Salute mentale giovani: il metodo recovery adottato a Bologna

approccio centrato sulla persona che punta al pieno recupero funzionale, sociale e psicologico

Non si tratta solo di un ricovero con terapia farmacologica, ma di insegnare come poter stare bene a partire dalle proprie debolezze, soprattutto in una fase così delicata come l'adolescenza

data di pubblicazione:

28 Gennaio 2026

Un luogo di cura, ma non solo, è quello che si prefigge di essere il nuovo Reparto di Psichiatria e Psicoterapia dell’Età Evolutiva aperto presso l’Ospedale Maggiore di Bologna.

Un reparto pensato appositamente per accogliere giovani tra i 12 e 19 anni che vivono una fase di sofferenza psicopatologica acuta.

Uno spazio che prevede ambienti per la vita di gruppo e le attività terapeutiche: una sala musica, una stanza per le attività espressive, una zona pranzo-soggiorno, una stanza relax e locali riservati ai colloqui con le famiglie.

Il metodo di lavoro si basa sul metodo recovery. Un metodo che si fonda sulla costruzione di un’alleanza di lavoro che considera i ragazzi protagonisti a tutti gli effetti del percorso di cura, che lavoro anche sull’accettazione delle proprie fragilità.

“Non si tratta solo di un ricovero con terapia farmacologica, ma di insegnare come poter stare bene a partire dalle proprie debolezze”, soprattutto in una fase così delicata come l’adolescenza.

Debolezze e fragilità che conoscono bene i giovani e giovanissimi, visto che , “(…) come evidenziato dalla letteratura scientifica internazionale, la maggior parte dei disturbi mentali esordisce tra i 12 e i 25 anni, rendendo questa fase della vita cruciale per la diagnosi precoce e l’intervento tempestivo”.

In particolare, in questa fascia di età, si tratta di confrontarsi con “(…) disturbi d’ansia e depressivi, con disturbi del neurosviluppo, delle condotte autolesive e dei comportamenti suicidari, spesso intrecciati a fragilità psicosociali, familiari e scolastiche”.

L’obiettivo del lavoro “(…) è mantenere un equilibrio tra bisogni individuali e socializzazione, favorendo un clima di sicurezza, dignità e appartenenza. Le degenze saranno brevi e intensive: in media circa due settimane, con una durata massima di sei settimane.

L’obiettivo non è solo curare il disturbo, “(…) ma promuovere una vita piena e significativa, anche in presenza di sintomi, valorizzando la voce dei minori, la speranza di cambiamento, il senso di appartenenza e il legame con scuola, famiglia e comunità”.

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