Bologna: aumenta il consumo di crack e il policonsumo

E' quanto emerge dal rapporto 2025 sulle Dipendenze

Per far fronte a queste emergenze, il rapporto suggerisce il passaggio a un modello integrato che non si limiti all'assistenza clinica, ma che potenzi il coordinamento tra unità di strada, servizi di prossimità e centri di comunicazione sanitaria per intercettare i consumatori "invisibili"

data di pubblicazione:

18 Maggio 2026

Sul sito del S.I.Pa.D – Società Italiana Patologie da Dipendenza è possibile leggere una sintesi del Rapporto 2025 sulle dipendenze a Bologna, da cui emergono diverse emergenze sociali, caratterizzate da un cambiamento sia nei profili degli utenti che nelle modalità di consumo:

L’esplosione del consumo di crack: È definita come la principale emergenza sociale nel documento, a causa dell’incremento esponenziale degli utilizzatori e della capacità della sostanza di indurre una dipendenza rapida. Solo nel distretto bolognese si è registrato un aumento di 167 unità in un anno.Il fenomeno non riguarda più solo contesti di estrema marginalità, ma sta colpendo fasce di popolazione sempre più ampie, anche grazie al basso costo della sostanza.

L’allarme giovani e il policonsumo: Si osserva una crescita costante di accessi ai servizi da parte di soggetti sotto i 25 anni. In questa fascia d’età, la criticità maggiore è il policonsumo, ovvero l’uso combinato di sostanze psicoattive ed alcol, spesso associato a dipendenze comportamentali legate al mondo digitale. La precocità del contatto con queste sostanze richiede un ripensamento urgente delle strategie di prevenzione.

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) online: Nonostante riceva meno attenzione mediatica rispetto alle droghe illegali, il GAP è descritto come una “piaga silente ma pervasiva. L’emergenza si sta spostando dalle sale slot fisiche verso le scommesse online, una trasformazione che rende il monitoraggio dei soggetti azzardopatici molto più complesso per i servizi sanitari.

Per far fronte a queste emergenze, il rapporto suggerisce il passaggio a un modello integrato che non si limiti all’assistenza clinica, ma che potenzi il coordinamento tra unità di strada, servizi di prossimità e centri di comunicazione sanitaria per intercettare i consumatori “invisibili”
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