Nuove droghe per nuovi approcci di cura

il policonsumo rappresenta una difficoltà ulteriore per le diagnosi

Le sostanze più comuni trattate sono: i cannabinoidi sintetici, sostanze che derivano da una quindicina di tipi di molecole diverse, i catinoni sintetici, molecole che cercano di imitare il catinone, estratto dalla pianta africana Khat, solo che essendo sintetici sono più forti e pericolosi, le feniletilamine, simili alle anfetamine ma più eccitanti e le ketamine, che hanno effetti dissociativi, di cui oggi si contano circa 50 molecole diverse, con effetti che possono variare moltissimo.

data di pubblicazione:

29 Gennaio 2026

Di fronte alla comparsa di nuove droghe sintetiche servono approcci di cura diversi e studi scientifici approfonditi. Un articolo sul sito Vita.it affronta questo argomento intervistando il direttore del Centro antiveleni Ircss Maugeri di Pavia, dove ha sede l’Esod, acronimo di Équipe ospedaliera specializzata in dipendenze.

Si tratta di un centro sperimentale che accoglie una decina di giovani che hanno consumato sostanze che, sia i Pronto soccorso che i SerD., non prendono in cura. Il direttore sottolinea che il centro “(…) non sostituisce l’attività dei SerD (servizi pubblici per le dipendenze patologiche), ma ne svolge una parallela”.

Se i Ser.D. si concentrano soprattutto sui consumatori di eroina e cocaina, dove pratiche di cura e studi sono maggiormente consolidati, l’Esod cerca risposte adeguate a droghe meno conosciute. Per questo, l’Esod affianca alla parte clinica quella di ricerca molecolare, analitica e sui soggetti intossicati grazie a una diagnostica strumentale avanzata.

Le sostanze più comuni trattate sono: i cannabinoidi sintetici, sostanze che derivano da una quindicina di tipi di molecole diverse, i catinoni sintetici, molecole che cercano di imitare il catinone, estratto dalla pianta africana Khat, solo che essendo sintetici sono più forti e pericolosi, le feniletilamine, simili alle anfetamine ma più eccitanti e le ketamine, che hanno effetti dissociativi, di cui oggi si contano circa 50 molecole diverse, con effetti che possono variare moltissimo.

Ma quello che il direttore sottolinea è il cambiamento nei modelli di consumo. Una prima evidenza è che “(…) le dosi di queste sostanze sono molto più piccole e potenti di quelle “vecchie”.

Altro aspetto da sottolineare: le”(…) nuove sostanze spesso vengono mischiate, nel senso che si prende prima una e poi l’altra. Questo rende difficile capire quale effetto e quale dinamica è associabile a quale delle droghe assunte, complicando ricerca e diagnosi”.

Un percorso di ricerca e cura che ha bisogno di tempo ma che finora sta dando risultati positivi.

 

 

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