La fragilità della filiera della cannabis terapeutica

Il fallimento delle società olandesi di Bedrocan mette in crisi il sistema di approvigionamento nazionale

data di pubblicazione:

2 Novembre 2026

Sul sito di Fuoriluogo un articolo approfondisce la recente crisi del comparto italiano della cannabis terapeutica. Il recente fallimento delle società olandesi di Bedrocan, storico fornitore di cannabis medica per il nostro Paese, ha riportato drammaticamente alla ribalta la fragilità della sanità italiana, rimasta pericolosamente dipendente dalle importazioni senza mai aver costruito una filiera produttiva interna adeguata.
Per i pazienti che necessitano di cannabis terapeutica, questa crisi aziendale si traduce anzitutto in una costante e angosciosa incertezza sulla continuità delle cure.
Lungi dall’essere una preoccupazione teorica, il vuoto di forniture costringe quotidianamente le persone malate a un estenuante percorso fatto di continue telefonate alle farmacie, frequenti spostamenti sul territorio, spese dirette a proprio carico e interruzioni forzate della terapia. A questo quadro si sommano marcate disuguaglianze geografiche, dato che i percorsi di accesso, le modalità di distribuzione, i prescrittori autorizzati e la rimborsabilità cambiano radicalmente da regione a regione, subordinando l’effettivo esercizio del diritto alla salute alla residenza anagrafica e alla capacità di orientarsi nella burocrazia.
A fare da sfondo rimane un pervasivo stigma ideologico, incarnato dalla vicenda simbolo di Walter De Benedetto, costretto a presentarsi in tribunale in barella per aver coltivato cannabis al fine di sopperire alle carenze pubbliche, prima di essere definitivamente assolto ad Arezzo.
Per uscire da una gestione perennemente emergenziale, le associazioni Meglio Legale, Associazione Luca Coscioni e Forum Droghe, riunite in una conferenza stampa, hanno indicato la necessità di interventi urgenti e strutturali.
Sul piano immediato, il Governo deve fare chiarezza sulle scorte reali, programmare l’approvvigionamento per prevenire le carenze per il 2027 e riaprire il confronto con le associazioni dei pazienti. Al contempo, risulta fondamentale snellire la burocrazia medica semplificando la compilazione delle ricette e autorizzando la spedizione dei preparati via posta per chi risiede lontano dalle farmacie provviste.
Sul fronte della produzione interna, viene sollecitato il rilancio dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze mediante investimenti e personale, tenuto conto che la produzione pubblica programmata si è ridotta a soli 125 chilogrammi per il 2026 rispetto ai 147,3 del 2024 e ai 135 del 2025. Tale impegno pubblico deve essere affiancato dallo sblocco della filiera delle aziende private nazionali autorizzate, attuando le norme risalenti al 2017 e facendo ripartire il bando dell’Agenzia Industrie Difesa, rimasto fermo dopo la selezione iniziale di tredici candidati nel 2023.
Infine, per coordinare in maniera organica i fabbisogni reali, i controlli di qualità e la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale, si propone l’istituzione di una vera e propria Agenzia nazionale per la cannabis medica, superando ogni pregiudizio ideologico per dare piena attuazione all’articolo 32 della Costituzione
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