>
<p style="text-align: justify;">Se pensiamo a pazienti stranieri a questi elementi se ne aggiungono altri che fanno capo ai modelli culturali, simbolici e relazionali di provenienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Modelli che non coincidono con la maggior parte dei pazienti che si incontrano e che mettono maggiormente in difficoltà i professionisti della cura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elementi come le barriere linguistiche e simboliche, le motivazioni, il significato che viene dato al gioco dalla cultura di provenienza e le dinamiche di genere aumentano la complessità del percorso di cura, rallentando i processi e mettendo in crisi i tradizionali assetti terapeutici</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione l&#8217;articolo sostiene la necessità di &#8220;(&#8230;) promuovere dispositivi terapeutici flessibili, in cui la rete integrata tra servizi sanitari, sociali e culturali non sia un’aggiunta estemporanea, ma una condizione strutturale dell’intervento.<br />
In tale ottica, <strong>il mediatore culturale non può essere una figura occasionale</strong>, ma parte integrante del setting clinico (Moro, 2002). Allo stesso tempo, l’équipe deve essere formata a leggere anche i segnali impliciti, i codici non verbali e i linguaggi culturali dell’altro&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I professionisti in difficoltà: dipendenze in aumento</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/13/i-professionisti-in-difficolta-dipendenze-in-aumento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[GAMING]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripartire dall'educazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arriva un<strong> campanello di allarme da una recente indagine dell&#8217;Istituto Europeo delle Dipendenze (IEuD) in merito ad una richiesta forte di supporto per la cura delle dipendenze da parte dei professionisti della materia.</strong><br />
La problematica emerge infatti da piscologi, psicoterapeuti e medici di base che si trovano ad affrontare la presa in carico di persone che soffrono di una o più dipendenze.<br />
Le dipendenze ad oggi spaziano da quelle da sostanza o comportamentali, ma anche gioco d&#8217;azzardo, gaming, sesso, dipendenze affettive etc.<br />
Le risorse e gli strumenti messi in campo non sono più sufficienti e chi lavora in questo ambito necessita un supporto reale. L&#8217;indagine in merito ha provato a identificare le difficoltà dei professionisti attraverso un questionario,<strong> sottoposto a 1.000 psicologi e psicoterapeuti di tutta Italia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo di Vita riporta i risultati: <em><strong>il 61% dei professionisti dichiara di incontrare pazienti con dipendenza molto spesso; il 25% occasionalmente; il 14% raramente</strong>. Nessuno dichiara di non averli mai incontrati. Eppure <strong>solo il 35% si sente completamente preparato per trattare questi casi</strong>.</em> Non solo per gli psicoterapeuti ma anche per i medici di base sta diventando complesso fronteggiare questa realtà: &#8221; <em>i medici di medicina generale sono i primi a venire in contatto con i pazienti, ma la mancanza di formazione sul tema delle dipendenze e di chiari riferimenti specialistici a cui inviare eventualmente il paziente ne condizionano le possibilità di intervento.&#8221; </em></p>
<p style="text-align: justify;">Diventa urgente infatti investire sulla formazione e costruire reti di appoggio tra i diversi servizi e professionisti: medico di base, servizi specialistici, terapeuti anche privati, comunità terapeutiche.<br />
Emanuele Bignamini, psichiatra e psicoterapeuta, referente scientifico dello IEuD, propone di ripartire dall&#8217;educazione. &#8220;<em>Le dipendenze si strutturano nella parte sottocorticale del cervello, dove emergono le spinte emotive&#8221; spiega. &#8220;Queste vengono poi modulate dalla corteccia prefrontale – la parte più razionale – che però non genera motivazioni: le regola soltanto. Questo significa che, senza una educazione che rinforzi le capacità critiche e di autocontrollo, restiamo dipendenti dalle nostre emozioni. Perciò, <strong>tanto più una persona impara a riflettere criticamente e a non dare seguito alle spinte impulsive, tanto più sarà in grado di contenere anche le spinte che possono portare a dipendenza</strong>&#8220;.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Come viene raccontato il Gioco d&#8217;Azzardo</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/09/come-viene-raccontato-il-gioco-dazzardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 07:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Descrivere poi il Gioco d'Azzardo come un passatempo, uno svago, un modo per divertirsi, tende a normalizzare un comportamento che è rischioso. Nei fatti il Gioco d'Azzardo viene progettato per massimizzare il tempo di permanenza del giocatore, sfruttare il rinforzo intermittente e aggirare i meccanismi di autocontrollo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/09/come-viene-raccontato-il-gioco-dazzardo/">Come viene raccontato il Gioco d&#8217;Azzardo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;azzardo non è un argomento neutro</strong> e raccontarlo con le dovute parole serve a non sottovalutarne i rischi. E&#8217; quanto sostiene un articolo sul blog del sito <strong>S</strong><em><strong>e questo è un gioco</strong>.</em> Come prima cosa la parola &#8220;gioco&#8221; di fianco ad azzardo tradisce il fatto che si tratta di un gioco asimmetrico, dove la persona &#8220;gioca&#8221; contro il banco, che nel lungo periodo ne esce matematicamente vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;">Descrivere poi <strong>il Gioco d&#8217;Azzardo come un passatempo,</strong> uno svago, un modo per divertirsi, tende a normalizzare un comportamento che è rischioso. Nei fatti il Gioco d&#8217;Azzardo viene &#8220;(&#8230;) progettato per massimizzare il tempo di permanenza del giocatore, sfruttare il rinforzo intermittente e aggirare i meccanismi di autocontrollo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche termini come responsabilità e tempo sono spesso trattati in modo parziale. Giocare in maniera responsabile, secondo alcune campagne, dovrebbe tutelare i giocatori, ma se il sistema stesso è pensato e costruito per <strong>aggirare l&#8217;autocontrollo</strong> anche questa responsabilità individuale diventa una chimera.</p>
<p style="text-align: justify;">È come dire: “Se ti fai male è solo perché non sei stato attento”.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la questione del <strong>tempo dedicato al gioco</strong> è raccontata in modo inadeguato. Se &#8220;(&#8230;) nel breve periodo si può vincere; nel lungo periodo si perde sempre. Ma il lungo periodo raramente entra nel racconto mediatico, perché non fa notizia e non seduce&#8221;. Si raccontano sempre delle vincite, ma mai delle numerose perdite, che di fatto sono solo e sempre frutto di errori e debolezze individuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine la legalità del gioco d&#8217;azzardo. Di fatto questo è stato legalizzato dai vari Governi che si sono succeduti, che però è una cosa diversa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L<strong>a legalità riguarda il perimetro normativo, non l’impatto sociale</strong>. Molte pratiche legali possono essere dannose, e l’azzardo è una di queste quando produce dipendenza, impoverimento e disuguaglianza strutturale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione &#8220;Le narrazioni sull’azzardo non sono pericolose perché mentono apertamente, ma perché dicono abbastanza vero da sembrare innocue. Perché il problema dell’azzardo non è che qualcuno perda il controllo. <strong>Il problema è un sistema che funziona solo se qualcuno perde</strong> — e che riesce a farcelo sembrare normale&#8221;.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/09/come-viene-raccontato-il-gioco-dazzardo/">Come viene raccontato il Gioco d&#8217;Azzardo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gioco d&#8217;azzardo e violenza di genere:</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/22/gioco-dazzardo-e-violenza-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 08:03:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo e violenza di genere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=31190</guid>

					<description><![CDATA[<p>in Italia non c’è ancora una efficace coordinazione tra i centri che si occupano di gioco d’azzardo patologico e i centri antiviolenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/03/22/gioco-dazzardo-e-violenza-di-genere/">Gioco d&#8217;azzardo e violenza di genere:</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quanto la violenza di genere è relazionata con il gioco d&#8217;azzardo patologico?</p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo su Vita cerca di dare delle risposte a a partire da due storie raccontate da Alessandra Limetti, autrice di &#8220;<em>A perdere. Un gioco senza amore</em>&#8221; e Daniela Capitanucci, presidente di And &#8211; Azzardo e Nuove dipendenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;L’azzardo provoca un solco profondissimo in famiglia, non importa se a giocare sia lui oppure lei. Quando una persona “gioca” in modo patologico la violenza verbale e/o fisica si esprime generalmente di più nel maschio. Spesso è legata a fattori psichiatrici già presenti oppure all’assunzione di alcol o droghe&#8221;, </em>spiega Capitanucci. &#8220;<em>Il problema economico esiste sia che il dipendente sia maschio o femmina, ma nella stragrande maggioranza dei casi, quando c’è abuso, avviene da parte di soggetti maschili. È quindi a tutti gli effetti <strong>un problema di violenza di genere</strong>&#8220;</em> continua Limetti, facendo luce anche sulla mancanza di una rete di servizi adeguata a fronteggiare questo fenomeno intersecato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una differenza profonda si riscontra anche nel trattamento della dipendenza da parte della famiglia e/o dalla comunità di riferimento, se a giocare è una donna rispetto ad un uomo.</strong> &#8220;Quando un uomo sviluppa una dipendenza dall’azzardo, nella maggior parte dei casi può contare su qualcuno disposto a sostenerlo nel percorso di cura. Più spesso sono le mogli o le compagne a stare accanto al giocatore&#8221; racconta Capitanucci.&#8221;<em>Per le donne invece la situazione è molto diversa: non solo le giocatrici faticano a trovare qualcuno che le supporti, ma spesso devono affrontare reazioni di minimizzazione, svalutazione o persino opposizione</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo pone in evidenza come<strong> le donne siano le persone maggiormente vittimizzate da questa dipendenza: che siano loro a giocare attivamente o che svolgano il ruolo di caregiver del partner.</strong> Mentre questo non accade con la stessa frequenza per quanto riguarda gli uomini.  Tale riflessione porta quantomeno a interrogarci sulla correlazione dei fenomeni trattati, e ad ipotizzare un&#8217;integrazione tra i servizi che possa essere funzionale a fornire delle risposte ad ampio spettro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/03/22/gioco-dazzardo-e-violenza-di-genere/">Gioco d&#8217;azzardo e violenza di genere:</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dipendenze e progetti individualizzati: l&#8217;esperienza toscana</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/16/dipendenze-e-progetti-individualizzati-lesperienza-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 08:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CEART]]></category>
		<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[CEART e progetti individualizzati]]></category>
		<category><![CDATA[progetti individualizzati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I progetti individualizzati nel campo delle dipendenze sono uno strumento di collaborazione innovativo e importante tra servizi pubblici ed enti accreditati. L&#8217;esperienza toscana, ormai decennale, di integrazione tra il pubblico e il privato sociale rappresenta una realtà consolidata nell&#8217;affrontare le problematiche relative alle diverse dipendenze.  Per questo motivo il sito del CeSDA ha messo a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>progetti individualizzati nel campo delle dipendenze</strong> sono uno strumento di collaborazione innovativo e importante tra servizi pubblici ed enti accreditati. <strong>L&#8217;esperienza toscana</strong>, ormai decennale, di integrazione tra il pubblico e il privato sociale rappresenta una realtà consolidata nell&#8217;affrontare le problematiche relative alle<strong> diverse dipendenze</strong>.  Per questo motivo il sito del CeSDA ha messo a disposizione, nella sezione<a href="https://www.cesda.net/approfondimenti-su-ricerche-e-documentazione-divisi-per-tema/"> DOCUMENTAZIONE</a>, materiali di approfondimento relativi ad alcune di queste esperienze.</p>
<p>I materiali a disposizione sono stati già presentati in due distinti convegni: il primo, <strong>UN PAZIENTE UNICO. La collaborazione ed i progetti di SerD con enti accreditati esperienze nel sistema toscano, </strong>che si è tenuto nel dicembre 2024, ed un secondo <strong>DAI PROGETTI INDIVIDUALIZZATI AI SERVIZI TERRITORIALI,</strong> che si è tenuto a dicembre 2025.</p>
<p>Entrambi i convegni sono stati momenti importanti per fare conoscere l&#8217;esperienza positiva di questi progetti ed avere un momento di confronto e analisi sugli stessi tra gli operatori e operatrici del settore.</p>
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		<title>Se questo è un gioco</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/02/28/se-questo-e-un-gioco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 07:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un podcast per cercare di capire quanto il gioco d’azzardo incide sulle vite di tutti noi. Verrà affrontato il tema dal punto di vista sanitario ed economico, cercando di capire se ci sono delle tecniche che permettono di ottenere vincite facili e vedremo come le mafie si sono sempre di più impadronite anche di questo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un podcast per cercare di capire quanto il gioco d’azzardo incide sulle vite di tutti noi. Verrà affrontato il tema dal punto di vista sanitario ed economico, cercando di capire se ci sono delle tecniche che permettono di ottenere vincite facili e vedremo come le mafie si sono sempre di più impadronite anche di questo mercato. <b>Perché il gioco d’azzardo si chiama “gioco” ma non lo è affatto e incide pesantemente sulle vite di tutti noi.</b></p>
<p>È realizzato da Avviso Pubblico e dalla Fondazione Adventum, grazie ai fondi dell’otto per mille della Chiesa Avventista ed è distribuito da Altreconomia</p>
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		<title>gioco d&#8217;azzardo e interessi economici</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/02/26/gioco-dazzardo-e-interessi-economici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 08:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se la storia della liaison tra denaro e gioco comincia nell’antichità con il diritto romano è nel Duecento che gli Stati europei colgono le grandi opportunità di guadagno che l’applicazione del denaro al gioco può generare, è in quel momento che nasce lo “Stato biscazziere"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il Gioco d&#8217;azzardo da centinaia di anni rappresenta una occasione per lo Stato di fare cassa.</strong> E&#8217; quanto racconta in parte un articolo sul sito <em>Doppiozero </em>che, nonostante sia stato scritto diversi anni fa, rimane molto attuale nella sua riflessione. All&#8217;epoca (era il 2016) l&#8217;ammontare della spesa degli italiani per il gioco era di circa 96 miliardi di euro e le entrate dello Stato erano 10,5 miliardi. Nel 2024 sono stati giocati dagli italiani 157,4 miliardi di euro e le entrare per lo stato sono state 11,5 miliardi circa. Numeri che fanno riflettere sul fatto che sia davvero un&#8217;occasione per la Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se la storia della <em>liaison</em> tra denaro e gioco comincia nell’antichità con il diritto romano è nel Duecento che gli Stati europei colgono le grandi opportunità di guadagno che l’applicazione del denaro al gioco può generare, è in quel momento che nasce lo “<strong>Stato biscazziere</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nel Cinquecento il gioco d’azzardo entra nell’età moderna quando da un lato si mettono a punto e si raffinano le norme giuridiche che regolamentano le transazioni di denaro, e, dall’altro, si esplicita la contraddizione tra l’azzardo e la sua dubbia eticità. <strong>Il gioco d’azzardo come “peccato” rimane una costante</strong>, un tarlo che le società hanno sempre avvertito, ma mai espulso attraverso una elaborazione eticamente convincente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto che la Chiesa Cattolica stessa nel 1731, a fronte di vantaggi economici immensi e convincenti, lo rese lecito.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Ottocento ci fu una specie di sospensione, con &#8220;(&#8230;) le nuove istanze sociali che orientavano i costumi verso<strong> il merito del lavoro piuttosto che sulla fortuna</strong>, e contro il gioco di fortuna, “la più immorale fra le tante imposte dello stato”, tanto che Francia e Inghilterra si risolsero ad abolire le lotterie pubbliche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Novecento però si torna a esaltare il gioco di fortuna grazie al rapidissimo sviluppo delle tecnologie sempre più raffinate, dalla <strong><em>Liberty Bell</em>, la prima <em>slot machine</em></strong> (che porta il nome della campana dell’indipendenza americana) dei primi del secolo fino alla possibilità di oggi di giocare in ogni momento tramite lo smartphone.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ad uno scenario che da anni non cambia e che vede il gioco d&#8217;azzardo aumentare, così come le situazioni di disagio sociali a sanitarie ad esso collegate, cosa può fare uno Stato? E&#8217; una domanda che l&#8217;articolo si poneva già nel 2017 per capire se fosse stato possibile &#8220;(&#8230;) garantire il giusto equilibrio tra le incomprimibili pulsioni innate del gioco e le necessità di una loro corretta gestione&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Trading online: una nuova ossessione</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/02/19/trading-online-una-nuova-ossessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 08:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza da gioco d'azzardo]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=30822</guid>

					<description><![CDATA[<p>un crescente numero di persone sviluppa comportamenti di dipendenza in contesti digitali, soprattutto giovani adulti. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;Ulls 2 del Veneto emergono nuovi volti delle dipendenze comportamentali.</p>
<p>A otto anni dall’avvio dei Piani Regionali di Contrasto al Gioco d’Azzardo, spiega la Ulss 2 “<strong>il fenomeno è mutato: al gioco d’azzardo si sono affiancati il gaming disorder e il trading online&#8221;</strong>.</p>
<p>Sebbene alcune caratteristiche siano rimaste invariate rispetto ai problemi connessi al Gioco d&#8217;azzardo Patologico si nota come la popolazione dei giocatori problematici non è più omogenea. Accanto ai profili tradizionali emerge <strong>un crescente numero di persone che sviluppa comportamenti di dipendenza in contesti digitali, soprattutto giovani adulti. </strong><br />
Gli strumenti di trading online, in particolare, rappresentano un abbaglio per facili opportunità di guadagno generando però dinamiche psicologiche simili a quelle del gioco d&#8217;azzardo patologico.</p>
<p>Gli sportelli <em>S-collegati</em>, servizi gratuiti e ad accesso diretto gestiti in collaborazione con il privato sociale, forniscono una fotografia del fenomeno. Gli operatori che ci lavorano spiegano l&#8217;importanza di<strong> spostare l&#8217;attenzione anche su attività di prevenzione precoce e protezione dei soggetti giovani e vulnerabili</strong>. I dati riportano come il comportamento problematico è maggiormente presente nei soggetti maschi rispetto alle femmine con una prevalenza della fascia di età 15-19 anni (53,8%), e le richieste di aiuto provengono nella maggior parte dei casi dai genitori. Per tipologia del dispositivo il protagonista è lo smartphone con 87,9%, seguito da PC, tablet e consolle.</p>
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