VIDEOGIOCHI E DIPENDENZA

data di pubblicazione:

19 Febbraio 2020

Di solito, tutto inizia quasi per… gioco. Un padre o una madre che fanno avvicinare un figlio piccolo, molto piccolo, a un tablet, a una consolle per videogame. «Lui impara e si distrae, io faccio i mestieri», si dice. Spesso è vero. Ma quando le cose vanno male, vanno davvero malissimo. Perché sono soprattutto i giovanissimi le persone più esposte all’alto rischio di sviluppare una dipendenza psicologica dal videogioco.
Una dipendenza vera, che – dicono gli esperti – fa ammalare tra il 4 e il 6 per cento dei preadolescenti, alcuni dei quali diventano più aggressivi, chiusi in se stessi.

A descrivere il fenomeno è Paolo Giovannelli, psichiatra e psicoterapeuta docente della Statale che ha fondato a Milano il primo “centro per i disturbi da uso di Internet”, una realtà che conta sei specialisti interni e 20 collaboratori sul territorio e che internviene per problemi che spaziano dalla dipendenza da celulare a quella dal sesso virtuale, dalle ludopatie alla dipendenza da social, dallo shopping compulsivo on line fino alla dipendenza da videogiochi.

Si stima che il 4-6% dei preadolescenti ed adolescenti è affetto da un disturbo da internet. In primis da videogiochi, seguita a distanza da social network e da pornografica on line.
I sintomi sono di solito il calo del rendimento scolastico, il ritiro nella propria stanza, la perdita di interesse per sport e hobby, l’aggressività nei confronti dei genitori.

C’è bisogno di intervenire con una diagnosi clinica, mai con il fai-da-te, che spesso scambia l’abuso per dipendenza.

I momenti più a rischio secondo l’esperto sono quelli di passaggio, dalle elementari alle medie alle superiori, quando il ragazzino è sottoposto a uno stress maggiore e quindi compensa rifugiandosi in un videogioco.

Tra i giochi più diffusi ci sono quelli di violenza, organizzati proponendo una violenza fuori misura, concreta (andrebbero limitati il più possibile).
Poi ci sono i giochi di ruolo e strategia, dove si rimane intrappolati per mesi o per anni, hanno meccanismi di fidelizzazione studiati che spingono a catturare i ragazzini per ore.
Infine, i più pericolosi: quelli in cui tempo reale e tempo virtuale vanno di pari passo.
Secondo l’esperto non è corretto togliere del tutto i dispositivi e vietarne l’uso, la strategia migliore è quella di ridurre gradualmente dando regole nell’uso e nell’orario.

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