Prodotti a base di nicotina: tra rilevanza economica e salute pubblica

Alcuni stati membri hanno chiesto il blocco dell'ingresso sul mercato di nuovi prodotti e dispositivi contenenti nicotina

Da un lato, otto Stati membri dell'Unione Europea (tra cui Francia, Spagna e Belgio) sollecitano il “market freeze”, ossia il blocco dell'ingresso sul mercato di nuovi prodotti e dispositivi contenenti nicotina, dall'altro emergono evidenti incoerenze sia nella posizione politica dell'Italia sia nel dibattito sulla salute

data di pubblicazione:

1 Novembre 2026

Secondo Riccardo C. Gatti, medico, specialista in psichiatria e psicoterapeuta, il dibattito sulla revisione della Direttiva Europea sui Prodotti del Tabacco mette in luce marcate contraddizioni tra la tutela della salute pubblica e gli interessi di mercato.
Da un lato, otto Stati membri dell’Unione Europea (tra cui Francia, Spagna e Belgio) sollecitano il “market freeze”, ossia il blocco dell’ingresso sul mercato di nuovi prodotti e dispositivi contenenti nicotina, dall’altro emergono evidenti incoerenze sia nella posizione politica dell’Italia sia nel dibattito sulla salute.
Per Gatti a prima contraddizione riguarda la posizione dell’Italia. Sebbene il Paese dichiari una linea istituzionale intransigente “contro le droghe e tutte le dipendenze”, non aderisce alla richiesta di market freez.
L’Italia è infatti il principale polo europeo per la filiera dei prodotti innovativi senza combustione, coprendo il settore agricolo, manifatturiero e di esportazione. Questa rilevanza economica spinge lo Stato ad adottare una condotta non proibizionista, evidenziando il conflitto tra l’interesse commerciale e la lotta formale alle dipendenze causate dalla nicotina.
La seconda contraddizione investe la salute pubblica e il principio della “riduzione del danno”. L’interesse di settore punta alla coesistenza tra sigarette tradizionali e nuovi dispositivi.
Poiché entrambi generano dipendenza da nicotina, la strategia commerciale mira a creare un numero di nuovi consumatori fidelizzati superiore rispetto a chi smette di fumare.
I pericoli legati alla nicotina passano così in secondo piano, mascherati dietro un’ipotesi di riduzione del danno che viene accettata senza essere messa in discussione, a differenza di quanto accade per le sostanze illecite.
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