I cartelli della droga: una narrazione alternativa

Una narrazione dei cartelli messicani funzionale alla militarizzazione del territorio

L'adozione di questo termine ha permesso di trasformare il traffico di droga da un problema di salute o sicurezza pubblica in una minaccia alla sicurezza nazionale, creando una mitologia funzionale a precisi obiettivi di politica estera e interna

data di pubblicazione:

22 Maggio 2026

Secondo un articolo disponibile sul sito della rivista Micromega, la narrazione dominante sui cartelli messicani non rispecchia la realtà
Per il giornalista l’idea che le organizzazioni criminali in Messico siano dei “cartelli” è descritta come un vero e proprio artificio ideologico che non trova riscontro nella realtà economica e strutturale del fenomeno.
Da un punto di vista strettamente etimologico, infatti, (…) un cartello è un’alleanza di imprenditori intenti a eliminare la concorrenza per determinare in maniera unilaterale il prezzo di un prodotto. I “cartelli” del narcotraffico tutto sono tranne che un’alleanza, anzi, sono in feroce concorrenza tra di loro”.
Questa definizione fu introdotta dai procuratori della Florida negli anni Ottanta per semplificare la complessità delle organizzazioni criminali davanti alle giurie, attribuendo loro capacità organizzative superiori alla realtà e una natura spaventosa volta a generare terrore nell’opinione pubblica.
L’adozione di questo termine ha permesso di trasformare il traffico di droga da un problema di salute o sicurezza pubblica in una minaccia alla sicurezza nazionale, creando una mitologia funzionale a precisi obiettivi di politica estera e interna. Definire questi gruppi come cartelli monolitici e quasi invincibili funge da cortina fumogena per lo Stato, permettendo di giustificare uno stato di eccezione permanente e la militarizzazione del territorio.
Questa narrazione occulta la complicità di attori statali e la funzione strategica della violenza, che spesso non serve a spostare droga, ma a liberare territori ricchi di risorse naturali — come oro, gas e petrolio — a favore di grandi compagnie multinazionali, neutralizzando le resistenze delle popolazioni locali attraverso il terrore.
In questo senso, il “mito del cartello” protegge l’immagine dello Stato presentandolo come un difensore necessario contro un nemico esterno, mentre nasconde i processi di spoliazione territoriale e le responsabilità politiche sistemiche.
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