Utilizzo dei social media e rischi possibili

Il tempo passato sui social è solo uno degli indicatori da tenere in considerazione

Per identificare una reale dipendenza, è necessario guardare oltre il semplice conteggio delle ore trascorse davanti allo schermo e individuare precisi segnali di pericolo

data di pubblicazione:

3 Luglio 2026

Esiste una linea sottile che separa un uso intenso da un uso realmente dannoso? E’ quanto intende indagare un articolo sul sito di MOHRE.
L’uso problematico dei social media è un fenomeno in crescita che coinvolge oltre un adolescente su dieci in Europa, con una prevalenza maggiore tra le ragazze a causa della centralità dell’immagine sociale e della ricerca di validazione online. In Italia, i dati sono altrettanto preoccupanti: si stima che circa 1,1 milioni di giovani sotto i 35 anni siano a elevato rischio di dipendenza.
Oltre agli utenti già problematici, lo studio HBSC evidenzia che un ulteriore 30% degli adolescenti si colloca in una fascia intermedia a rischio.
Per identificare una reale dipendenza, è necessario guardare oltre il semplice conteggio delle ore trascorse davanti allo schermo e individuare precisi segnali di pericolo.
Il primo campanello d’allarme è la perdita di controllo, che si manifesta quando l’intenzione di connettersi per pochi minuti si trasforma in ore di navigazione compulsiva.
Un secondo indicatore critico riguarda le reazioni emotive negative, come irritabilità, ansia o agitazione, che sorgono quando l’accesso alle piattaforme viene impedito.
La dipendenza si manifesta anche attraverso pesanti interferenze nella vita offline, tra cui il calo del rendimento scolastico, la riduzione del sonno e l’abbandono degli hobby. In questi scenari, i social diventano un rifugio emotivo per gestire tristezza o rabbia con un semplice tocco.
A livello neurobiologico, questo comportamento è alimentato dalla stimolazione del sistema dopaminergico, responsabile dei circuiti della gratificazione. Le piattaforme sono spesso progettate secondo un “design additivo” che sfrutta il rinforzo intermittente: l’imprevedibilità dell’arrivo di un like o di un messaggio crea una tensione che spinge alla ricerca continua della ricompensa successiva, similmente a quanto avviene nel gioco d’azzardo.
Con il tempo, può insorgere un fenomeno di tolleranza, che obbliga l’utente ad aumentare costantemente il tempo online per ottenere lo stesso livello di piacere.
Secondo lo studio HBSC i profili più vulnerabili includono giovani con ansia sociale, impulsività o un forte bisogno di approvazione, spesso alimentato dalla FOMO (la paura di essere esclusi). In conclusione la prevenzione non risiede nella proibizione, ma nel dialogo autentico e nell’educazione alla relazione, aiutando i ragazzi a tollerare l’attesa e la frustrazione del confronto reale
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