Gli elementi di rischio dei videogiochi

Alcuni meccanismi tengono i giocatori collegati costantemente

L'elemento che più avvicina i videogiochi al gioco d'azzardo è rappresentato dalle loot box. Questi sono contenitori virtuali acquistabili il cui contenuto è determinato casualmente; il giocatore spende denaro senza la certezza di ottenere l'oggetto desiderato, un meccanismo che stimola l'acquisto ripetuto attraverso la logica della ricompensa variabile.

data di pubblicazione:

14 Luglio 2026

C’era una volta il videogioco, si potrebbe sintetizzare così un articolo di approfondimento leggibile sul sito Il Bo Live, che si occupa di come si è trasformato il mondo dei videogiochi. Negli ultimi vent’anni, l’industria videoludica ha vissuto una trasformazione strutturale che ha radicalmente cambiato il concetto di costo di un gioco, passando dal tradizionale modello a prezzo fisso (premium) al paradigma del free-to-play. Se un tempo l’acquisto si concludeva con il possesso di un’opera compiuta, oggi molti dei titoli più giocati, come Fortnite, sono scaricabili gratuitamente, spostando il profitto su una relazione economica continuativa basata sulle microtransazioni.
Le microtransazioni costituiscono il pilastro di questo nuovo ecosistema e si dividono principalmente in due categorie. La prima riguarda i contenuti puramente cosmetici, come abiti o effetti grafici, che permettono la personalizzazione senza alterare l’equilibrio di gioco. La seconda categoria, più problematica, è il cosiddetto pay-to-win, dove l’acquisto di risorse conferisce vantaggi competitivi reali rispetto agli altri giocatori.
Per facilitare queste transazioni, l’industria utilizza spesso valute virtuali (come V-Buck o FIFA Points), che introducono un livello di astrazione psicologica tra la spesa in denaro reale e l’acquisto finale, rendendo meno evidente il costo effettivo dell’operazione.
L’elemento che più avvicina i videogiochi al gioco d’azzardo è rappresentato dalle loot box. Questi sono contenitori virtuali acquistabili il cui contenuto è determinato casualmente; il giocatore spende denaro senza la certezza di ottenere l’oggetto desiderato, un meccanismo che stimola l’acquisto ripetuto attraverso la logica della ricompensa variabile.
A causa di queste dinamiche, diversi paesi hanno intrapreso percorsi regolatori: il Belgio e i Paesi Bassi hanno già classificato le loot box come gioco d’azzardo, costringendo le software house a rimuoverle, mentre il Regno Unito ha riconosciuto il legame con comportamenti problematici preferendo, per ora, la strada dell’autoregolamentazione.
In Italia e a livello di Unione Europea, il dibattito è ancora aperto e manca una normativa specifica unitaria.
Questa evoluzione non è solo economica, ma influenza il design stesso del gioco. I titoli sono oggi progettati per trattenere l’utente il più a lungo possibile, utilizzando meccanismi psicologici come i cicli di progressione calibrati e i Battle Pass per creare un senso di urgenza e necessità di spesa.
Sfruttando le motivazioni fondamentali dei giocatori — come il raggiungimento di obiettivi o il riconoscimento sociale — gli sviluppatori fondono il design dell’esperienza con quello della monetizzazione. In conclusione, il videogioco contemporaneo è diventato un ecosistema in cui il valore economico viene estratto nel tempo, trasformando il giocatore in una risorsa da monetizzare costantemente.
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