STUDI CLINICI SULLA PSILOCIBINA

data di pubblicazione:

22 Giugno 2021

Un articolo di Gaetano Di Chiara, farmacologo di fama mondiale, pubblicato sul sito Scienze in rete, riassume la discussione scientifica in essere attorno alle potenziali proprietà cliniche di alcune sostanze psichedeliche. Di Chiara, dopo avere definito le caratteristiche generali delle sostanze psichedeliche, si concentra attorno alla psilocibina, estratta da alcuni funghi allucinogeni e facilmente sintetizzabile, ragione per la quale è  la più utilizzata negli studi clinici. L’utilizzo della psilocibina a fini di ricerca e di studi clinici è un fenomeno molto recente, essendo stata la stessa inserita a inizio anni ’70 nella tabella 1 delle sostanze proibite, che ne escludeva cioè anche l’eventuale uso terapeutico. Solo negli ultimi anni, specie negli USA, ne sono ripresi gli studi, che hanno provato a studiarne le potenzialità nelle cure della depressione maggiore, del disturbo ossessivo compulsivo, dei tumori, delle malattie neurodegenerative. Per quanto parziali e ancora sprovvisti di studi nella fase 3, i primi risultati delle sperimentazioni della psilocibina nella cura della depressione maggiore appaiono interessanti. “Inserendo psilocybin come parola chiave, il sito ClinicalTrials.gov registra 66 studi nei quali il farmaco viene sperimentato come trattamento aggiuntivo alla psicoterapia nella depressione maggiore, depressione resistente ai comuni antidepressivi, disturbo ossessivo compulsivo, dipendenza da alcol e altre dipendenze da sostanze, anoressia nervosa, depressione e ansia (psychological distress) in pazienti affetti da gravi malattie a rischio di vita (tumori, AIDS, malattie neurodegenerative). (…)

I primi studi sull’effetto della psilocibina su sindromi depressive sono stati effettuati in pazienti affetti da condizioni mediche gravi e a rischio di vita. Segnaliamo, in particolare, quattro studi che hanno valutato l’efficacia della psicoterapia assistita da psilocibina in dosi singole (massimo due) a distanza di almeno una settimana, in pazienti affetti da tumore in stadio avanzato e con disagio psicologico ed esistenziale. Il primo è stato condotto da Charles Grop dell’Harbor-UCLA Medical Center in California ed è terminato nel 2011. I secondi due si sono conclusi nel 2016 e sono stati condotti da Ronald Griffiths della Johns Hopkins University e da Stephen Ross della New York University, che è anche autore dell’ultimo studio conclusosi nel 2021. I risultati di questi studi indicano che singole dosi, da moderate ad alte, di psilocibina, somministrate in concomitanza con la psicoterapia, producono effetti rapidi, pronunciati e prolungati (da mesi ad anni) dell’ansia e dei sintomi depressivi, nonché riduzioni prolungate del disagio esistenziale e miglioramento della qualità della vita.

Per quanto riguarda l’effetto della psilocibina associata alla psicoterapia per la cura della depressione maggiore, fino a un anno fa erano disponibili solo i risultati, seppure incoraggianti, di studi non in cieco, ovvero in cui i partecipanti sanno se hanno ricevuto il farmaco o il placebo. Recentemente sono stati pubblicati i risultati di due trial clinici randomizzati e controllati di fase 2. Nel trial condotto da Alan K Davis e Roland Griffiths, l’effetto della psilocibina è stato paragonato a quello del placebo, mentre nello studio di Robin Carhart-Harris la psilocibina è stata paragonata a un antidepressivo tradizionale, l’escitalopram, un inibitore della ricaptazione della serotonina. Anche in questi studi la psilocibina è stata somministrata in due occasioni a distanza da una a tre settimane e gli effetti sono stati valutati varie settimane dopo. La psilocibina ha mostrato un pronunciato effetto antidepressivo rispetto al placebo, con remissione dei sintomi depressivi nel 54% dei soggetti a quattro settimane dal farmaco. Paragonata all’escitalopram, la psilocibina, a distanza di sei settimane dalla seconda dose, ha mostrato un effetto antidepressivo sovrapponibile a quello dell’escitalopram, somministrato giornalmente per sei mesi. (…) L’effetto antidepressivo della psilocibina sarebbe dovuto ai suoi effetti subiettivi e in particolare all’esperienza “mistica’’. A supporto di questa ipotesi gli autori osservano che l’efficacia della psilocibina come antidepressivo non è correlata all’intensità dei suoi effetti psicofisiologici (per esempio sulla percezione visiva o uditiva) ma alla completezza, rilevata con una scala di valutazione (Mystical Experience Questionnaire), dell’esperienza mistica. Secondo questa ipotesi, l’effetto antidepressivo della psilocibina è solo un aspetto di un cambiamento più profondo e radicale causato dall’esperienza psichedelica, un “punto di svolta’’ (deflection point) nel modo in cui il soggetto valuta sé stesso e il mondo intorno a sé. In effetti, molto spesso i soggetti trattati con psilocibina considerano la loro esperienza come una delle più significative della loro vita.

(…) Gli effetti antidepressivi della psilocibina associata alla psicoterapia potrebbero essere il primo esempio di un nuovo modo di trattare alcuni disturbi di interesse psichiatrico. La peculiarità dell’azione della psilocibina è costituita dall’efficacia una tantum e dalla durata di settimane e mesi. Per il momento non esistono studi controllati su altre condizioni, come il disturbo ossessivo compulsivo, la dipendenza dall’alcol o l’anoressia, ma studi su queste condizioni saranno presto conclusi. Per quanto i risultati siano molto promettenti, gli studi finora disponibili sono di fase 2 e quindi riguardano un numero limitato di pazienti. Bisognerà attendere studi di fase 3, effettuati su un ampio numero di pazienti distribuiti su molti centri perché si possa pensare di autorizzare l’uso terapeutico della psilocibina. Intanto però, negli Stati Uniti sono nati come funghi una serie di ambulatori privati nei quali la psilocibina e i suoi analoghi vengono somministrati nell’ambito di pretesi studi clinici, nei quali i volontari arruolati per lo studio, invece di essere retribuiti, sono in realtà pazienti paganti”.

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