SANITA' PENITENZIARIA, I DETENUTI: “E' una situazione disastrosa”

data di pubblicazione:

7 Novembre 2013

RS_Manuale marchioTestimonianze e riflessioni dei detenuti della redazione di Ristretti orizzonti nel carcere di Padova. Bruno lamenta la poca attenzione verso i detenuti tossicodipendenti. Dritan punta il dito contro la scarsa igiene. La direttrice Favero: “Qui non c’è scampo all’inerzia”.In carcere si entra sani e quando si è dentro la salute si aggrava”. Un coro di consensi accompagna le parole di Angelo, detenuto della redazione di Ristretti Orizzonti, giornale dal e sul carcere, nella casa di reclusione di Padova. Ieri la riunione di redazione, che su sollecitazione di Redattore Sociale, ha affrontato il tema della sanità penitenziaria.
Lo staff di Redattore Sociale è entrato nel carcere Due Palazzi per ascoltare dalla voce dei detenuti, le testimonianze e i suggerimenti.

Il primo commento, sempre di Angelo, è: “Disastroso”. “Le Ulss hanno tagliato tutto. Non tengono conto che la salute di una persona reclusa è più a rischio. Molto dipende dal medico che ti segue, perché se tende a pensare che simuli sei finito”.
Paolo racconta che capita di essere accompagnati in ospedale senza la necessaria impegnativa o una lettera di accompagnamento, così saltano esami o i medici sono costretti a scorrere l’intera storia clinica della persona per capire qual è il problema. “Perché tu non sai il motivo per cui ti mandano in ospedale, non sai che esame devi fare. Non ti dicono niente” spiega ancora Paolo. “E non ti informano neanche sui risultati degli esami – aggiunge Pierin -. Se vai per via privata allora le cose migliorano, ma sono in pochi quelli che possono permetterselo”. I tempi di attesa restano un nodo critico. “Devo fare un intervento all’occhio e aspetto da cinque mesi – dice Victor -. Ci sono persone che per un intervento in regime ambulatoriale hanno aspettato fino a 19 mesi”.

Bruno punta invece il dito contro l’assenza di attenzione verso chi ha problemi di tossicodipendenza. “Queste persone entrano in carcere con tutto un carico di problematiche specifiche, come epatiti, e non c’è un’analisi iniziale. Poi sei seguito poco: ci sono due psicologhe che organizzano due gruppi da dieci persone che si incontrano una volta a settimana. Venti persone a fronte di una presenza di 300 tossicodipendenti a Padova…”.

Per Dritan “la salute dipende anche dall’igiene e dalla pulizia. Dovreste vedere le docce come sono messe, con tutta la muffa dal soffitto che poi ti gocciola addosso… Una doccia dove si lavano in 75 persone tutte lo stesso giorno…”.

Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, incalza: “Sono stati tagliati tantissimi fondi per le mercedi dei lavoratori dell’amministrazione penitenziaria, proprio quelli che garantiscono la pulizia qui dentro, che magari fanno lavori poco gratificanti ma necessari”. E sulla gestione della sanità sottolinea: “È vero che il detenuto non sa niente: viene mandato in ospedale e non sa cosa deve fare, per motivi di sicurezza non viene nemmeno informato di quando è l’appuntamento per gli esami… Ora il sistema è burocratizzato al massimo. Qui non hai scampo all’inerzia”. E in riferimento, nello specifico, al caso Cancellieri insiste: “Non si può salvare un detenuto per compassione o buon cuore. Bisogna rendersi conto davvero com’è la situazione e agire di conseguenza”.

Fonte: Redattore Sociale

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