Vini senza alcol: una riflessione

la comparsa sul mercato dei vini senza alcol o a bassa gradazione rappresenta una scommessa anche per i modelli di socializzazione

Per ottenerlo si usano principalmente due procedimenti: la distillazione sottovuoto e l’osmosi inversa. Procedimenti costosi e che si fanno prevalentemente fuori dell'Italia. Con questi processi si perde la composizione volatile, l'alcol, molto labile, che conferisce il tipico aroma e la palatabilità al prodotto. Quello che si mantiene è la componente fenolica, ovvero i composti che sono associati a benefici per la salute

data di pubblicazione:

3 Marzo 2026

In Italia da qualche anno si sta cominciando a produrre e a consumare vino dealcolato, ossia vino totalmente o parzialmente privo di etanolo. Ne parla un articolo sul sito della Fondazione Veronesi, che intervista Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per Fondazione Umberto Veronesi, su quali sono le opportunità e le criticità di questo nuovo prodotto a livello di salute e benessere.

Come si ottiene il vino dealcolato? In Italia, perché un prodotto possa essere chiamato ‘vino’ deve presentare una gradazione alcolica di almeno il 9%, salvo alcune eccezioni legate a denominazioni particolari. Il vino dealcolato, o per meglio dire dealcolizzato, come definito secondo la Direttiva Europea 2021/2117, ha un tasso di alcol non superiore a 0,5% vol., mentre il “vino parzialmente dealcolizzato” ha un tasso alcolometrico compreso tra 0.5% e 9%.

Per ottenerlo si usano principalmente due procedimenti: la distillazione sottovuoto e l’osmosi inversa. Procedimenti costosi e che si fanno prevalentemente fuori dell’Italia. Con questi processi si perde la composizione volatile, l’alcol, molto labile, che conferisce il tipico aroma e la palatabilità al prodotto. Quello che si mantiene è la componente fenolica, ovvero i composti che sono associati a benefici per la salute dice Doglietti.

Se i benefici dell’assenza di alcol sono inequivocabili, vista la sua tossica e cancerogenicità, determinando benefici in termini di salute e riduzione potenziale degli incidenti stradali, restano alcune criticità.

La prima, sempre per Doglietti, è che togliendo l’alcol si perde il gusto e la sensazione piacevole del bere. Se da una parte senza alcol si eliminano o abbassano i rischi per la salute, il rischio è che per compensare questa perdita di gusto si ricorra all’aggiunta di altre sostanze quali zuccheriaromi artificialistabilizzanti o altri additivi che potrebbero essere comunque dannosi per la salute.

Altro rischio che si sottolinea, soprattutto per i giovani, è l’aumento del consumo di vini parzialmente dealcolati o di bevande a gradazione alcolica bassa, senza però intaccare i comportamenti rischiosi.

Per questo rimane fondamentale fare una corretta informazione sui prodotti che si andranno a consumare, soprattutto per i più giovani, al fine di informarli sulla composizione di queste bevande e grado alcolico.

Con questi vini il mercato offre comunque un prodotto alternativo e “(…) avere alternative è sempre positivo, tuttavia, anche i vini dealcolati, come tutti i prodotti alimentari, richiedono un approccio critico”. 

 

 

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