Fentanyl e rischio stigmatizzazione del dolore

una informazione non corretta sui farmaco può generare sfiducia nelle pratiche terapeutiche

Secondo il Global Risk Report 2024 del World Economic Forum la disinformazione è oggi una delle principali minacce globali, con conseguenze particolarmente gravi nel settore sanitario

data di pubblicazione:

29 Gennaio 2025

La disinformazione sul Fentanyl, basata su esperienze personali, rischia di creare timori infondati nei pazienti che vengono trattati con questo oppiode. Lo sostiene la Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) rispondendo, in un articolo sul sito di Sanitainformazione, alle affermazioni del coreografo Luca Tommassini, che descrive il fentanyl come ‘la droga peggiore perché è legale”.

Siaarti afferma che non c’è nessun legale tra il fentanyl utilizzato nelle terapie del dolore e quello di strada. Nel primo caso si tratta di un farmaco “(…) utilizzato secondo rigorosi protocolli clinici e sotto la supervisione di professionisti sanitari esperti, che rappresenta uno strumento terapeutico essenziale per il controllo del dolore acuto e cronico”.

Nel secondo caso invece “(…) si tratta di una sintesi illegale e pericolosa della molecola in laboratori clandestini che, come tali, non garantiscono gli standard qualitativi e controllati della produzione del farmaco, risultando pertanto ancora più pericolosi perché impuri e a rischio di sovradosaggio”.

Questa differenza risulta essenziale per non scoraggiare i pazienti che possono accedere a terapie efficaci e salvavita.

“Demonizzare una molecola utilizzata quotidianamente in ambito clinico porta a stigmatizzare il trattamento del dolore, con il rischio di compromettere la qualità della vita di molti pazienti che necessitano di queste terapie – aggiunge Silvia Natoli, Responsabile dell’Area culturale dolore e cure palliative di Siaarti”.

Per evitare tutto questo  Siaarti auspica che “(…) giornalisti, influencer e personaggi pubblici si avvalgano della consulenza di esperti prima di trattare argomenti così delicati. Una corretta informazione si costruisce attraverso il dialogo con i pazienti, la collaborazione con i media e una continua attività di sensibilizzazione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, affinché si diffonda una cultura della salute fondata su dati affidabili e verificati”.

 

 

 

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