PROGRAMMI PER HIV E AIDS: L'EUROPA A TRE VELOCITA'

data di pubblicazione:

10 Novembre 2015

imagesNella sessione di apertura della quindicesima conferenza europea sull’AIDS, tenutasi recentemente a Barcellona, il professore Kazatchkine ha riassunto l’andamento dei programmi su HIV e AIDS, comparandoli con gli obiettivi da raggiungere entro il 2020, così riassumibili: 90% di persone diagnosticate, 90% delle persone diagnosticate in trattamento, e 90% delle persone in cure con carica vitale interamente soppressa. Il punto centrale evidenziato dalla relazione del professore Kazatchkine, inviato speciale per l’ONU per i programmi su HIV e AIDS in Europa dell’est e Asia centrale, è che l’Europa procede a tre velocità. “In effetti, ci sono tre Europa –Europa dell’est, Europa centrale e Europa occidentale- con diverse epidemie, diverse risposte e diversi livelli di successo”. Nell’Europa dell’est, l’epidemia di HIV continua a crescere, soprattutto fra le persone che fanno uso di droghe per via iniettiva, ma anche per trasmissione sessuale. L’accesso ai servizi di prevenzione è insufficiente e l’accesso ai servizi di riduzione del danno è molto limitato. I livelli molto bassi di cooperazione fra i governi e le ONG impediscono il miglioramento sostanziale delle attività di prevenzione in questa regione. Nell’Europa centrale, nonostante la bassa prevalenza, l’incidenza di HIV sta gradualmente aumentando in molti paesi. Vi è un’alta concentrazione fra omosessuali e persone che fanno uso di droghe per via iniettiva. Per Kazatchkine proprio per questi gruppi di popolazione vulnerabile si registrano resistenze, da parte dei governi, per finanziare programmi specifici. Nonostante la copertura sanitaria universale, gli eccellenti programmi di cura e gli alti livelli di supporto sociale, in Europa occidentale il livello globale di nuove infezioni HIV è rimasto stabile nell’ultimo decennio, e nuove infezioni sono incrementate nella popolazione omosessuale. Kazatchkine sostiene che siano necessari sforzi più intensi nel trattamento dell’HIV e nella prevenzione, ma che i traguardi fissati entro il 2020 per l’Europa centrale e occidentale dovrebbero essere raggiungibili.

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