LEGISLAZIONE E CONOSCENZE SCIENTIFICHE: IL CASO DELLA CANNABIS

data di pubblicazione:

11 Marzo 2015

dal fare al direL’articolo si propone l’obiettivo di approfondire a livello europeo la discussione attorno allo statuto legislativo della cannabis. In particolare, gli autori si domandano se è possibile e auspicabile integrare le conoscenze scientifiche sulle sostanze psicotrope –in continua evoluzione- e i referenti culturali e valoriali dominanti.

Dal punto di vista legislativo, è noto il contrasto esistente fra le convenzioni ONU, che continuano a classificare la cannabis come sostanza illegale, e alcune legislazioni nazionali che di fatto, con formulazioni in verità piuttosto diverse, hanno decriminalizzato il consumo e il possesso di piccole quantità di cannabis. Per meglio dire, negli ultimi anni alcuni paesi europei hanno introdotto nelle loro legislazioni nazionali, per la cannabis, una differenza sostanziale fra traffico e vendita, considerate attività penalmente rilevanti, e consumo personale, che è permesso o depenalizzato. La scissione esistente fra un impianto internazionale definibile come proibizionista e alcune legislazioni nazionali che, pure in un’ottica generale proibizionista, considerano la cannabis una sostanza meno pericolosa di altre, riflette almeno parzialmente le linee di fondo del dibattito scientifico e politico sulla cannabis. Un’altra importante contraddizione che viene messa in luce dagli autori è fra le norme e loro applicazioni: di fronte a dati epidemiologici che attestano alti livelli di consumo della cannabis nella popolazione europea, è chiaro che un’applicazione rigorosa delle leggi appare poco realistica e di dubbia legittimità etico-politica. Gli autori, per superare in parte le diverse impostazioni legislative e le accese contrapposizioni ideologiche  fra proibizionisti e fautori di politiche anti-droga alternative, propongono di utilizzare il concetto di pericolosità del comportamento così come è stato definito dal lavoro di David Nutt. Nutt e i suoi collaboratori hanno proposto di ridefinire tale concetto, rispetto al consumo di sostanze psicotrope, distinguendone tre sotto-tipologie: pericolosità per la salute fisica (morbilità, acuta e cronica, mortalità), per il benessere psicologico (dipendenza, danni cognitivi, problemi relazionali) e per la collettività (criminalità, costi sanitari, mancata produttività).

Gli autori concludono la loro riflessione auspicando che le legislazioni anti-droga in futuro si ispirino nella maniera più coerente possibile alle conoscenze scientifiche disponibili, soprattutto dal punto di vista dell’impatto delle singole sostanze sulla salute e a livello di danno/pericolosità.

Frossi et alter, 2015, norme e policy nel controllo dell’uso di cannabis: uno sguardo sul contesto internazionale e sulla realtà europea, Dal Fare al Dire, numero speciale, pp. 11-15.

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