RINASCIMENTO PSICHEDELICO: REALTA’ O BLUFF COMMERCIALE?

il consumo di droga di routine si sta spostando da attività “fuori orario” a cultura aziendale

potrebbe aprirsi un mercato legale degli psichedelici, con implicazioni anche economiche che potrebbero interessare gli investitori con nuove startup, per la produzione e il commercio di sostanze, non solo sintetiche ma anche di origine naturale

data di pubblicazione:

25 Gennaio 2024

Il cosiddetto “rinascimento psichedelico” è un genuino movimento che indica nuove modalità d’uso e di esplorazione delle sostanze psichedeliche o un bluff commerciale, con obiettivi economici? Con il concetto di rinascimento psichedelico si intende la recente rinascita di interesse attorno all’uso scientifico e ludico di sostanze psichedeliche, esploso negli ultimi anni soprattutto negli ambienti tecnologici della Silicon Valley californiana. In questi ambienti imprenditoriali il concetto si declina come una sorta di cultura aziendale.

Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl Città di Milano, analizza l’ambivalenza del concetto. Ne mette in evidenza contraddizioni, sottolineando le logiche economiche che muove l’utilizzo con finalità “creative” delle sostanze psichedeliche.

Scrive Gatti: “Più recentemente, però, si è coniato il termine di rinascimento psichedelico (Psychedelic Renaissance) non solo riferendolo ad una new wave nella ricerca clinica[1] ma anche alla teorizzazione dell’uso degli allucinogeni in ambito wellness e non solo. Giornali economici, ad esempio The Wall Street Journal, hanno iniziato a pubblicare titoli come “Magic Mushrooms. LSD. Ketamine. The Drugs That Power Silicon Valley” dove si parla di un movimento di imprenditori come Elon Musk e Sergey Brin che sostengono l’uso determinate sostanze psichedeliche, eventualmente in microdosi, per espandere le menti, migliorare la vita e produrre scoperte commerciali[2].

Questo costituisce la reale novità connessa al Rinascimento Psichedelico: il consumo di droga di routine che si sposta da una attività “fuori orario” a cultura aziendale. Si tratterebbe di una reale rivoluzione con una serie di implicazioni conseguenti, tra cui la legalizzazione di queste sostanze per uso non terapeutico, ma anche il cambiamento di politiche aziendali consolidate da anni. In ogni caso questo aprirebbe progressivamente un mercato legale degli psichedelici, con implicazioni anche economiche che potrebbero interessare gli investitori con nuove startup, per la produzione ed il commercio di sostanze, non solo sintetiche ma anche di origine naturale. Gli investimenti, per ora, guardano al mercato dei farmaci e secondo Business Insider[3] gli 11 principali investitori di capitale nel settore hanno complessivamente distribuito 139,8 milioni di dollari in startup, in pochi anni.

(…) Concludendo, chi spera che l’idea di un uso di sostanze psicoattive non ad uso terapeutico, ma per espandere le menti, migliorare la vita e produrre scoperte commerciali, trasformando alcuni personaggi di spicco in (involontari?) influencer, possa farsi strada più di tanto, nel mondo del lavoro e, più in generale degli investimenti e delle imprese, probabilmente sbaglia. Non so se Musk abbia o meno problemi di droga e, in fondo, sono, prima di tutto, problemi con cui lui stesso deve fare i conti. Qualcuno ci scherza pure sopra, dicendo che se ha implementato la guida autonoma sulle auto che produce, ci sarà pure un motivo. In ogni caso, chi mette capitali in una impresa e genera ricchezza e posti di lavoro, non tollera che chi la conduce si alteri e tantomeno che si possa pensare che lo faccia e, attenzione (!) qui non si tratta di “proibizionismo”: Musk sconta i dubbi che ha generato facendo test casuali non solo sulle droghe illecite, ma anche per l’alcol.

Solo il tempo ci dirà come si evolveranno queste vicende. Apparentemente in sempre più Paesi e per ragioni diverse, si fanno strada idee di legalizzazione di sostanze oggi illegali e senz’altro il concetto di “guerra alla droga” alla Nixon è finito anche dove era nato. Questo può essere, in prospettiva utile per la formulazione di nuovi farmaci.  Ma se, al di là di Musk la Silicon Valley, come riferiscono alcuni media, ha abbracciato, negli ultimi anni, l’idea dell’uso di sostanze per sviluppare benessere e creatività, non mi sembra che i risultati siano entusiasmanti.

Come riferisce The Economist “La Silicon Valley è ancora un luogo dove possono fiorire nuove idee, si possono accumulare fortune e prodotti che cambiano milioni di vite, vengono inventati e immessi sul mercato. Ma grazie ai suoi successi passati, non c’è più il fermento di una volta, ed è improbabile che possa mai più dominare il mondo della tecnologia come ha fatto negli ultimi decenni. Il costo della vita e della gestione di un’impresa allontanerà sempre più persone”[6].

Sarebbe opportuno farsi qualche domanda sulle narrazioni dei media, ma un certo tipo di comunicazione, però, ha senz’altro avuto effetti. Ricordo la telefonata di una madre. Il figlio, minorenne, assumeva LSD in microdosi, sostenendo che questo avrebbe aumentato le sue capacità mentali e che lo facevano anche alla Silicon Valley. Lei lo vedeva alterato e, probabilmente, le dosi stavano aumentando. Lui era convinto delle sue scelte. Dopo molte vicissitudini l’accordo finale si è risolto come per Musk: test casuali per dimostrare che non assumeva più sostanze. Uno degli uomini più ricchi del mondo ed un ragazzino, accomunati dallo stesso destino: dover dimostrare di essere credibili, per la medesima ragione e, senz’altro, in prospettiva, anche a loro stesso vantaggio.”

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