Uso legale della psilocibina in Oregon: i primi dati

Uno studio, basato sull'osservazione, ha coinvolto 346 persone che si sono rivolte ai centri autorizzati.

data di pubblicazione:

10 Ottobre 2026

Sul sito dell’associazione Luca Coscioni un articolo descrive il programma di accesso legale alla psilocibina avviato in Oregon, studio finalizzato ad analizzare, attraverso l’osservazione,  l’andamento dei sintomi di depressione, ansia e disturbo post-traumatico da stress, così come aspetti legati al benessere psicologico e agli eventuali eventi avversi.
Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Open Psychedelic Evaluation Nexus (OPEN) e pubblicato su JAMA Network Open, ha seguito 346 partecipanti che hanno scelto autonomamente di accedere ai centri autorizzati dallo Stato.
Quali sono le differenze tra questo studio e i trial clinici classici?
La principale distinzione risiede nei criteri d’accesso e nella struttura sperimentale. Nei trial clinici tradizionali «i pazienti vengono selezionati attraverso criteri molto rigidi, le dosi sono standardizzate, le sostanze utilizzate sono generalmente di grado farmaceutico e l’esperienza avviene all’interno di protocolli terapeutici strutturati».
Nel modello dell’Oregon, invece, «tutti gli adulti con più di 21 anni possono accedere ai servizi regolamentati senza bisogno di una diagnosi psichiatrica e senza prescrizione medica», affiancati da facilitatori autorizzati dallo Stato che non devono necessariamente possedere una formazione clinica.
Sul piano metodologico, lo studio non disponeva di un gruppo di controllo o di un’assegnazione casuale dei soggetti, rendendo impossibile determinare quanta parte dei miglioramenti dipenda dalla sostanza e quanta dall’esperienza complessiva. Tuttavia, la portata numerica è senza precedenti: dal 2023 oltre 20mila persone vi hanno fatto ricorso, «un numero più di sei volte più alto del numero complessivo dei partecipanti ai trial clinici sugli psichedelici classici condotti dal 1951 in poi».
Svolgimento pratico e risultati.
In pratica, il percorso prevede regole ben determinate: una fase di preparazione iniziale, la somministrazione esclusivamente dentro un centro autorizzato sotto supervisione e successive sessioni di integrazione opzionali, con divieto di acquisto per uso privato.
Durante lo studio, i 346 utenti analizzati hanno assunto in media 31,9 milligrammi di psilocibina (con dosi tra 2 e 50 mg) e hanno compilato questionari fino a tre mesi dalla somministrazione.
I dati mostrano un netto calo dei sintomi: il PTSD moderato o grave è sceso dal 48% al 16,8%, l’ansia dal 45,1% al 13,2% e la depressione dal 42,2% al 16,5%. La soddisfazione di vita è salita dal 63% all’82,3% e il 92,2% ha giudicato l’esperienza benefica già dopo un mese.
Sicurezza e limiti.
Sul fronte della sicurezza, quattro partecipanti hanno registrato reazioni comportamentali gravi necessitanti assistenza medica, accomunati da inesperienza psichedelica, sintomi pregressi e dosi medio-alte (25-50 mg).
Un’ulteriore analisi su Frontiers in Psychiatry relativa al 2025 (5.935 utenti) conferma la rarità degli eventi avversi acuti, segnalando però barriere d’accesso socio-economiche. Nel complesso, questo esperimento offre «un primo insieme di dati sul funzionamento concreto di un modello regolamentato, sui suoi risultati e sui problemi che restano da affrontare».
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