ALCOL E SOCIAL NETWORK

data di pubblicazione:

12 Settembre 2011

Due recenti studi mostrano che i social network hanno il potere di influenzare il consumo di alcol e droghe nei bambini e negli adolescenti. “New media, new problem” è il titolo del rapporto realizzato dall’Alcohol Concern (agenzia nazionale britannica specializzata in problematiche legate al consumo di alcol) che mostra come la vendita di alcool su internet sia in crescita, con le industrie di alcolici che utilizzano una gamma di nuove tecniche interattive per fidelizzare i clienti e raggiungerne di nuovi. Di particolare interesse è la presenza di produttori di bevande alcoliche sui social network, come Facebook e Twitter, e nei video di YouTube, dato che molti bambini e adolescenti accedono a questi siti con regolarità e, conseguentemente, rischiano di essere esposti a una campagna di marketing originariamente destinata agli adulti. I siti web di varie marche di alcolici includono spesso giochi, concorsi e video interattivi che possono attirare i minori, anche perché i metodi di verifica finalizzati a restringere l’accesso ai soli adulti sono inefficaci, dato che per aggirarli basta fornire una data di nascita fittizia. Inoltre, i contorni fra il marketing ufficiale e la pubblicità generata dagli utenti sono sempre più vaghi. Molti produttori di bevande alcoliche hanno, per esempio, una pagina ufficiale su Facebook, dove gli utenti registrati possono inviare i loro commenti, spesso a sostegno di una marca particolare. Ma ci sono inoltre molte pagine generate dagli utenti che “rispecchiano” le pagine ufficiali, dove i membri che interagiscono via “posting” si trasformano in promotori ufficiosi a sostegno di una certa marca, e non sempre in modo intenzionale. I social network si sono trasformati in luoghi dove consumatori di ogni età discutono e mostrano immagini del loro consumo di alcol. È ormai un’abitudine documentare feste e nottate sui social network, postando immagini che dimostrano un pesante consumo di alcolici. Gli adolescenti, in particolare, si presentano apertamente come grandi consumatori di alcool e sono contenti di essere considerati grandi bevitori dai loro pari. Tutto ciò contribuisce a rendere “normale” il consumo di alcol, influenzando la percezione di ciò che costituisce un limite accettabile. Il rapporto si conclude con alcune raccomandazioni finalizzate a limitare la pubblicità e la vendita di alcolici via internet e a studiare modalità più efficaci di controllo dell’età degli utenti, dato che quasi la metà dei bambini britannici di 8-17 anni ha un profilo su un social network.
Il rapporto “New media, new problem? alcohol, young people and the internet” è disponibile cliccando qui.

Il “National Survey of American Attitudes on Substance Abuse XVI: Teens and Parents” è uno studio statunitense condotto dal National Center on Addiction and Substance Abuse della Columbia University, che conferma le evidenze riportate dalla ricerca britannica.
Paragonati agli adolescenti che non frequentano i social network, i giovani frequentatori sono esposti a un rischio 5 volte maggiore di usare tabacco (10% contro il 2%), 3 volte maggiore di assumere alcol (26% contro 9%) e quasi 2 volte maggiore di consumare marijuana (13% contro 7%). La metà (51%) degli adolescenti che frequentano un social network ha visto sul sito foto di altri adolescenti ubriachi o drogati; anche il 14% degli adolescenti che non frequentano normalmente un social network ha visto foto del genere su siti di social network, e il rischio di un abuso di sostanze aumenta per gli adolescenti che vedono foto di coetanei ubriachi o drogati nella misura di 3 volte per l’assunzione di alcol (35% contro 12%) e di 4 volte per l’uso di marijuana (21% contro 5%). Molto interessante, in questo studio, è il dato che riguarda il ruolo dei genitori. È emerso che gli adolescenti con genitori non concordi tra di loro sul messaggio da trasmettere ai figli, riguardo al consumo di alcol, hanno una probabilità doppia di incorrere nel consumo di alcol rispetto a quelli che hanno genitori concordi (31% contro 14%). Addirittura più che triplicata risulta la probabilità per il consumo di droga: 20% per i ragazzi con genitori non concordi sul messaggio da trasmettere, contro il 6% degli adolescenti con genitori concordi.
Il rapporto “National Survey of American Attitudes on Substance Abuse XVI: Teens and Parents” è disponibile cliccando qui

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