GIOVANI MEDICI: INDAGINE SU OCCUPAZIONE, DISOCCUPAZIONE E PRECARIATO

data di pubblicazione:

9 Dicembre 2011

La condizione dei medici nella Capitale, dal conseguimento della laurea fino all’età matura e al momento della possibile stabilizzazione è al centro della nuova ricerca dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici.
Lo studio “Giovani medici: indagine su occupazione, disoccupazione e precariato
” ha preso in esame le caratteristiche del mercato del lavoro e i molteplici profili di precarietà che affliggono anche questo settore professionale.
Profili allarmanti che persistono a lungo anche dopo il periodo di formazione post-laurea che per i medici arriva mediamente ai 10 anni. L’Ordine di Roma con i suoi oltre 41mila iscritti rappresenta circa il 10% di tutta la categoria in Italia. Lo studio è stato realizzato tramite un sistema di interviste on line a un campione pari a 1.143 unità, rappresentativo degli 11.757 medici con età 45 anni iscritti all’Albo della Capitale.
La scelta di estendere l’indagine fino a 45 anni l’età degli interessati è stata motivata con la necessità di cogliere il profilo dell’intero profilo di stabilizzazione della carriera dei giovani medici. Nonostante il tempo speso a prepararsi alla professione, il percorso della carriera dei neo camici bianchi rileva fin dal suo arrivo una forte componente di precarietà che perdura a lungo, fino a 45 anni di età.
Infatti il 35,4% riesce a conquistare entro questo limite anagrafico un contratto a tempo indeterminato; un altro terzo (32%) opera come libero professionista o convenzionato nello stato d’inizio della carriera. Una percentuale assai importante (28,2%) rimane però occupata in lavori cosiddetti atipici: a termine, Co.Co.Co. o occasionale. Quasi la metà (48,8%) dei medici che hanno un rapporto di lavoro atipico opera per due e più strutture e quasi tutti (oltre il 90%) devono in ogni caso garantire la presenza regolare e rispettare un orario. Da sottolineare che oltre il 40% di quelli che operano con un contratto atipico ha da 10 a 15 anni di anzianità di laurea.
La ricerca ha poi messo in luce che oltre l’80% di coloro che svolgono lavoro atipico ritiene scarse o nulle le possibilità che il contratto venga convertito in uno a tempo indeterminato: un indice di grande sfiducia nella possibilità di essere stabilizzato. C’è tuttavia una consistente percentuale che considera come una forma di stabilizzazione la continuità nella precarietà contrattuale.
Mediamente la retribuzione mensile netta arriva a 2.243 euro, ma quella di chi ha un contratto atipico è notevolmente inferiore: oscilla in media intorno ai 1.460 euro.
Dall’indagine emerge un percorso verso la stabilità contrattuale tortuoso, caratterizzato da anni di precariato e di bassa retribuzione. Anche per i medici è quindi aumentata l’incidenza del lavoro precario e flessibile, rendendo la professione un investimento assai faticoso e dai risultati incerti.

PANORAMA DELLA SANITA’
Anno XXIV – n. 45 28 novembre 2011
Precari fino a 45 anni
pag. 46

Rivista disponibile c/o Cesda

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